Porti, al via il Tavolo sulle CER
Le Comunità Energetiche Portuali entrano nell'agenda della transizione energetica del sistema logistico nazionale. È questo il principale risultato del convegno "Le Comunità Energetiche Portuali: dalla visione all'attuazione", organizzato a Roma dall'Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (ONTM) in collaborazione con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, Autorità di Sistema Portuale, operatori logistici, imprese energetiche, associazioni e mondo della ricerca.
L'incontro ha posto al centro il ruolo che i porti possono assumere nella produzione, gestione e condivisione dell'energia, individuando nelle Comunità Energetiche Portuali uno strumento destinato a sostenere la decarbonizzazione delle infrastrutture marittime, migliorare la sicurezza energetica e rafforzare la competitività della logistica nazionale.
Nel corso del confronto è emerso come il modello delle Comunità Energetiche Portuali rappresenti un'evoluzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), adattata alla complessità degli ecosistemi portuali. All'interno degli scali convivono infatti terminal, attività industriali, infrastrutture ferroviarie, depositi energetici, impianti alimentati da fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e banchine elettrificate, elementi che rendono possibile una gestione condivisa dell'energia su scala portuale.
Secondo i partecipanti, la condivisione dell'energia non rappresenta soltanto uno strumento di riduzione dei costi, ma un modello di governance capace di favorire l'autoconsumo, migliorare la resilienza delle infrastrutture, ridurre le emissioni e incentivare la collaborazione tra soggetti pubblici e privati.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all'evoluzione del quadro normativo e agli strumenti di incentivazione disponibili.
Nel corso dell'incontro è stato ricordato come il sistema delle Comunità Energetiche stia vivendo una fase di forte sviluppo, sostenuta dall'interesse di enti pubblici e imprese. Il GSE ha infatti registrato circa 48.000 domande di accesso alle misure di sostegno dedicate alle Comunità Energetiche Rinnovabili, dato che testimonia la crescente diffusione del modello sul territorio nazionale.
Tra i fattori che rendono i porti particolarmente adatti allo sviluppo di queste configurazioni energetiche figurano l'ampia disponibilità di superfici per la produzione da fonti rinnovabili, l'elevata concentrazione di consumi energetici, la progressiva diffusione del cold ironing, l'impiego di sistemi di accumulo e le prospettive di integrazione con le future filiere dell'idrogeno e dei carburanti alternativi.
Uno degli esiti concreti del convegno è l'annuncio della costituzione, a partire dal prossimo settembre, di un Tavolo Permanente sulle Comunità Energetiche Portuali, promosso congiuntamente da ONTM e GSE. Il nuovo organismo coinvolgerà istituzioni, Autorità di Sistema Portuale, operatori logistici, imprese energetiche, associazioni di categoria, università e centri di ricerca con l'obiettivo di favorire il confronto tecnico, individuare criticità e opportunità e definire proposte operative per accompagnare la realizzazione delle prime Comunità Energetiche Portuali in Italia.
"La transizione energetica richiede modelli capaci di coniugare sostenibilità, innovazione e collaborazione", ha dichiarato l'amministratore delegato del GSE, Vinicio Mosè Vigilante. "I porti, per le loro caratteristiche infrastrutturali e industriali, possono diventare laboratori d'eccellenza di questa evoluzione. Il GSE continuerà ad accompagnare questo percorso mettendo a disposizione competenze, strumenti e misure di sostegno affinché tali progettualità possano tradursi in risultati concreti per il sistema Paese".
Per il presidente dell'ONTM, Roberto Minerdo, i porti italiani sono chiamati a svolgere "un ruolo decisivo nella nuova geografia energetica del Mediterraneo". Il Tavolo permanente, ha spiegato, nasce con l'obiettivo di trasformare il confronto tra istituzioni, imprese e ricerca in progetti concreti, contribuendo allo sviluppo della Blue Economy e al rafforzamento della competitività del sistema portuale nazionale.


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