ITF, salute mentale nei controlli a bordo
L’International Transport Workers’ Federation (ITF) lancia Mind At Sea, una campagna internazionale per la salute mentale e la prevenzione del suicidio tra i marittimi. L’iniziativa, presentata a Sydney lo scorso 10 ottobre in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, punta a inserire il tema del benessere nei colloqui durante le visite a bordo e a rafforzare l’accesso ai servizi di supporto.
La campagna, che proseguirà in più Paesi e continenti fino ai primi di dicembre, si basa sul messaggio “Va bene non stare bene”. L’ITF intende riproporla ogni anno, con l’obiettivo di includere progressivamente la salute mentale nelle visite ordinarie di tutti i suoi ispettori. Durante le visite coinvolte, gli ispettori saranno incoraggiati a tenere conversazioni informali di circa 10-15 minuti su stress, stanchezza, sonno e isolamento, indicando i canali di assistenza disponibili. Saranno inoltre distribuiti materiali informativi e promossi l’app ITF Seafarers’, le linee di assistenza e i servizi di welfare.
“Il lavoro in mare può sottoporre i marittimi a enormi pressioni, e troppi sentono ancora di doverle affrontare in silenzio. Vogliamo che ogni marittimo sappia che va bene non stare bene e sappia a chi rivolgersi per chiedere aiuto”, ha dichiarato Dr Asif Altaf, coordinatore del programma ITF per il benessere.
“Il nostro network internazionale di ispettori e sindacati parla già con i marittimi di retribuzioni e condizioni di lavoro. Mind At Sea contribuirà a inserire la salute mentale in queste conversazioni, così da riconoscere quando qualcuno è in difficoltà e metterlo in contatto con il sostegno di cui ha bisogno.”
La campagna si articola in quattro azioni — riflettere, riconoscere, rispondere e chiedere aiuto — e incoraggia i marittimi a parlare apertamente del proprio benessere e a riconoscere eventuali segnali di difficoltà in sé stessi o nei colleghi. I sindacati affiliati all’ITF saranno inoltre invitati a sviluppare forme di sostegno tra pari e a condividere risorse con le famiglie dei marittimi.
L’iniziativa sostiene anche l’obiettivo dell’ITF di includere il suicidio tra i casi coperti dalle disposizioni sull’indennizzo per morte in tutti i propri accordi collettivi. Nel 2025 la Direzione generale indiana per la navigazione si era impegnata a garantire un indennizzo per tutti i decessi a bordo delle navi battenti bandiera indiana, compreso il suicidio, nell’ambito di accordi nuovi ed esistenti.
“Lo stato di salute mentale dei marittimi è una questione di salute e sicurezza sul lavoro e deve essere trattato come tale. Riposo adeguato, protezione dalle molestie e accesso all’assistenza professionale sono essenziali per un ambiente di lavoro sano”, ha affermato Jacqueline Smith, coordinatrice marittima ITF.
“Gli armatori e i governi devono fare molto di più per proteggere i marittimi dai problemi di salute mentale. Le famiglie che perdono una persona cara per suicidio meritano sostegno e protezione finanziaria: vogliamo che l’indennizzo per morte da suicidio sia incluso in tutti i nostri accordi collettivi. È già previsto negli accordi per le crociere del sindacato norvegese dei marittimi, ma ora deve diventare lo standard ovunque.”
Uno studio dell’Università di Yale del 2019, finanziato dall’ITF Seafarers’ Trust e condotto su 1.572 marittimi, ha rilevato che il 25% presentava punteggi indicativi di depressione. Il 20% ha riferito pensieri di essere meglio morto o di farsi del male nelle due settimane precedenti. L’ITF ha inoltre avviato negli ultimi anni accordi con i governi di India, Indonesia e Filippine e con Pertamina International Shipping per ampliare le attività di formazione e i servizi di supporto rivolti ai lavoratori dei trasporti.







