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OTTOBRE 2021 PAG. 19 - Una formazione a tutto tondo per le esigenze dei marittimi

 

 

 Nell’epoca della moda usa e getta il destino della formazione è quello di ritornare all’arte sartoriale. Alla capacità certosina di cucire addosso al singolo lavoratore il giusto vestito, fatto di competenze immediatamente spendibili in un mercato del lavoro soggetto a cicli di evoluzione e trasformazione sempre più rapidi. Ne è convinta Anna Izzo, Business Developer e Training Designer del Centro di Formazione Marittima C.M.A. di Genova, alle prese con un modello di sviluppo che mette insieme sinergie col territorio, analisi dei bisogni, processi di innovazione. «La strada intrapresa dallo shipping è quella della iper-specializzazione. I cambiamenti tecnologici stanno imponendo la necessità di una formazione a tutto tondo, capace di prevenire le esigenze future, attraverso il confronto con la committenza, e di progettare percorsi su misura capaci di facilitare l’inserimento delle varie figure lavorative all’interno delle realtà aziendali».

Un sentiero che C.M.A. sta affrontando di concerto con il territorio… 

Attivare sinergie con le realtà circostanti per noi è un elemento fondamentale. In questo siamo aiutati da un’amministrazione regionale e comunale che ha posto grande attenzione ai temi di cui ci occupiamo. Il mondo della formazione è tutto da esplorare, serve capacità di connessione innanzitutto con le attività di base, dai nautici agli ITS ai nuovi corsi di laurea specialistici, per trovare un minimo comune denominatore da cui partire. È un cammino pieno di intersezioni e incroci che possono risultare virtuosi. Il nostro obiettivo è quello di esplorare queste possibilità. 

Quali i segmenti di maggior interesse?

Partendo proprio dalle politiche di sviluppo territoriale in essere c’è un settore come quello della nautica ricco di opportunità. Il gigantismo navale è un fenomeno che non riguarda solo portacontainer o unità da crociera: ci sono megayatch che, oramai, superano abbondantemente i cento metri. Va costruita una filiera insieme alla parte cantieristica e di gestione degli equipaggi che individui i bisogni effettivi legati a questo tipo di attività. Credo, ad esempio, che in questo campo sia necessario lavorare molto sulla parte safety e antincendio: serve una preparazione di base che va costruita. Così come stiamo facendo con il rilascio delle certificazioni IGF Code.

Che tipo di modello avete scelto per implementare questa attività?   

Ci stiamo concentrando in modo particolare sull’ambito passeggeri con la creazione di un percorso incentrato sulle nuove esigenze legate all’uso di questa nuova fonte di energia. Chi lavora sulle unità a propulsione GNL non è necessariamente preparato per affrontare tutta l’operatività che una sostanza come il gas naturale liquefatto richiede. Avendo la necessità di calibrare il percorso didattico sull’approfondimento di certi aspetti particolari abbiamo siglato un accordo con l’Università di Genova in relazione al corso di laurea classe L28 “Maritime Science and Technologies”. Uno scambio proficuo con cui C.M.A. mette a disposizione i suoi simulatori e i dipartimenti di Ingegneria Navale e Chimica e Chimica Industriale laboratori e docenti.

Su quali filoni punterete nella programmazione futura? 

Il GNL è già una tecnologia matura sotto certi aspetti. Se vogliamo centrare gli obiettivi 2050 di zero emissioni bisognerà sempre più concentrarsi sull’ampio ventaglio delle nuove fonti di energia navale, in primis l’ammoniaca. Ovviamente bisognerà fare i conti anche con le nuove tecnologie. L’automazione di bordo va veloce e serviranno formazione specifica e tecnica adeguate.

Questo comporta ampie capacità di investimento. Come vede il futuro del settore?

Personalmente credo che i centri di addestramento non possono, per loro natura, accontentarsi di fare il minimo sindacale. Coraggio, passione, energia, oltre a capacità finanziarie per garantire la qualità dell’offerta, sono elementi essenziali per farne veri e propri poli di innovazione territoriale. Nel futuro vedo una serie di cluster di questo tipo, non più di una decina, lungo la penisola, al servizio della competitività delle nostre flotte. Un ecosistema formativo, selezionato sulla base di precisi criteri di qualità, capace di scambiarsi, perché no?, know how e di dotarsi di una rappresentanza condivisa e super partes.


 

 

 

 

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