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Porto di Genova, solidarietà dal sistema campano


 

Il licenziamento di un dipendente al Terminal Bettolo di Genova ha innescato una reazione a catena che scavalca i confini liguri, saldando un ipotetico asse tra la Lanterna e i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. È da qui che è partito un documento di solidarietà sottoscritto dalle lavoratrici e dai lavoratori del sistema portuale campano, mentre la Filt CGIL Campania ha rilanciato ulteriormente il caso con una riflessione più ampia sul rapporto tra sicurezza sul lavoro, concessioni demaniali e responsabilità dei concessionari. 
Nella dichiarazione unitaria diffusa dalle rappresentanze di Filt Cgil, FitCisl e Uiltrasporti, la vicenda genovese viene presentata come una questione che riguarda l'intera comunità portuale italiana e non il solo scalo ligure. 
“Il licenziamento di un lavoratore, di un padre di famiglia, rappresenta un fatto gravissimo e inaccettabile,” si legge nella nota. “Ancora più grave è che un provvedimento di questa portata intervenga in un contesto nel quale, da tempo, vengono denunciate criticità relative alla sicurezza dei mezzi di lavoro, alle condizioni degli spogliatoi, alla mancanza di acqua fresca durante le giornate di caldo estremo e a un clima aziendale caratterizzato da continue contestazioni disciplinari e da una sostanziale assenza di dialogo con i lavoratori e con le loro rappresentanze”. 
Il documento richiama inoltre il tema della sicurezza come elemento centrale delle attività portuali: “Chi segnala situazioni di rischio o pretende il rispetto delle norme a tutela della salute non può essere isolato o colpito. Difendere chi denuncia significa difendere la vita e la sicurezza di tutti”. 
Dalla vicenda, secondo le sigle sindacali, emerge ancora una volta la questione del ruolo delle Autorità di Sistema Portuale e il valore delle loro funzioni pubbliche di vigilanza e regolazione. “A fronte delle denunce presentate dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori, sono stati richiesti l’intervento degli ispettori dell’Autorità di Sistema Portuale e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza di sito, mentre la stessa Autorità ha convocato le parti per avviare un tentativo di raffreddamento della vertenza”. 
Da qui la presa di posizione sul dibattito in corso sulla governance portuale: “Sottrarre alle AdSP funzioni essenziali di regolazione, coordinamento e vigilanza significa indebolirne progressivamente il ruolo pubblico e ridurre uno dei principali presìdi di garanzia a tutela del lavoro, della sicurezza e della legalità nei porti”. 
A partire dalla vicenda del Terminal Bettolo, la Filt CGIL Campania allarga il campo della discussione al sistema delle concessioni demaniali portuali e agli strumenti di controllo previsti dalla normativa. 
In una nota diffusa dalla federazione si legge: “Se una Lavoratrice o un Lavoratore portuale può perdere il proprio posto di lavoro nel giro di poche ore, perché non accade quasi mai che un concessionario, titolare della gestione di un bene demaniale, di un terminal, rischi di perdere la propria concessione quando vengono denunciate gravi violazioni delle norme sulla sicurezza, dei diritti dei Lavoratori o degli obblighi che derivano dall’utilizzo di un bene pubblico?”. 
La Filt CGIL richiama, nello specifico, il quadro normativo costituito dall'articolo 47 del Codice della Navigazione e dalla legge 84/94, evidenziando come esistano già strumenti che consentono alle Autorità di Sistema Portuale di intervenire nei confronti dei concessionari in presenza di gravi violazioni. La riflessione si concentra anche sul rapporto tra interesse pubblico e gestione delle concessioni. 
“Le concessioni portuali non rappresentano una proprietà privata. Sono un affidamento che lo Stato concede a soggetti privati affinché perseguano, insieme all’interesse economico dell’impresa, anche l’interesse generale della collettività. E non riusciamo a immaginare un interesse pubblico più alto della tutela della vita, della salute e della dignità delle Lavoratrici e dei Lavoratori”. 
La Filt CGIL precisa di non proporre “scorciatoie né automatismi”, ma di voler aprire un confronto sull'effettivo utilizzo degli strumenti previsti dall'ordinamento per garantire che le concessioni portuali continuino a essere esercitate nel rispetto dell'interesse pubblico, della sicurezza e delle condizioni di lavoro.
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