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AGOSTO 2018 PAG 32 - NOTIZIE BREVI VIA DELLA SETA

Continua il potenziamento infrastrutturale in Cambogia
Ammontano a circa 2 miliardi di  dollari gli investimenti cinesi per la ricostruzione delle strade e dei ponti della Cambogia. Un piano ambizioso, coperto al 70% da risorse di Pechino, che ha visto realizzato fin ad ora 2.000 km di nuove strade, sette ponti principali (6,8 chilometri di lunghezza complessiva) e un terminal per container che serve il porto autonomo di Phnom Penh. A fare un primo bilancio dell’ingresso del paese nella BRI il Ministero dei lavori pubblici del paese all’apertura ufficiale del tratto di strada (251 chilometri) che collega le province di Kampong Cham a sud-est con Siem Reap a nord-ovest. Un’opera dal particolare significato economico che collega direttamente la capitale con Angkor Wat, principale attrazione turistica del paese, costruita in quattro anni e due mesi per un costo di 255 milioni di dollari, di cui il 95% coperto da un prestito cinese a tasso agevolato. Ad oggi mancano ancora 735 chilometri di strade e l’ottavo ponte, che attraverserà il fiume Mekong, la cui apertura è prevista per il 2021. A pieno regime, invece, il nuovo terminal container di Phnom Penh, il maggior porto di acqua dolce del paese, che nel 2017 ha movimentato 180mila teu, superando del 20% i 150mila teu previsti dal progetto originario del 2013. Un andamento positivo che, mettendo a tacere per ora le preoccupazioni circa un eccessiva esposizione finanziaria nei confronti della Cina, conferma il buono stato di salute per un’economia che viaggia a tassi di crescita del 7% e punta a consolidarsi ulteriormente attraverso il miglioramento delle infrastrutture di trasporto.

In attesa della Brexit, la Gran Bretagna guarda a Pechino
In vista dell’uscita dall’Ue la Gran Bretagna guarda alla Cina come partner globale privilegiato per il futuro proponendosi come possibile partner della strategia BRI. In quest’ottica va interpretata la prima uscita ufficiale del ministro degli esteri Jeremy Hunt (succeduto al Boris Johnson, dimessosi  in polemica con l’atteggiamento “troppo morbido” del governo britannico nelle trattative per la Brexit) che ha incontrato a Pechino il suo omologo Wang Yi. “Regno Unito e Cina – ha sottolineato Hunt in un comunicato ufficiale – sono potenze globali. Con l’uscita dall’Ue la Gran Bretagna sarà sempre più proiettata verso l’estero con l’obiettivo di approfondire il partenariato con la Cina. Un dialogo strategico che rappresenterà un’importante opportunità per intensificare la nostra cooperazione sulle sfide comuni negli affari internazionali, che vanno dal libero scambio globale alla non proliferazione militare e alle sfide ambientali”. Alla ricerca di una nuova collocazione nel commercio globale in vista della Brexit l’attenzione del Regno Unito per il gigante asiatico è contraccambiata dalla controparte che punta a firmare nel breve periodo un accordo di libero scambio. L’incontro ha approfondito alcuni punti dell’intesa economica siglata nel maggio scorso, durante la visita del primo ministro Teresa May, nel corso della quale sono stati firmati accordi commerciali per oltre 12 miliardi di dollari.

Asean, è il Vietnam il maggior partner commerciale della Cina
Cresce l’influenza economica cinese nel Sud – Est asiatico, anche nei paesi come il Vietnam tradizionalmente distanti dagli obiettivi geopolitici di Pechino. L’ex colonia francese è diventata nel corso del 2018 il maggior partner commerciale dell’ingombrante vicino in ambito ASEAN (l’organizzazione politica, economica e culturale che riunisce i 10 paesi del quadrante sudorientale asiatico) superando mensilmente i 10 miliardi di dollari in scambi commerciali bilaterali. Nel solo mese di giugno l’interscambio tra le due nazioni ha registrato gli 11,2 miliardi di dollari (+28,8% nel primo semestre), sancendo il definitivo superamento della Malesia (9,3 miliardi; +15,5%), per anni il paese dell’area maggiormente legato all’economia cinese. A contribuire al miglioramento dei rapporti economici e politici, che sfoceranno in una serie di incontri previsti a partire dal prossimo settembre, anche il “braccio energetico” della BRI con il progetto Vĩnh Tân 1 per la costruzione  di una centrale a carbone da 1.240 MW. La struttura, finanziata principalmente dall’impresa statale China Southern Power Grid (CSG), prevede un investimento da 1,75 miliardi di dollari e rappresenta il primo progetto realizzato in Vietnam secondo il modello “built – operate – transfer”, con la proprietà della centrale che sarà trasferita al governo di Hanoi dopo 25 anni. Vĩnh Tân 1 produrrà a regime 7,2 miliardi di kWh di elettricità all’anno aumentando la capacità di approvvigionamento elettrico delle regioni meridionali e contribuendo a ridurre la dipendenza dalla fonte idroelettrica, soprattutto nella stagione secca.


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