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APRILE 2024 PAG. 59 - Diporto: Noleggio e Locazione come navigare e dove

 

Diporto: Noleggio e Locazione come navigare e dove

La disciplina che introduce la responsabilità assicurativa nel settore del diporto nautico risale al 1969. Concepita come una “coda” aggiunta alla regolazione del settore automobilistico non tiene conto delle specificità legate alle attività marittime. Un vulnus non sanato nemmeno nei più recenti regolamenti sulla nautica risalenti al 2005. 

Eppure il cluster nautico ha un suo peso all’interno dell’economia italiana, confermato dall’andamento positivo degli ultimi anni. Lungo la penisola navigano oltre 81mila unità da diporto. L’Italia è il paese leader nella produzione di superyacht, la tipologia di navi a più alto valore aggiunto. Le prospettive, in un segmento di attività come il charter, sono più che rosee, con una stagione turistica alle porte destinata ad eguagliare, se non a superare, i livelli record dello scorso anno.

Ciononostante, persiste, come si diceva sopra, un quadro di riferimento normativo soggetto a linee interpretative ambigue quando non proprio contraddittorie. Un unico calderone che includendo diporto privato, noleggio e locazione fino alle regate e alle cosiddette “prove tecniche” si riverbera fortemente anche sulla (mancanza di) “cultura assicurativa” del comparto. L’assicurazione è ancora vista come un costo obbligatorio da affrontare piuttosto che come uno degli strumenti a disposizione dell’impresa per garantirsi margini di responsabilità, tranquillità operativa, in definitiva di competitività. 

Il tema è stato ripreso recentemente in un convegno organizzato dal Propeller Club di Napoli intitolato “Diporto: Noleggio e Locazione, come navigare e dove” in cui è stato fatto il punto della situazione, sottolineando, ancora una volta, l’aspirazione del mondo assicurativo a diventare punto di riferimento e confronto continuo con gli armatori, alla ricerca di soluzioni ottimali per garantire lo sviluppo del cluster.  

Tra gli interventi, anche quello dell’Avvocato marittimista Marco Morace incentrato su “La copertura P&I e alcuni casi di sinistri marittimi anche in Aree Marine Protette” che ha passato in rassegna lo sviluppo, a partire dal secolo XVIII, dello strumento mutualistico del P&I evidenziandone la continuità d’impostazione fino ad oggi e concentrandosi sulle fattispecie legate alla navigazione, volontaria o meno, negli specchi acquei regolamentati. Questione particolarmente delicata in un’epoca in cui l’armatore è chiamato a destreggiarsi tra il desiderio della clientela di “consumare” esperienze marine esclusive e un approccio normativo sempre più stringente a tutela del bene ambientale e paesaggistico. 

Anche in questo caso le lacune legislative non aiutano a determinare un quadro univoco, rendendo sempre più necessaria una specializzazione nel settore “marine” da parte dei partner assicurativi delle aziende che effettuano il trasporto. Ad oggi, infatti, la legge non chiarisce la definizione di AMP (Area Marina Protetta) lasciando un margine di incertezza tra “area pubblica” o “area ad accesso regolamentato”. 

Su un quadro più esaustivo del segmento charter si è concentrato invece Sebastiano Iuculano, Consigliere Confindustria Nautica, che ha sottolineato l’importanza di una filiera che occupa circa 180mila unità lavorative e vede Napoli e Salerno come primo polo nazionale per fatturato. 

«Nell’ultimo triennio gli occupati sono cresciuti dell’11% con un indotto diretto, nel solo noleggio occasionale, che si assesta sui 150 milioni di euro. Si parla di un fenomeno economico che è cambiato nel corso degli anni e che ha bisogno, anche in questo caso, di norme dedicate». 

Tra i temi affrontati anche l’iter in via di approvazione sulla nuova Area Marina Protetta di Capri, che sta suscitando non poche preoccupazioni tra gli operatori. 

Ancora Iuculano.

 «Nel Golfo di Napoli ci sono già due AMP, si rischia di ridurre drasticamente lo spazio per operare liberamente. Un autogol, alla luce del valore economico che il comparto riversa sul territorio».

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