Porti e aeroporti hub del turismo campano
Nel corso della recente Borsa Internazionale del Turismo 2026 (Fiera Milano Rho) Unioncamere Campania e Camera di Commercio di Salerno hanno posto al centro del confronto il ruolo delle infrastrutture di trasporto come architrave della strategia turistica regionale. Il panel “Porti e aeroporti in Campania, grandi hub del turismo regionale” ha evidenziato come accessibilità , integrazione modale e governance rappresentino le condizioni abilitanti per trasformare la crescita dei flussi in sviluppo strutturale.
I numeri confermano una dinamica settoriale positiva ma non ancora pienamente consolidata. Tra gennaio e ottobre 2025 gli alloggi disponibili sul mercato degli affitti brevi hanno raggiunto quota 59 mila (+4%), con circa 4 milioni di giorni prenotati. L’analisi di location intelligence registra oltre 1,3 milioni di turisti nelle destinazioni campane, con una componente straniera superiore al 57%. Il turista medio, prevalentemente appartenente alla Generazione Y, sceglie la Campania per cultura, enogastronomia e paesaggio, con una spesa di circa 102 euro pro capite al giorno.
Sul fronte dell’accessibilità , l’aeroporto di Napoli-Capodichino ha superato i 13 milioni di passeggeri annui; lo scalo di Salerno è interessato da una crescita significativa che lo accredita come leva di riequilibrio territoriale; i porti di Napoli e Salerno hanno movimentato complessivamente oltre 2,3 milioni di crocieristi, confermando la centralità della regione nei circuiti del Mediterraneo. L’alta velocità ferroviaria e la rete autostradale completano un sistema di connessioni che, come emerso nel corso dell’incontro, “deve essere sempre più integrato e orientato alla distribuzione dei flussi”.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno degli elementi chiave emersi dal rapporto “Progetto Territorio: Salerno e la sua Provincia” e dal Destination Management Plan. Nel 2024 la provincia di Salerno ha registrato oltre 1,4 milioni di arrivi e più di 5,1 milioni di presenze, pari a circa il 24% del totale regionale. Tuttavia, la mappa dei flussi evidenzia una forte concentrazione: la Costiera Amalfitana intercetta il 47% delle presenze provinciali, il Cilento il 33%, mentre la città di Salerno e la Piana del Sele si attestano entrambe intorno al 10%. Permane inoltre un gap rispetto ai livelli pre-pandemici, con circa un milione di presenze in meno rispetto al 2019.
Questa polarizzazione genera criticità evidenti: pressione sulle infrastrutture nei picchi stagionali, congestione nei nodi portuali e aeroportuali, difficoltà di accesso alle aree interne, squilibri nella distribuzione della spesa turistica. La sfida diventa, dunque, non soltanto incrementare i volumi, ma governare i flussi nello spazio e nel tempo, rafforzando la destagionalizzazione e aprendo nuove direttrici verso il Cilento, il Vallo di Diano e la Piana del Sele.
“Il passaggio da semplice 'località ' a vera 'destinazione' turistica richiede un cambio di paradigma nel nostro modello di gestione,” ha dichiarato il Presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Salerno, Andrea Prete. “I dati ci dicono che Salerno e la sua provincia pesano già per il 24% delle presenze turistiche regionali, ma per colmare il divario con i livelli pre-pandemici e competere sui mercati internazionali non possiamo più permetterci un'offerta frammentata”.
Il Destination Management Plan è lo strumento indicato per mettere a sistema le energie territoriali, “trasformando l'accessibilità garantita dall'aeroporto, dai porti, dall’alta velocità ferroviaria e dalle autostrade in un'esperienza turistica integrata, che vada oltre la stagionalità e i confini dei singoli comuni”. “Solo attraverso una governance condivisa e una visione d'insieme potremo valorizzare prodotti d'eccellenza — dalle attrazioni naturalistiche del Cilento all'enogastronomia della Piana del Sele — garantendo standard di qualità elevati e una comunicazione digitale all'altezza delle sfide globali,” ha sottolineato Prete.
Le azioni previste dal Destination Management Plan si articolano su quattro direttrici principali. La prima riguarda il rafforzamento della governance, con un coordinamento stabile tra Regione, sistema camerale, amministrazioni locali e operatori, finalizzato alla definizione di standard comuni, strategie promozionali condivise e strumenti di monitoraggio dei flussi. La seconda è lo sviluppo di prodotti integrati ad alto valore esperienziale: outdoor, turismo balneare e culturale, enogastronomia, cicloturismo, turismo rurale. In questo ambito si inseriscono, ad esempio, la nuova destinazione cicloturistica “La Via dei Tesori” nel Cilento, Vallo di Diano e Golfo di Policastro e il cammino “Elea-Gebel-El-Son-Molpè”, riconosciuto dal CAI nazionale, pensati per intercettare segmenti di domanda a maggiore permanenza media e minore impatto stagionale. La terza area di intervento riguarda la digitalizzazione e la comunicazione, con l’obiettivo di orientare le scelte dei visitatori lungo l’intero ciclo di viaggio, favorendo itinerari alternativi e una fruizione sostenibile. Infine, la sostenibilità , intesa sia come gestione dei carichi turistici sia come qualificazione dell’offerta e miglioramento dell’esperienza.
Tommaso De Simone Presidente di Unioncamere Campania, ha richiamato il nesso tra logistica e sviluppo di nuovi segmenti: “E’ evidente che la logistica è una leva sulla quale investire per migliorare i diversi ambiti nei quali si sta sviluppando il turismo, ma è vero anche che uno dei settori che potenzialmente è in crescita è quello del turismo enogastronomico che, con una logistica migliore, potrebbe crescere in maniera esponenziale, così come anche il turismo di nicchia. Penso, ad esempio, al cicloturismo che avrebbe bisogno di collegamenti veloci e agevoli. Solo investendo possiamo creare condizioni adeguate per migliorare l’accessibilità e la fruizione delle bellezze che rendono attrattivo il nostro territorio che vanta numerosi siti Unesco”.
Sulla dimensione sistemica ha insistito anche l’Assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio: “Le infrastrutture non sono semplicemente opere, ma la spina dorsale di una politica turistica moderna. Porti, aeroporti, reti ferroviarie e collegamenti interni devono essere pensati come strumenti di un’unica azione di sistema, capace di connettere territori, imprese e comunità locali dentro una visione condivisa. La sfida non è solo aumentare i numeri, ma governare i flussi: distribuirli meglio nello spazio e nel tempo, aprendo nuove direttrici verso il Cilento e le aree interne e alleggerendo la pressione sulle mete più frequentate. In questo quadro la comunicazione digitale diventa leva strategica: deve orientare le scelte dei visitatori prima, durante e dopo il viaggio, valorizzando itinerari alternativi e modelli di fruizione sostenibile. Solo attraverso un vero gioco di squadra tra Regione, istituzioni locali, sistema camerale e imprese potremo trasformare l’accessibilità in qualità dell’esperienza turistica e fare della Campania una grande destinazione integrata, competitiva e duratura”.
Tra gli obiettivi di medio periodo figurano l’aumento della brand awareness del 25%, la crescita del traffico internazionale qualificato del 20%, l’incremento dei flussi nelle stagioni intermedie del 25% e l’aumento della spesa media del 15%. Target che presuppongono un utilizzo più efficiente delle infrastrutture esistenti e un riequilibrio dei carichi tra le diverse aree provinciali, trasformando l’accessibilità in un fattore di competitività diffusa.



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