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SRM: la geopolitica ridisegna le rotte

 


Il 13° Rapporto Annuale Italian Maritime Economy evidenzia come le tensioni geopolitiche stiano ridisegnando le rotte marittime mondiali, rafforzando la centralità del Mediterraneo e il ruolo strategico di porti, intermodalità e ZES Unica. 
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Le tensioni geopolitiche stanno trasformando profondamente la geografia del commercio internazionale, modificando rotte, tempi e modelli logistici e riportando il Mediterraneo al centro degli equilibri economici globali. È il quadro delineato dal 13° Rapporto Annuale Italian Maritime Economy di SRM, intitolato "Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale", che analizza gli effetti della crescente instabilità internazionale sul sistema marittimo e logistico, evidenziando il ruolo sempre più strategico dei porti e dell'intermodalità per la competitività europea e italiana. 
Secondo il rapporto, il sistema economico internazionale è entrato in una fase caratterizzata da una successione continua di crisi, nella quale la geopolitica ha progressivamente sostituito la globalizzazione quale principale fattore di orientamento delle catene del valore. In questo contesto, i principali choke point marittimi – dal Mar Rosso al Canale di Suez, fino allo Stretto di Hormuz – sono diventati elementi determinanti per la sicurezza energetica, il commercio internazionale e la resilienza delle supply chain. 
«Le crisi geopolitiche internazionali stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali», ha evidenziato Massimo Deandreis, direttore generale di SRM. «In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l'Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito». 
Il rapporto evidenzia come le criticità lungo le principali rotte marittime abbiano modificato in modo strutturale l'organizzazione della logistica internazionale. La deviazione delle navi attraverso il Capo di Buona Speranza, conseguenza delle tensioni nel Mar Rosso, comporta infatti un allungamento dei tempi di navigazione tra Asia ed Europa fino a 10-14 giorni, con un incremento dei costi operativi e il progressivo passaggio da modelli logistici "just in time" a strategie basate sulla ridondanza delle catene di approvvigionamento e sulla diversificazione delle rotte. Parallelamente, il progressivo disaccoppiamento commerciale tra Stati Uniti e Cina sta favorendo una redistribuzione dei traffici verso l'area ASEAN e i mercati emergenti dell'Africa e del Sud-Est asiatico, contribuendo a ridefinire gli storici flussi East-West. 
In questo scenario il Mediterraneo dimostra una significativa capacità di resilienza. Nel 2025 i principali porti container dell'area hanno superato i 72 milioni di TEU movimentati, registrando una crescita del 5,9% rispetto all'anno precedente. Le stime elaborate da SRM indicano inoltre un ulteriore incremento del traffico container pari al 15% entro il 2030, una dinamica superiore alla media mondiale che conferma la trasformazione del Mare Nostrum da semplice area di transito a piattaforma di traffici regionali e di collegamenti a corto e medio raggio. 
Per l'Italia, il rapporto sottolinea come il valore del commercio estero abbia superato nel 2025 i 1.200 miliardi di euro, mentre il Mezzogiorno movimenta quasi la metà del traffico marittimo nazionale. In questa prospettiva, la ZES Unica viene individuata come uno degli strumenti principali per rafforzare l'attrattività degli investimenti e integrare lo sviluppo logistico-portuale con le filiere industriali. Decisivo, secondo SRM, rimane anche il rafforzamento dell'intermodalità ferro-mare. Il Porto di Trieste viene indicato come esempio di riferimento grazie agli oltre 44.000 treni merci all'anno e a una quota superiore al 50% dei container instradati su ferrovia. 
Il Rapporto amplia inoltre lo sguardo verso le nuove dimensioni della competitività marittima, individuando nella protezione dei cavi sottomarini, nello sviluppo delle tecnologie subacquee e nel rafforzamento della sicurezza dei traffici ulteriori fattori strategici. 
Con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), SRM evidenzia infine la necessità di sostenere gli investimenti infrastrutturali attraverso partenariati pubblico-privati e strumenti finanziari dedicati, accompagnando l'evoluzione dei porti verso hub logistici, energetici e tecnologici sempre più avanzati. Nelle conclusioni del Rapporto, il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, sottolinea come il mare rappresenti oggi una chiave di lettura fondamentale dell'economia internazionale. 
«Le rotte marittime, i porti, gli stretti strategici e le infrastrutture logistiche non sono soltanto elementi del sistema dei trasporti: sono i luoghi nei quali si intrecciano commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici», afferma Gros-Pietro, evidenziando come una parte rilevante della competitività italiana dipenda dall'efficienza del sistema logistico-portuale.
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