Gallozzi: il porto turistico come nodo intermodale
Il porto turistico come nodo intermodale, con la stessa logica degli scali commerciali. È la lettura di Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi, che a margine della presentazione della IX edizione di Salerno Boat Show parla della «capacità di mettere in connessione l’economia dei nostri territori con i mercati internazionali». «Io uso spesso il termine intermodalità – spiega - anche per il porto turistico: è una forzatura che viene dalla mia formazione professionale, ma il porto turistico deve stare in un luogo che unisce le bellezze del territorio e la capacità di connetterle con una clientela che può venire da tutta Europa».
A rendere possibile questa connessione sono l’alta velocità, con Salerno stazione dedicata, l’aeroporto e lo snodo autostradale, uniti a un’infrastruttura di alta qualità. «Fanno quasi il paio con la visione più mercantile dei porti commerciali: mettere in contatto un prodotto locale, nel nostro caso la bellezza territoriale, con i mercati nazionali e internazionali. Al posto di camion, treni merci e navi abbiamo treni passeggeri, aerei e imbarcazioni da diporto, ma l’approccio metodologico è esattamente lo stesso».
Alla domanda se questa “intermodalità turistica” sia figlia di un “dio minore”, Gallozzi risponde di no con nettezza. «Siamo nel pieno di uno sviluppo economico legato alla globalizzazione: grandi distanze tra mercati che consumano e aree di produzione. Il turismo è la stessa cosa, con grandi distanze tra il sito da godere e i luoghi di provenienza del consumatore. Parliamo di gestione competitiva della mobilità, di merci o di persone, e quella delle persone è di gran lunga più importante, non fosse altro perché le persone parlano e le merci no».
Tra i motivi di attrattività conterà sempre più anche la capacità di non impattare sui territori, a cominciare dagli aspetti ambientali. Sotto questo aspetto Marina d’Arechi ha anticipato i tempi. Sul fronte dell’elettrificazione delle banchine, ad esempio, è dotata di una cabina di ricezione nella parte alta e tre cabine di trasformazione distribuite sulle banchine che permette di collegare tutte le imbarcazioni. «Possiamo erogare complessivamente 6 MW, che è tantissimo, distribuiti in modo efficiente tra le tre aree della marina: potenza minore dove ci sono le imbarcazioni più piccole, maggiore dove ci sono i megayacht». Per questi ultimi sono state attrezzate colonnine da 600 ampere. «Come avverrà nei porti commerciali, quando l’imbarcazione è all’ormeggio spegne i generatori e si collega all’energia di banchina».
E se Gallozzi dovesse compilare il questionario sottoposto a tutti gli utenti di Marina d’Arechi, dove si chiede qual è la “marina ideale”, la replica è, con orgolio: «quella che c’è già». «La mia idea di base è stata quella di una struttura di grandissima qualità: la diga foranea in pietra naturale, non in calcestruzzo; i pontili in legno riciclato; un grande impianto di potabilizzazione dell’acqua di mare per non attingere all’acqua preziosissima dell’acquedotto; l’energia elettrica per consentire alle imbarcazioni di stare spente». Il punto di partenza era quello di cambiare paradigma: «Non è un’infrastruttura parcheggio di imbarcazioni, ma un distretto del turismo del mare che ha dentro lifestyle ed experience. Si viene a Marina d’Arechi non soltanto per ormeggiare, ma per vivere un’esperienza di turismo sul mare di qualità e di impiego proficuo del proprio tempo libero, che è il bene più prezioso che ciascuno di noi ha».






