Ferry europei, costi e tariffe frenano i margini
Il traffico dei principali operatori europei di traghetti ha mostrato una buona tenuta nel 2025, ma i risultati economici sono stati molto diversi tra loro. È quanto emerge dall’analisi AXSRoRo di AXSMarine, che ha messo a confronto i risultati dell’esercizio 2025 e i primi dati disponibili per il 2026. A fare la differenza sono stati soprattutto la gestione della capacità, l’andamento delle tariffe, le performance delle singole rotte e la possibilità di trasferire sui clienti l’aumento dei costi operativi e ambientali.
Nel corso del 2025 la domanda di trasporto passeggeri e merci si è avvicinata ai livelli precedenti alla pandemia, dopo le forti discontinuità degli anni passati. Il quadro economico, tuttavia, è rimasto debole in diversi mercati del Nord Europa e la minore fiducia dei consumatori ha continuato a frenare soprattutto la componente leisure.
La crescita dei volumi, quindi, non è bastata a garantire una maggiore redditività. Secondo AXSRoRo, tariffe, costi operativi e utilizzo della capacità hanno avuto un impatto spesso più diretto sui margini.
Il contesto con cui gli operatori hanno affrontato il 2026 è rimasto inoltre incerto, tra prospettive di crescita contenute e tensioni geopolitiche capaci di riflettersi sulle decisioni di spesa di imprese e consumatori.
Anche la struttura delle reti ha contribuito a determinare le differenze nei risultati. I servizi ormai consolidati, con un mix equilibrato tra passeggeri e merci, hanno offerto in generale una maggiore stabilità dei ricavi. Su alcune attività e rotte, invece, i costi di avviamento, una capacità non sempre adeguatamente utilizzata e la pressione sulle tariffe hanno inciso sulla redditività.
A pesare sui conti è stato anche il progressivo aumento degli oneri legati alla regolazione ambientale. Nell’ambito dell’EU ETS, la quota delle emissioni soggetta agli obblighi di restituzione delle quote è passata dal 40% nel 2024 al 70% nel 2025, per arrivare al 100% nel 2026. Dal 2025 si è inoltre aggiunto il FuelEU Maritime, con nuove implicazioni sui costi operativi e sulle scelte degli armatori in materia di combustibili ed efficienza energetica.
Nel 2026 gli operatori hanno dovuto fare i conti anche con l’aumento dei prezzi dell’energia legato alla guerra in Medio Oriente, che ha alimentato i costi del carburante e le pressioni inflazionistiche. In questo scenario, la possibilità di recuperare gli aumenti attraverso le tariffe passeggeri e i noli diventa un fattore decisivo.






