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Guardia costiera cinese, testata l’IA in mare


 

La guardia costiera cinese sta sperimentando sistemi di intelligenza artificiale per migliorare il riconoscimento delle intenzioni delle imbarcazioni e ridurre il rischio di escalation durante gli incontri in mare. Un sistema sviluppato da ricercatori della China Coast Guard Academy è stato testato attraverso simulazioni di scenari di confronto a bassa intensità, nei quali una nave della guardia costiera deve gestire la presenza di più unità impegnate in attività di pesca, avvicinamento e ricognizione. 
Lo studio, come riferisce il South China Morning Post, parte da una situazione tipica delle cosiddette aree marittime “grey zone”, dove le attività potenzialmente ostili possono essere difficili da distinguere da normali operazioni di navigazione o pesca. Nel caso simulato, una nave della guardia costiera protegge un gruppo di pescherecci mentre da quattro a sei imbarcazioni straniere conducono attività di disturbo e ricognizione a bassa intensità. 
Il problema affrontato dai ricercatori riguarda soprattutto la valutazione delle intenzioni. Un sistema tradizionale basato su regole tende infatti a reagire a comportamenti predefiniti come il superamento di una determinata distanza o una particolare manovra. Il modello sviluppato dalla China Coast Guard Academy utilizza invece dati provenienti dai sensori, comprese le tracce radar, insieme a un modello causale che cerca di ricostruire le possibili finalità delle manovre osservate: un “war game”, volendo semplificare, in cui il sistema aggiorna continuamente le probabilità di azioni ostili associate a differenti intenzioni. 
La risposta prevista dal sistema rimane comunque non letale: viene ordinato l'impiego di un cannone ad acqua per dissuadere le imbarcazioni dall'ulteriore avvicinamento, mantenendo la reazione entro le regole operative previste dalla simulazione. 
I risultati del confronto con il sistema attuale mostrano differenze significative. Nelle simulazioni considerate, il protocollo tradizionale ha utilizzato armi letali nello 0,3% dei casi. Con il sistema basato sull'IA non sono state rilevate violazioni delle regole relative all'impiego delle armi. Anche il tasso complessivo di violazioni delle regole operative, comprendenti per esempio l'avvicinamento eccessivo tra le unità, è sceso dall'1,2% allo 0,8%. 
Il miglioramento riguarda anche la capacità di riconoscere correttamente le intenzioni delle imbarcazioni. Il sistema basato sulle regole ha raggiunto un'accuratezza del 68,5%, mentre il modello di IA ha raggiunto l'89,6%. 
La ricerca prevede ora l'estensione del modello a scenari più complessi e caratterizzati dall'interazione fra domini differenti, oltre allo studio delle modalità di cooperazione fra operatori umani e sistemi di IA. Gli stessi ricercatori precisano infatti che l'obiettivo non è eliminare l'uomo dal processo decisionale. Il mantenimento di decisioni dell'IA coerenti con gli indirizzi strategici e con i principi etici richiede, secondo lo studio, ulteriori approfondimenti.
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