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FEBBRAIO 2020 PAG 47 - L’industria navale europea soffre le condizioni del mercato




Ammonta a 54 miliardi di euro l’apporto del trasporto marittimo al contributo diretto del Pil dell’Ue. Considerando le ricadute sugli altri settori produttivi si raggiungono i 149 miliardi per 685mila lavoratori impiegati direttamente e oltre 2 milioni di posti di lavoro “sostenuti” considerando l’indotto. L’industria dello shipping può vantare numeri importanti e Oxford Economic ne ha dato dimostrazione con la ricerca “The economic value of Eu Shipping Industry” presentata a Bruxelles in occasione della European Shipping Week 2020, evento di punta dell’ECSA – l’European  Community Shipowners’ Associations.

Basata su metodi e fonti di dati differenti da una ricerca simile risalente al 2015 il nuovo report conferma tendenze in chiaroscuro. “L’industria navale europea, con poche eccezioni, è ancora sotto forte pressione a causa delle difficili condizioni di mercato, che hanno portato ad un calo del contributo al PIL dell’Unione (-1,8%, ndr). Di conseguenza, anche il numero di posti di lavoro creati dall’industria navale europea rimane sotto pressione”.

Confermati nonostante tutto i benefici dell’attività di trasporto marittimo attraverso una analisi più qualitativa dei “moltiplicatori”. “Per euro di contributo al Pil dell’industria navale se ne creano 1,8 nell’indotto”. Stesso discorso per i posti di lavoro: “per ogni lavoratore diretto sono sostenuti 1,9 posti di lavoro complessivamente”. Lo shipping inoltre dimostra una produttività maggiore rispetto a settori come la manifattura, la logistica, i servizi alle imprese con un indice (78) di gran lunga superiore a quello della media europea (78). Ambivalente infine l’andamento sulla flotta battente bandiera europea. Sebbene cresciuta in termini di tonnellaggio nell’ultimo anno perde posizioni se si considerano le quote a livello mondiale (meno del 40%).

Scendendo più nel dettaglio: dei 685mila posti di lavoro diretti sostenuti dall’industria europea dello shipping, 365mila sono posti di lavoro nel settore del trasporto delle merci, 255mila nel settore del trasporto passeggeri (191mila nel 2015), 50mila nel settore delle navi di servizi e a supporto dell’industria offshore (68mila) e 15mila nel segmento dei noleggi (7mila). Riguardo le posizioni lavorati dei marittimi: 210mila sono ufficiali (216mila nel 2015) e 345mila comuni (300mila).  Dei 54 miliardi di euro di contributo diretto al Pil dell’Ue, 30,9 miliardi sono generati dal trasporto delle merci; 14,6 miliardi dal settore passeggeri (10,0 miliardi nel 2015), 5,6 miliardi dal settore servizi e supporto all’offshore (10,0 miliardi) e 2,6 miliardi di euro dal segmento dei noleggi (4,0 miliardi).
“Il trasporto marittimo è e deve sempre rimanere uno dei beni più preziosi dell’Europa, dal punto di vista economico, sociale e culturale,” ha commentato Martin Dorsman, Segretario Generale di ECSA. “Ci sono molte opportunità e sfide che il settore deve affrontare. In particolare, le difficili condizioni di mercato per molti armatori europei pongono ulteriori sfide ad un’industria che vuole affrontare il percorso di decarbonizzazione il più rapidamente possibile. Affinché il trasporto continentale possa continuare a dare il suo contributo, le autorità di regolamentazione devono adottare una prospettiva globale e garantire condizioni di parità a livello globale”.

Va esattamente in questa direzione il “position paper” presentato dall’associazione in risposta alla strategia “Green Deal” della nuova Commissione che fissa gli otto punti di collaborazione tra istituzione e industria del mare: guidare il processo di regolamentazione internazionale; incentivare il trasferimento modale del trasporto dalle strade e dall’aereo ai traghetti e al trasporto marittimo a corto raggio; fare dell’Ue un leader nelle tecnologie a basso e zero emissioni di carbonio; ottimizzazione delle port call; combustibili alternativi; un programma di finanziamento per l’elettrificazione dei traghetti; sfruttare il potenziale offshore per le energie rinnovabili; digitalizzazione.

                                                                                                                               Paola Martino
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