Al 46° Meeting di Rimini le sfide di porti e logistica
La posizione geografica del nostro Paese, al centro del Mediterraneo, non è soltanto un dato fisico: è una vocazione e insieme una responsabilità. Se saprà fare sistema, l’Italia potrà davvero diventare hub del Mediterraneo, costruendo un futuro in cui trasporti, infrastrutture, tecnologie e cultura lavorino insieme per generare sviluppo, coesione e pace: «Il Mediterraneo può essere la nostra occasione storica. Dobbiamo trasformare il nostro vantaggio geografico in leadership economica, industriale e culturale. È questa la sfida che ci attende, ed è questa la missione che consegniamo alle prossime generazioni».
È l’appello lanciato da Edoardo Rixi, viceministro dei Trasporti, in chiusura dell’incontro “Italia hub del Mediterraneo: infrastrutture, innovazione e sostenibilità per i trasporti del futuro” al 46°Meeting di Rimini.
Nel corso dell’incontro si è discusso delle sfide cui è chiamata a rispondere l’Italia per non perdere l’ennesima occasione per valorizzare la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo.
«Viviamo in un mondo destabilizzato, dove sono crollati gli equilibri storici. In questo scenario il commercio e le infrastrutture restano l’unico vero collante tra i popoli,» ha sottolineato Rixi, ricordando come l’Italia abbia un vantaggio unico: «Siamo l’unico grande Paese europeo con tutte le coste sul Mediterraneo. Questo ci affida una responsabilità storica: dialogare con la sponda Sud e con il Medio Oriente, creare un’area economica di scambio basata su regole comuni».
Il viceministro ha ribadito la necessità di modernizzare infrastrutture ormai vetuste: «Le nostre linee ferroviarie hanno in media più di 90. Con il PNRR abbiamo aperto 1.300 cantieri. È un impegno epocale, paragonabile al New Deal americano. Le infrastrutture portano disagi temporanei, ma lasceranno benefici che dureranno decenni. L’Italia deve essere orgogliosa di ciò che sta costruendo: è il futuro non solo per noi, ma per le prossime generazioni».
Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, ha posto l’accento sull’importanza di una visione a lungo termine: «Se non c’è visione non c’è strategia e non c’è piano operativo. La visione deve guardare ai prossimi 10, 20 anni. Solo così possiamo mettere a terra progetti capaci di generare sviluppo economico, occupazione e ricadute positive per il territorio».
Bucci ha ricordato come la Liguria, storicamente porta del Nord Italia e dell’Europa sul Mediterraneo, rappresenti un punto nevralgico della logistica continentale: «Se prendiamo la carta dell’Europa e la capovolgiamo, vediamo che l’Italia è un molo naturale proteso nel Mediterraneo. La Liguria è il gateway dell’Europa verso Occidente, mentre Venezia e Trieste lo sono verso Oriente».
È a partire da quest’ottica che l’Italia deve tornare a pensarsi come hub non solo per il traffico di merci e persone, ma anche per i dati digitali, veicolati dai cavi sottomarini che approdano nei porti: «La sfida del futuro riguarda beni, persone e informazioni. E su tutti questi tre piani l’Italia deve giocare un ruolo da protagonista».
Tra le infrastrutture strategiche citate, il presidente della Liguria ha ricordato il Terzo Valico dei Giovi, la nuova diga del porto di Genova, il raddoppio ferroviario tra Finale e Andora e i collegamenti autostradali verso la Francia: «Grazie agli investimenti già avviati – circa 18 miliardi in Liguria – stiamo costruendo un sistema che durerà per i prossimi 30-50 anni. È la stessa logica che guidava i romani nella costruzione delle loro strade: infrastrutture solide, durature, capaci di resistere al tempo».
Pierluigi Di Palma, presidente ENAC, ha ripreso il tema del Mediterraneo come crocevia di civiltà: «Il trasporto aereo è un ponte immateriale che unisce culture e popoli, superando barriere geopolitiche e diplomatiche. Abbiamo riaperto rotte con la Libia e sviluppato accordi con Paesi come Giordania, Kuwait, Sierra Leone. Questo significa integrazione e sviluppo».
