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GIUGNO 2024 PAG. 38 - Gruppo Grendi torna al passato impegno armatoriale diretto

 

Gruppo Grendi torna al passato impegno armatoriale diretto

La scelta del nome di una nuova nave è rivelatrice. Può dire molto, ad esempio, del modo in cui si concepisce l’attività imprenditoriale. A maggior ragione per una realtà come il Gruppo Grendi che ha fatto della propensione costante alla diversificazione dei suoi ambiti operativi il fil rouge che tiene insieme quasi duecento anni di storia. Aderire ai mutamenti pur conservando una identità riconoscibile. Un’attitudine non smentita nemmeno alla svolta dell’ultimo tornante: il ritorno all’impegno armatoriale diretto.  «Il meccanismo con cui siamo arrivati a selezionare il nome “Grendi Futura” risente dell’ottica di trasparenza e coinvolgimento delle risorse interne, dei clienti e dei fornitori più vicini che ci caratterizza» conferma Antonio Musso, Amministratore Delegato del Gruppo. «È stato quasi naturale indire una votazione online che, con grande soddisfazione abbiamo visto molto partecipata. Dalla rosa delle opzioni è emerso un nominativo che mi sembra ben sintetizzare il senso e la direzione dell’operazione, in una prospettiva che spero ci porterà al più presto a ripetere un’altra selezione di questo tipo». 

Per quale motivo avete scelto di ritornare nell’agone armatoriale?     

È emersa l’esigenza di presenziare direttamente un asset che nella storia del Gruppo è stato sempre importante ed è destinato ad esserlo ancora di più nei prossimi anni. Grendi è un operatore di logistica integrata che nella sua esperienza – mi piace ricordare che siamo stati i primi in Italia ad armare una unità portacontainer più di mezzo secolo fa – ha modulato la presenza nel segmento dello shipping a seconda delle esigenze operative, tecnologiche, di mercato. La lunga stagione nel noleggio di navi ci ha garantito una forte flessibilità nell’offerta, essenziale nel posizionarci al meglio nelle variazioni dei vari cicli economici. Oggi, però, la fluttuazione verso l’alto delle rate di noleggio, insieme a condizioni di accesso più complicate alle unità con le caratteristiche necessarie per garantire i nostri servizi, ci ha indotto a scegliere un maggior controllo su questo anello della filiera logistica. 

Segno di un mercato in trasformazione. Più i rischi o le opportunità?  

Sono elementi strettamente connessi. Ciò che conta è riuscire a interpretare le dinamiche in atto, adeguando al meglio l’offerta di servizi. Sotto questo aspetto il Gruppo ha una discreta propensione a diversificare gli ambiti di attività, il che ci mette al riparo dalle eventuali crisi in un singolo settore. Dal punto di vista marittimo le direttrici su cui operiamo sono ben distinte: il traffico contenitori che gestiamo direttamente tra Sardegna e continente; la movimentazione container per conto terzi, sempre nei collegamenti con la Sardegna; i semirimorchi. C’è poi la capacità di innovazione, la sperimentazione di soluzioni innovative che rendono possibile sfruttare nuove possibilità di business.   

Il collegamento con la Tunisia è una di queste…

L’anno scorso abbiamo avviato per conto di Maersk la linea LORO2. In questo servizio il nostro Mediterranean Intermodal Terminal Operator diventa una banchina mobile della destinazione finale, hub della linea di collegamenti internazionali da Cagliari verso Tunisia e Algeria, aree destinate ad un crescendo. Di fatto si tratta di flussi di container movimentati tra navi container LOLO e navi RORO in arrivo al terminal MITO e navi Grendi che trasportano i container attraverso il sistema a cassette ed eventuali rotabili con l’uso di una squadra di operatori di piazzale che a bordo della nave sono in grado di sbarcare e re-imbarcare i volumi in modo affidabile e professionale. Il sistema, grazie al riconoscimento di una “garanzia di ormeggio”, rilasciata a chi opera linee regolari, riesce a bypassare il problema, comune agli scali nordafricani, delle lunghe attese in rada e del protrarsi delle operazioni in banchina. Di fatto il ciclo è completato in 16-18 ore, con risultati più che confortanti: in pochi mesi siamo passati da 10mila a 50mila container movimentati. Tanto che stiamo studiando altre soluzioni simili.   

