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MARZO 2024 PAG. 32 - Una spugna per assorbire gli idrocarburi sversati

 

Una spugna per assorbire gli idrocarburi sversati

La curvatura verso la sostenibilità che sta caratterizzando il mondo dello shipping sta favorendo l’interesse verso il settore cleantech, termine che definisce tutte le tecnologie, i servizi e i prodotti orientati alla riduzione degli impatti ambientali derivanti dalle attività umane. In questo ambito gli sversamenti in mare rappresentano una delle esternalità più negative legate alla “blue economy”. A confermarlo le cifre. Ogni anno, infatti, a livello globale, vengono sversati nelle acque da 3,5 a 6 milioni di tonnellate di oli, e nel solo Mediterraneo, 600.000 tonnellate di idrocarburi. Fattispecie che, ad oggi, vede, a fronte di spese molto elevate, un tasso medio di recupero dell’idrocarburo sversato tra il 5 ed il 20% del totale.

È proprio su questo versante che la start-up T1 Solution ha sviluppato una delle soluzioni più innovative, FoamFlex200, spugna poliuretanica brevettata in grado di assorbire idrocarburi fino a 30 volte il proprio peso, recuperando elevati quantitativi di oli in poco tempo e nel pieno rispetto dei parametri della circular economy. Si tratta, infatti, di un prodotto riutilizzabile sino a 200 volte e consente non solo di recuperare l’olio fuoriuscito, ma anche di rimetterlo in produzione.

Partita nel 2014 con l’avvio delle fasi di certificazione Test1 ha avviato la produzione su larga scala del prodotto nel suo sito di Brescia, dopo l’esperienza positiva del 2018 alle Canarie. Proprio qui, alle prese con uno sversamento di 150 tonnellate di idrocarburi, l’utilizzo di 70 chilogrammi di FoamFlex consentirono di raccogliere il 55% del petrolio versato, rendendone riutilizzabili ben 57 tonnellate. 

«Le applicazioni per i vari ambiti della “blue economy” sono svariate» spiega Giorgia Bezzetti, Chief Operating Officer di T1 Solutions. «Dal settore oil and gas alle marine fino ai sinistri portuali e navali FoamFlex sta registrando un fortissimo interesse soprattutto da parte delle realtà più interessate alla rivoluzione green. In questo periodo abbiamo fornito una delle principali società armatoriali del settore petrolifero che sta sperimentando il prodotto su ben undici navi della sua flotta. I primi feedback sono postivi ed entro il prossimo trimestre sarà possibile quantificare il risparmio effettivo derivante dal suo uso». 

Uno dei grandi vantaggi rispetto agli altri metodi di “pulizia degli sversamenti” (prodotti chimico disperdenti, skimmer e pompe, materiali assorbenti non riutilizzabili) riguarda in particolare i costi. Il clean up di oil spill varia generalmente tra i 2mila e 30mila dollari a tonnellate, a seconda del prodotto sversato, della locazione geografica, quantità di spill e metodologia di intervento. FoamFlex200 consente invece un notevole risparmio in virtù del rapporto tra costo e capacità di assorbenza (circa 33 dollari per tonnellata) e per l’abbattimento delle spese di smaltimento. A differenza degli skimmer e pompe FoamFlex200 non comporta lo smaltimento dell’acqua consentendo addirittura il recupero pressoché integrale del prodotto sversato.  

«Nei prossimi mesi porteremo a compimento un grosso progetto che prevede la distribuzione del prodotto in un centinaio di porti turistici, comprese quattro aree marine protette. In quest’ottica abbiamo già fornito l’area di Favignana con dei kit speciali concepiti per l’operatività di diverse imbarcazioni, come ad esempio le unità per la pesca e i battelli “salvamare” impegnati negli interventi in caso di incidenti. Inoltre abbiamo esteso la nostra fornitura anche a venti scali della Sardegna, una delle regioni che maggiormente si sta muovendo in direzione della salvaguardia del suo mare».

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