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Marocco, nuovi investimenti a Tanger Med e Nador

 



Il Marocco investirà circa 5,54 miliardi di euro nello nello sviluppo di Tanger Med e Nador West Med, rafforzando il sistema portuale e industriale del Mediterraneo meridionale. Gli interventi, al centro della seduta presieduta a Rabat da re Mohammed VI a fine ottobre, si inseriscono in una strategia che punta anche sulla transizione energetica e sulla tutela dell’ambiente marino. Per l’Osservatorio Nazionale per la Tutela del Mare (ONTM) l’iniziativa riguarda direttamente la competitività dei porti italiani e la gestione dell’ecosistema condiviso. 
 “Ogni container che cambia rotta, ogni terminal Gnl che si accende, ogni nave che allunga il viaggio intorno al Capo di Buona Speranza ha effetti diretti sull’ecosistema marino comune e sulla competitività dei nostri scali. È anche per questo che ONTM ha scelto di firmare un protocollo d’intesa con l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia: trasformare una concorrenza percepita in un terreno di cooperazione», spiega Sergio Prete, delegato per la portualità dell’Osservatorio. 
Nel 2025 Tanger Med ha movimentato 11,1 milioni di teu (+8,4%) e 161 milioni di tonnellate (+13,3%), secondo i dati NextMed, Srm e Assoporti ripresi dal Sole 24 Ore. Il porto dispone inoltre di oltre 3.000 ettari di aree industriali e logistiche e ospita più di 1.500 imprese. La nuova fase di sviluppo prevede per Tanger Med 3 l’aggiunta di 1.200 metri di banchine e una capacità di 4,5 milioni di container l’anno. La concessione è stata assegnata a Maersk-A.P. Moller. A regime, la capacità complessiva del sistema potrà raggiungere 20 milioni di container, con l’obiettivo di entrare tra i primi dieci porti al mondo. 
A Nador West Med, dove sono già stati investiti 4,9 miliardi di euro, il primo terminal container da 3,5 milioni di unità si avvicina all’entrata in esercizio. Il secondo, da 1,8 milioni, è atteso ad aprile 2027. Il complesso comprende anche un terminal per idrocarburi con una capacità potenziale di stoccaggio di 4 milioni di metri cubi, un terminal Gnl da 5 miliardi di metri cubi l’anno e banchine per rinfuse solide e merci varie. 
Il piano marocchino assegna funzioni complementari ai principali scali: Tanger Med come piattaforma globale, Casablanca come gateway economico, Nador West Med come polo industriale ed energetico e Dakhla Atlantique come collegamento verso l’Africa e il Sahel. 
“La lezione marocchina è di grande ispirazione e mostra come la scala cresce quando porto, industria, energia e formazione avanzano insieme. Un modello da cui l’Italia può trarre spunti preziosi e con cui può dialogare da pari, mettendo in campo le proprie eccellenze”, afferma Roberto Minerdo, presidente di ONTM. 
Sul fronte ambientale, la crescita delle infrastrutture può aprire spazi di collaborazione tra i due Paesi. Il terminal Gnl di Nador, con una capacità fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno, è indicato dall’Osservatorio come un’opportunità per sviluppare protocolli condivisi di monitoraggio delle acque e prevenzione dell’inquinamento. 
La nuova generazione di terminal può inoltre puntare sull’elettrificazione delle banchine e sui carburanti alternativi, in coerenza con l’area ECA per gli ossidi di zolfo (SOx) e il particolato, entrata in vigore il 1° maggio 2025. La crescita dei traffici nello Stretto di Gibilterra rappresenta un ulteriore ambito di cooperazione tra le autorità marittime delle due sponde. 
Il protocollo d’intesa tra ONTM e l’organismo marocchino prevede lo scambio di dati e buone pratiche sul monitoraggio ambientale, la gestione dei rifiuti portuali e la prevenzione dell’inquinamento. Tra gli ambiti di collaborazione figurano anche la formazione sui nuovi mestieri del mare, l’accompagnamento delle imprese italiane interessate alle zone industriali e logistiche di Tanger Med e Nador West Med e iniziative comuni di sensibilizzazione e ricerca. 
“Il protocollo d’intesa tra ONTM e l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia nasce dalla semplice constatazione che l’Italia ed il Marocco condividono lo stesso mare, e le scelte di uno ricadono sull’altro. Meglio governarle insieme che subirle”, dichiara Federico Pescetto, direttore generale di ONTM.
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