Come procedono le altre attività del Gruppo?

Nel settore collettame, con tre magazzini di raccolta in Nord Italia, tre filiali di distribuzione in Sardegna e altri nelle isole del Mezzogiorno, stiamo registrando sostenuti ritmi di crescita, con una presenza che si è rafforzata in modo particolare nel Lazio. Frutto anche dell’importante investimento da 10 milioni di euro che ha portato, a distanza di dieci anni dal primo, all’apertura di un secondo magazzino a Cagliari da 10mila mq che di fatto raddoppia la nostra capacità di stoccaggio. Per il segmento marittimo-portuale si conferma il buono stato di salute delle tratte tra Marina di Carrara, rispettivamente con Cagliari, che vede ad oggi cinque partenze settimanali, e Olbia, con tre partenze. 

Capitolo intermodalità. Grendi sta registrando difficoltà a causa dei lavori sulla rete ferroviaria?

La nostra principale relazione ferroviaria dal porto di Marina di Carrara rimarrà chiusa dal 10 giugno al l0 settembre. Questo comporterà grosse difficoltà, poiché il nostro operatore dovrà passare o dalla Pontremolese, con i suoi limiti di portata e viabilità, o da Genova, realtà più congestionata e caratterizzata da una distanza più lunga. Ciò che è confortante è che nei nove mesi di pieno funzionamento il servizio soddisfa pienamente le aspettative. Sullo sviluppo ulteriore di questa modalità di trasporto siamo legati ai necessari miglioramenti infrastrutturali che riguarderanno da una parte la rete, dall’altra i collegamenti all’interno del porto. Ad oggi, movimentiamo la metà dei circa 400 treni che passano da Carrara, compreso un nuovo servizio da Arezzo in direzione della Sardegna. L’obiettivo dell’AdSP è arrivare a mille, una volta completati i lavori di adeguamento. È un obiettivo ambizioso ma se ce ne saranno le condizioni faremo la nostra parte per contribuire allo shift intermodale. 

La propensione al cambiamento ha riguardato anche l’assetto organizzativo della società…      

Stiamo portando a piena maturazione la scelta di diventare una società Benefit, attraverso l’impegnativo percorso per ottenere la certificazione B Corporation. Si tratta di un obiettivo complesso, da raggiungere con infiniti miglioramenti in tantissimi settori della nostra attività. Essenzialmente abbiamo individuato tre direttrici principali su cui lavorare: l’impatto ambientale, la qualità della vita lavorativa, l’integrazione dei nostri obiettivi con i fornitori e le realtà che operano nei territori di competenza. L’attenzione costante alle tematiche ESG (Environment, Social, Government) ha portato, ad esempio, alla distribuzione dell’ultimo miglio a Cagliari con mezzi a basse emissioni come i 5 furgoni elettrici, a cui si sono aggiunte 3 cargobike, e l’implementazione di sistemi di monitoraggio dei consumi elettrici e di produzione di energia tramite i pannelli solari è stata completata a Opera e Cagliari garantendo da subito importanti risparmi in termini di acquisto di energia e quindi relativamente alle emissioni dirette. Inoltre, il Gruppo ha assunto un impegno triennale per rimuovere dai mari 1500 kg di rifiuti, sostenendo le comunità di pescatori qualificate attraverso il progetto della start up Ogyre. Sempre con la logica di coniugare etica e business sono state avviate le procedure per la certificazione 231 che prevede un modello organizzativo con procedure di gestione e controllo per prevenire la commissione di reati durante lo svolgimento dell’attività lavorativa presso l’azienda. Infine, abbiamo realizzato la prima serie web che racconta il dietro le quinte della logistica, coinvolgendo oltre 70 dipendenti. I primi 35 episodi sono andati in onda nel 2023. Altri 26 episodi saranno pubblicati nel corso di quest’anno e riguardano le puntate girate nelle sedi di Cagliari e Olbia.

Giovanni Grande

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