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Nucleare marittimo, Londra vuole scrivere le regole


 

Il Regno Unito non ha i numeri per competere con la Cina nella costruzione navale né l'esperienza accumulata dalla Russia nei vascelli di superficie a propulsione atomica. Può però giocare una carta diversa: scrivere per primo le regole del nucleare civile marittimo. È la tesi al centro del rapporto "Powering the Future: Britain's Maritime Nuclear Strategy", pubblicato dal think tank britannico Policy Exchange, secondo cui Londra può convertire settant'anni di eredità nucleare militare, unita al primato nel diritto marittimo, nella regolamentazione e nel mercato assicurativo, in un vantaggio industriale concreto. 
I progressi tecnologici nel nucleare civile aprono opportunità che vanno oltre la propulsione delle grandi navi mercantili, estendendosi alle infrastrutture costiere e alla sicurezza energetica industriale. I reattori avanzati di piccole dimensioni (SMR, Small Modular Reactors) e i reattori a sali fusi (MSR, Molten Salt Reactors) promettono di superare i limiti di autonomia e densità energetica dei carburanti alternativi come metanolo e ammoniaca, offrendo una soluzione a emissioni zero svincolata dalle oscillazioni dei mercati del bunker. 
Il nodo, però, non è più solo tecnologico. Restano da risolvere le procedure di licenza per i reattori galleggianti, l'accesso ai porti commerciali per le navi a propulsione atomica, i criteri assicurativi e la gestione dei rifiuti. Scrivendo per prime queste regole, secondo il report, il Regno Unito punterebbe a stabilire gli standard di conformità che l'intera flotta globale dovrebbe poi adottare per operare sulle rotte commerciali intercontinentali. 
Piuttosto che inseguire un'armonizzazione globale in sede di Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), la strategia indicata da Policy Exchange punta su alleanze bilaterali. Il primo passo è l'intelligibilità reciproca tra i quadri normativi di nazioni partner, a partire dagli Stati Uniti, per facilitare il riconoscimento incrociato delle certificazioni di sicurezza. A questo si affiancherebbero sandbox regolamentari bilaterali tra Regno Unito e Stati Uniti, spazi di sperimentazione controllata che coinvolgano sviluppatori tecnologici, autorità portuali, assicuratori e armatori per testare le rotte di licenza e produrre modelli di sicurezza riutilizzabili. 
Il rapporto indica come prioritaria anche la definizione di corridoi di esportazione protetti per il trasferimento transfrontaliero di componenti critici, software di controllo e combustibile nucleare, evitando che ogni transito venga trattato come un caso isolato. 
La dimensione artica assume in questo contesto una dimensione specifica. Londra è sollecitata a dedicare attenzione a questo scacchiere come spazio di cooperazione nucleare con i paesi alleati, con l'obiettivo di definire le regole operative per vascelli commerciali a propulsione atomica e piattaforme energetiche galleggianti prima che gli standard dei paesi concorrenti diventino di fatto il riferimento del settore. In quest'ottica, la strategia raccomanda al Regno Unito di rafforzare il legame con l'iniziativa ICE Pact, l'accordo trilaterale tra Stati Uniti, Canada e Finlandia per la cooperazione sui rompighiaccio, avvertendo che restare fuori da questo perimetro rischierebbe di escludere l'industria marittima e ingegneristica britannica dai quadri industriali che governeranno le rotte polari. 
"Per il management dello shipping e per i decisori dei nodi portuali, lo sviluppo di una strategia nucleare marittima civile segnala che la transizione energetica del settore sta entrando in una fase di maggiore diversificazione tecnologica". I vantaggi competitivi, secondo il rapporto," andranno agli operatori e ai porti che parteciperanno per primi alla sperimentazione delle regole di sicurezza e di interfaccia terra-nave, un fattore che potrà incidere sulla futura mappa degli hub logistici globali". 
Anche l'Italia sta costruendo il proprio quadro normativo sul nucleare di nuova generazione. Il disegno di legge A.C. 2669, "Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile", presentato il 17 ottobre 2025 è stato approvato in Aula alla Camera lo scorso 4 giugno 2026 con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo è ora all'esame del Senato per l'approvazione definitiva. 
Anche in questo caso il provvedimento punta a definire un quadro giuridico organico per il ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia, puntando su tecnologie avanzate di piccola taglia (SMR/AMR, Advanced Modular Reactors), nel rispetto degli obblighi europei e internazionali e degli obiettivi di decarbonizzazione. 
La delega prevede la regolamentazione della costruzione e del funzionamento di impianti nucleari, inclusi SMR e reattori modulari, la disciplina della produzione di idrogeno da fonte nucleare e della gestione del combustibile esaurito, oltre al riordino della governance del settore e delle funzioni degli enti preposti. 
Il quadro normativo che uscirà da questa delega sarà rilevante anche per il nucleare marittimo, tra navi a propulsione nucleare, piattaforme galleggianti di produzione nucleare (FNPP, Floating Nuclear Power Plants) e shore power nucleare: fisserà infatti i criteri per autorizzare reattori modulari anche in contesti non tradizionali come porti, piattaforme e navi, disciplinerà la gestione del combustibile e dei rifiuti, elemento cruciale per qualsiasi uso mobile del nucleare, e definirà la governance e le competenze degli enti regolatori, chiamati a interfacciarsi con l'IMO e con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA, International Atomic Energy Agency) oltre che con le autorità marittime.
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