Uniport, focus su traffici, porti e infrastrutture
All'assemblea pubblica di Uniport, il presidente Pasquale Legora De Feo ha tracciato il bilancio di un anno in cui i traffici sono ripartiti dopo un avvio critico. Ha chiesto una riforma portuale che non sia solo governance, collegamenti ferroviari con i porti del Sud, certezza sui canoni e un ruolo per gli operatori negli organismi di gestione. Sullo sfondo restano il rinnovo del contratto nazionale e il tema del lavoro usurante.
Dopo un primo trimestre critico, il secondo trimestre ha segnato la ripresa di tutti i traffici, dalle merci ai passeggeri fino ai Ropax. È il dato con cui Legora De Feo, ha aperto la sua relazione sottolineando come l’associazione nell’ultimo anno «ha continuato a crescere estendendo la propria rappresentanza anche al comparto passeggeri».
Il quadro delineato da Uniport è quello di un settore che mantiene flessibilità e resilienza e beneficia ancora della posizione geografica del Mediterraneo, nonostante il conflitto russo-ucraino, la crisi in Medio Oriente e la politica dei dazi. Per Legora De Feo, la rivalutazione della blue economy da parte della politica deve accompagnarsi a imprese capaci di anticipare il mercato e a un’amministrazione solida, costante e adeguata ai tempi del settore.
Tra i provvedimenti valutati positivamente rientrano il decreto sulla semplificazione, l’esame del Piano del mare 2026-2028 da parte del Comitato interministeriale per le politiche del mare e il lavoro della direzione generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) sul cold ironing. L’uniformità delle regole per le autorità di sistema portuale dovrebbe consentire di preparare i bandi per l’affidamento del servizio.
Restano invece criticità sul buono portuale, che alcune imprese associate non hanno potuto utilizzare per i valori massimi del de minimis, e sui canoni. Nonostante la revisione del decreto infrastrutture 2025, molti associati incontrano difficoltà nell’applicazione degli indici corretti per il periodo dal 2023. Nei porti campani, secondo Legora De Feo, il quadro è ulteriormente aggravato dalla «super tassa regionale», che comporta un 10% in più sul fatturato per i concessionari con oltre quattro anni di concessione e un 20% per quelli sotto i quattro anni. «Tutto questo ci mette fuori mercato».
Sulla riforma portuale, Uniport condivide con il viceministro Edoardo Rixi la necessità di una struttura centrale per la realizzazione delle infrastrutture strategiche in tempi certi e per favorire la compartecipazione dei privati, senza sostituirsi alle autorità di sistema. L’associazione chiede regole certe, nessuna sovrapposizione e meno burocrazia: «La riforma non può essere soltanto governance».
Critico anche il giudizio sull’organismo di partenariato, che ha sostituito il comitato portuale. Uniport chiede, insieme agli armatori, un ruolo diverso degli operatori nella pianificazione, mentre resta aperto il tema dei costi e della rimodulazione delle disparità tra porti.
Sul lavoro portuale, l’associazione si dichiara contraria agli emendamenti che favoriscono una sola parte dei lavoratori e chiede il riconoscimento del lavoro usurante e il prepensionamento. «Il lavoro dei porti è un lavoro usurante, fughe in avanti a noi non piacciono». In vista del rinnovo del contratto nazionale, Legora De Feo individua inoltre due questioni: la rappresentanza datoriale, con Uniport al tavolo insieme alle imprese di articolo 16, articolo 18, terminalisti e servizi portuali, e il riconoscimento del giusto compenso ai lavoratori in ferie.
Sul fronte infrastrutturale, i contenitori movimentati lo scorso anno sono stati 12,5-12,8 milioni, contro gli 11 milioni circa degli anni precedenti. «Dobbiamo correre ad aggiornare le nostre infrastrutture», ha detto il presidente, richiamando opere in corso da vent’anni a Genova, Napoli e Trieste.
A livello europeo, l’associazione ha sottoscritto con altre associazioni una lettera ai parlamentari europei sull’applicazione dell’ETS (Emission Trading System) ai porti e alle isole sotto i 200.000 abitanti. Secondo uno studio indipendente, la misura può incidere sulla sostenibilità economica dei collegamenti con le isole e comportare uno spostamento del transhipment verso altri paesi.
Sul versante della formazione, Uniport ha infine firmato un protocollo d’intesa con gli istituti tecnologici superiori per formare giovani da inserire nelle aziende associate, anche in relazione all’introduzione di tecnologie come intelligenza artificiale e cybersecurity.