Di Palma ha ricordato come il trasporto aereo non sia solo business, ma anche fraternità e cooperazione: «Ogni volo che apre una rotta commerciale porta con sé anche la possibilità di conoscersi, di condividere valori, di scambiare cultura. È questa la missione più profonda del nostro lavoro».
Citata anche l’attenzione alla sostenibilità: «Il Ponte sullo Stretto di Messina, voluto dal Governo, è un segnale forte di unità nazionale. Ma accanto alle grandi opere materiali serve la costruzione di legami immateriali, capaci di connettere il Mediterraneo e fare dell’Italia il fulcro di un nuovo sviluppo condiviso».
Il contributo di Sergio Gianotti (AWS) ha portato sul tavolo il tema della trasformazione digitale: «La logistica italiana costa al sistema circa il 2% del PIL, pari a 40 miliardi l’anno. I tempi di sdoganamento nei porti italiani sono più che doppi rispetto a Rotterdam. Siamo indietro nella digitalizzazione e questo penalizza le nostre imprese».
Secondo Gianotti, la risposta è nelle tecnologie: «Intelligenza artificiale e cloud computing possono rivoluzionare la logistica. Al porto di Rotterdam, grazie a un digital twin che integra 6.000 operatori e 26.000 utenti, i tempi di processamento si sono ridotti del 20%. A Singapore, l’AI ha diminuito del 25% il tempo di stazionamento dei container».
AWS ha investito oltre 3 miliardi in Italia in data center e infrastrutture digitali: «Abbiamo aperto una regione AWS che serve non solo imprese italiane ma anche clienti globali. Il digitale può trasformare l’Italia in un hub competitivo del Mediterraneo, a patto che pubblico e privato lavorino insieme».
La prospettiva dell’automotive è stata illustrata invece da Giacomo Carelli, presidente di Drivalia e CEO di CA Auto Bank, che ha sottolineato i cambiamenti radicali nel concetto di mobilità: «Un tempo l’obiettivo era la proprietà dell’auto. Oggi i giovani chiedono flessibilità: car sharing per poche ore, noleggio per qualche giorno, abbonamenti mensili o formule a lungo termine. È la usership che sostituisce la ownership».
Carelli ha ricordato come la transizione verso l’elettrico sia già in atto: «In Europa un’auto su quattro è elettrica o ibrida plug-in, in Italia siamo al 10%, ma oltre il 60% delle nuove immatricolazioni riguarda comunque vetture elettrificate. È un cambiamento epocale, che richiede infrastrutture di ricarica, nuove soluzioni finanziarie e una mentalità diversa».
Sul tema dei costruttori cinesi, oggi molto dibattuto, ha invitato a non cedere a visioni difensive: «I nuovi produttori dall’Asia non sono una minaccia, ma un’opportunità. L’Italia produceva oltre un milione di auto nel 2017, oggi meno della metà. Accogliere investimenti esteri significa poter riutilizzare siti produttivi inattivi e riportare lavoro e innovazione nel nostro Paese».
Il generale Tullio Del Sette, commissario straordinario dell’Automobile Club d’Italia, ha offerto una prospettiva storica: «L’ACI compie 120 anni. È nato con il motorismo italiano e ha accompagnato l’automobilismo in tutte le sue fasi. Oggi il nostro impegno è guidato da tre parole: sostenibilità, accessibilità, sicurezza».
Tra i progetti in corso ha citato: l’avvio di servizi digitali per semplificare le pratiche del Pubblico Registro Automobilistico; i programmi di guida sicura per neopatentati, forze dell’ordine e lavoratori esposti al rischio stradale; il nuovo “noleggio sociale” destinato a famiglie e persone con minori possibilità economiche per sostituire veicoli obsoleti con auto più sicure e meno inquinanti.
«In Austria – ha ricordato Del Sette – i corsi di guida sicura sono obbligatori da vent’anni e hanno contribuito a ridurre dell’80% la mortalità stradale. Anche in Italia dobbiamo investire con decisione sull’educazione stradale. Ogni vita salvata vale più di qualsiasi bilancio».