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OTTOBRE 2021 PAG. 30 - La crisi della logistica USA e i rischi per il prossimo Natale

 

 

 

La politica, gli analisti politici e geo-economici degli Stati Uniti hanno lanciato l’allarme: il Natale 2021 potrebbe divenire davvero particolare per i cittadini americani. In queste ultime settimane, l’idea che inizia a circolare e che spaventa gli americani è la prospettiva di un Natale senza doni e regali per i propri cari, amici e parenti. Una visione terrificante per la cittadinanza e per le imprese made in USA visto che per molti settori il periodo delle Feste garantisce entrate calcolate intorno alla metà delle vendite annuali. Sameera Fazili, la vicedirettrice del Consiglio Economico della Casa Bianca, incaricata dal presidente di affrontare il problema, ha dichiarato pubblicamente che la situazione è estremamente delicata e la soluzione non sembra essere immediata. Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, sta incontrando i grandi distributori commerciali privati come Walmart e Target, le compagnie di navigazione, le autorità portuali di Los Angeles e Long Beach e i sindacati di categoria legati alle attività portuali, per raggiungere un accordo per far lavorare i due scali californiani full time e sette giorni su sette. Manca qualche mese al Natale 2021 e gli analisti del settore affermano che ciò che è stato già spedito dall’Asia nelle ultime settimane, difficilmente arriverà sugli scaffali dei negozi statunitensi per la metà di dicembre. Sostanzialmente, stiamo assistendo allo shock della pandemia sulla supply chain globale che mette in evidenza non solo i rischi sulla sicurezza degli approvvigionamenti in tutta la catena, dalle attività industriali ai consumatori finali, ma dà anche rilievo ad importanti cambiamenti che erano già in corso e che le istituzioni americane devono affrontare con la dovuta attenzione.

Il grande dilemma da affrontare è legato alla delocalizzazione delle produzioni nei centri globali della manifattura a basso costo in Asia, ma anche in Africa e Centro - Sud America, facendo emergere ulteriori problematiche da tempo al centro delle critiche verso le imprese multinazionali che, nonostante l’impegno ad assicurare la sostenibilità dell’intera filiera, hanno ampiamente goduto di sussidi per il lavoro adoperando pratiche contrarie alla sicurezza dei lavoratori e alla protezione dell’ambiente. Gli analisti economici e gli esperti della logistica USA hanno evidenziato che ad esacerbare la situazione delle spedizioni in America è intervenuto un fattore autoctono, non affrontato negli ultimi anni: i mancati investimenti per il rinnovo delle infrastrutture a cui si assommavano ridotti investimenti da parte del settore privato dei trasporti e della logistica.

Ad esempio, più del 22% dei posti di lavoro presso le imprese ferroviarie specializzate in trasporto merci della Union Pacific, la CSX e la Norfolk Southern sono stati eliminati dal 2017 e quando la società CSX ha implementato un sistema di riduzione dei costi chiamato Precision Scheduled Railroading, la maggior parte delle altre strutture e aziende ferroviarie statunitensi ha imitato tale approccio. Nel tentativo di approfondire la tematica e far comprendere l’importanza della situazione anche in Italia, Lucio Miranda, Presidente della società ExportUSA - New York, ha dichiarato: “Occorrono politiche di sostegno per garantire alle aziende che operano in America di non sprofondare a causa dei costi abnormi dei rifornimenti extra-US. Altrettanto essenziale è concentrare gli sforzi degli investimenti del governo federale nel miglioramento di porti, ferrovie e rotte di approvvigionamento via mare, perché le congestioni si verificano nel momento in cui una singola parte della struttura logistica si ingorga. Per quel che riguarda gli Stati Uniti, è di vitale importanza evitare dipendenze e vulnerabilità che provengano dall’esterno, che è proprio quello che il Presidente Biden vuole ottenere attraverso il piano di investimenti infrastrutturali annunciato qualche mese fa. Le parole d’ordine sono insomma investimenti, sviluppo, ammodernamento delle infrastrutture e capitale umano”.

Attualmente, il costo di nolo di un container da 40 piedi per spedire merce dalla Cina agli Stati Uniti è di 20.586 dollari, in media. Quasi il doppio di ciò che ritrovavamo a luglio 2021, che poi era già il doppio di quello che costava nel gennaio 2021. Una catena che sta generando utili per le compagnie marittime che sono saliti: COSCO e Hapag-Lloyd hanno registrato profitti per oltre 23 miliardi di dollari nella prima metà del 2021, rispetto al solo miliardo di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. Tuttavia, possiamo intravedere anche dinamiche positive nell’affrontare la situazione logistica globale e ciò che accade negli Stati Uniti. La carenza di prodotti ha accelerato il dibattito, la visione e i processi di riuso, concretizzando prospettive legate all’economia circolare e facendo emergere tale fenomeno non solo come pratica sostenibile e virtuosa ma soprattutto per la possibilità di superare gli innumerevoli intoppi in molti settori per la crisi della supply chain. Gli analisti considerano questo driver una proposta da consolidare come retroterra strutturale dei cicli di produzione e consumo, accelerando l’innovazione e lo sviluppo per la produzione altamente innovativa anche per prodotti strategici e tecnologicamente complessi. L’attuale crisi economica e commerciale può innescare nuove possibilità e favorire una nuova fase di competizione tra le economie in un contesto positivo per la sostenibilità e l’innovazione, riscrivendo la visione commerciale degli Stati Uniti e della logistica americana.

 

Domenico Letizia

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