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LUGLIO 2022 PAG. 32 - Santi: perché l’Italia è in grado solo di affrontare l’emergenza?

 



Nel nostro Paese, ed è una constatazione drammatica, le grandi opere e grandi scelte strategiche vengono realizzate solo sull’onda emotiva di tragedie. È stato il caso del Ponte Morandi, sta avvenendo in materia di piano energetico del Paese a seguito della guerra in Ucraina, accadrà certamente anche per il controllo dei ghiacciai e della crisi idrica del Paese.  A denunciarlo è il presidente di Federagenti (la Federazione nazionale degli agenti marittimi), Alessandro Santi, sottolineando come anche le strutture ministeriali siano prigioniere delle scelte sbagliate compiute negli ultimi decenni e specialmente della decisione di depauperare e smagrire, al punto da renderli inefficienti, gli uffici tecnici dei ministeri che dovrebbe sveltire le procedure di approvazione, verifica e realizzazione delle grandi opere.

Da più parti – sostiene Santi – viene sottolineato il rischio di congelamento e mancato avvio delle grandi opere infrastrutturali, siano esse inserite nel PNRR o indipendenti da questo piano. “Il settore portuale e delle opere connesse con il funzionamento dei porti e della catena logistica – prosegue il presidente di Federagenti – sta diventando, e non solo per il caso della Diga di Genova, la cartina al tornasole di un sistema che non funziona e che non ha altra possibilità di funzionare se non attraverso l’adozione di norme speciali, come accaduto nel caso del Ponte Morandi”.

“Tutti gli operatori marittimi – afferma inoltre Santi – ma anche il mondo della produzione industriale che con la pandemia, quindi con la crisi della catena logistica mondiale e infine con la guerra in Ucraina, ha scoperto la centralità strategica dei porti, non possono più nascondere la testa sotto la sabbia e affermare che tutto va bene entusiasmandosi per le grandi prospettive schiuse dal PNRR. Purtroppo lo scenario sul quale il caso della Diga di Genova, ma anche altre opere portuali, per primo il cronico blocco dei dragaggi, hanno acceso i riflettori, rendono obbligatoria una seria riflessione complessiva. La seconda manifattura - e il terzo paese per PIL d’Europa -non può perdere in competitività strategica e magari far diventare le aziende nazionali facile obiettivo di acquisizione da parte di capitali esteri. A meno di non consegnare il nostro Paese al modello, che sembra piacere a qualcuno, del ‘resort Italia’ di cui La Serenissima sta diventando funesto archetipo.”

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