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ETS, i porti europei perdono connettività

 


Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) continua a incidere sulla competitività dei porti comunitari e sulla connettività delle rotte container di lungo raggio. È quanto emerge dal secondo rapporto dell'Osservatorio promosso da Puertos del Estado, che aggiorna l'analisi degli effetti dell'ETS sul trasporto marittimo estendendo il monitoraggio al periodo compreso tra il 2023 e marzo 2026. 
Lo studio conferma la tendenza già evidenziata nel primo rapporto: la connettività diretta dei servizi container deep sea nei porti dell'Unione europea continua a ridursi rispetto agli scali dei Paesi limitrofi non soggetti alla normativa europea sulle emissioni. L'indicatore utilizzato è il parametro TEU-miglia, che combina la capacità delle navi in TEU con la distanza percorsa. 
Rispetto alla precedente rilevazione, il nuovo rapporto amplia il campo di osservazione includendo anche il monitoraggio dei container, oltre a quello delle navi, per verificare il percorso delle merci una volta instradate attraverso porti extra Ue. 
I dati disaggregati evidenziano una riduzione della connettività diretta dei principali porti europei. Nel Nord Europa la diminuzione è pari a 5 punti percentuali, mentre nel Mediterraneo orientale raggiunge 18 punti percentuali, con una flessione dal 68% al 50%.  Secondo Puertos del Estado, questi risultati confermano che l'introduzione dell'ETS sta modificando le dinamiche dei servizi marittimi di lungo raggio, favorendo lo spostamento di parte delle operazioni di trasbordo verso porti situati al di fuori dell'Unione europea. 
Il monitoraggio evidenzia, nello specifico, una crescita della capacità portuale nei Paesi esterni all’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo. Tra il 2021 e il 2030, i programmi di investimento previsti nel Mediterraneo Orientale extra UE, in particolare in Egitto, Turchia e Israele, raggiungono 5,74 miliardi di euro, con una capacità aggiuntiva stimata in 18 milioni di TEU annui. Circa l’88% di questa nuova capacità sarà localizzata in porti non appartenenti all’Unione Europea. Parallelamente, nel Regno Unito la capacità nominale dei terminal container è prevista in crescita del 21% nello stesso periodo. 
Tra gli scali che hanno rafforzato la propria posizione nel Mediterraneo figura Tanger Med, in Marocco, che secondo il rapporto ha incrementato del 5% la propria quota nel segmento del transhipment puro. L’analisi di Puertos del Estado evidenzia come il fenomeno non sia riconducibile esclusivamente a fattori temporanei, quali la crisi del Mar Rosso o la riorganizzazione delle alleanze armatoriali, ma anche alle strategie adottate dai vettori per ottimizzare l’organizzazione dei servizi marittimi in relazione ai nuovi costi ambientali introdotti dall’Unione Europea. 
Il report prende inoltre in esame il traffico ro-ro tra Spagna e Italia: lungo questo corridoio si sta registrando una riduzione della quota di merci movimentate via mare a favore del trasporto stradale, evidenziando un possibile fenomeno di modal backshift. La quota modale del trasporto ro-ro marittimo tra i due Paesi è passata dal 49,4% del 2023 a una stima del 44,5% per il 2025. La contrazione era già emersa nel 2024, con una riduzione di circa tre punti percentuali, mentre le previsioni per il 2025 indicano un incremento del traffico merci su gomma, con volumi stimati intorno ai 10 milioni di tonnellate annue.
Secondo l’Osservatorio, la riduzione complessiva di circa cinque punti percentuali registrata tra il 2023 e il 2025 presenta una rilevanza statistica superiore alla soglia delle due deviazioni standard, elemento che rende meno probabile l’ipotesi di una semplice oscillazione congiunturale.
Il fenomeno interessa direttamente il ruolo delle Autostrade del Mare, che rappresentano uno degli strumenti individuati dall’Unione Europea per favorire il trasferimento modale dalla strada al mare e sviluppare reti logistiche più sostenibili. La riduzione della competitività economica dei servizi ro-ro potrebbe infatti spingere gli operatori a privilegiare nuovamente collegamenti terrestri, soprattutto sulle relazioni mediterranee dove il trasporto marittimo a corto raggio costituisce un’alternativa consolidata al traffico su gomma.
La pubblicazione del rapporto coincide con la diffusione della proposta di revisione della direttiva ETS da parte della Commissione europea, che riconosce la necessità di introdurre correttivi per limitare gli effetti indesiderati sulla competitività dei porti europei e sulla connettività marittima. Tra le misure indicate figura la modifica dei criteri utilizzati per individuare i porti di transhipment, già inserita nella proposta della Commissione. L'Osservatorio suggerisce inoltre l'introduzione di un fattore di riduzione della quota di emissioni soggetta all'acquisto delle quote ETS, proporzionato sia alla distanza percorsa sia alla dimensione delle navi, con l'obiettivo di evitare la frammentazione delle rotte deep sea e la perdita di collegamenti diretti verso i porti dell'Unione. 
L'Osservatorio, sviluppato dal consorzio formato da Shipping Business Consultant (SBC), Centre for Transport Innovation (CENIT) e Nextport, è stato istituito per individuare eventuali fenomeni di carbon leakage e di deviazione dei traffici conseguenti all'applicazione dell'ETS al trasporto marittimo.
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