Porti d’Italia S.P.A. necessità o sogno?
Intervento a cura di Alessandro Mazzetti, Docente di geopolitica di infrastrutture e trasporti presso ASCE Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia
Così, molto pazientemente, siamo in attesa della nascita di Porti d’Italia SPA. Incredibilmente un parto ancora più difficile della lunga gestazione. Così mentre il governo prende altro tempo per definire meglio ruoli e competenze il mondo italiano della navigazione attende come una non più giovanissima Penelope attese l’astuto e prode Ulisse.
Eppure, nonostante le tante aspettative e le numerose necessità di far chiarezza in un settore così importante per il sistema paese, non si è riusciti ancora a dar vita ad un progetto di medio e lungo periodo capace di rendere la portualità nazionale, soprattutto quella del Mezzogiorno, competitiva con quella internazionale. Una necessità in un mondo economico che a prescindere dalle sue tante idiosincrasie, contraddizioni, accelerazioni e complessi attriti che sbilanciano e trasformano quotidianamente il mondo finanziario, si muove da e per le rotte commerciali. Per cui porti, reti logistiche integrate e rotte costituiscono l’apparato nervoso centrale del sistema economico mondiale.
Senza una struttura adeguata si è condannati ad essere acquisiti. In pratica, parafrasando Paolo Tahon de Revel che parlando dell’Adriatico disse che in quel mare “o si domina o si viene dominati”, così in questo sistema economico a trazione marittima o si è concorrenziali o si è destinati ad essere assorbiti e sparire.
Da questo semplice assunto la necessità di essere operativi il prima possibile con piani di medio e lungo periodo e strategie nazionali ed internazionali poiché si sa il mare non ha confini e la concorrenza è assai agguerrita.
Eppure, al momento, il settore marittimo italiano vive momenti di grande perplessità ed immobilismo. Un corto circuito che proprio la nascita di Porti d’Italia SPA doveva risolvere. Infatti, il disegno di legge che avrebbe dovuto rilanciare il mondo portuale e marittimo nazionale approvato dal Consiglio dei ministri del 22 dicembre del 2025 si è arenato a causa della mancata copertura finanziaria.
Al momento permane la grande confusione nel settore causata da un provvedimento centrale che stenta a prender quota, la idiosincrasia tra le Autorità di Sistema Portuale che le vede raggruppate al sud mentre nel nord possono godere dell’autonomia differenziata e un Ministero del Mare che nato per aggregare e stilare strategie nazionali stenta a decollare tanto da render difficile comprendere la sua funzionalità.
Nel frattempo, mentre la portualità e la marittimità italiana è in attesa, i competitors internazionali continuano a sviluppare strategie, investimenti e nuove rotte rendendo il mercato ogni giorno sempre più piccolo.
A questo punto credo che sia legittimo chiedersi se non fosse meglio riesumare o meglio resuscitare il vecchio ministero del Trasporti che per molto tempo ha assolto il suo ruolo più che decorosamente. Il primo tra i tanti punti positivi sarebbe che con la rinascita di tale ministero si andrebbero ad eliminare passaggi intermedi, una maggiore centralizzazione delle strategie locali e nazionali e si porrebbe fine alla dualità tra un sud pseudo centralizzato ed un nord autonomo, cosa che tra l’altro stride con i dettami costituzionali.
Insomma, per aspera ad astra, ma questa è un’altra storia.



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