FMTS26, focus su Mediterraneo sostenibile
Si è svolto a Vietri sul Mare il primo Forum Mediterraneo del Turismo Sostenibile (FMTS26), due giornate di confronto tra istituzioni, armatori, operatori portuali, accademici e associazioni di categoria dedicate ai temi della governance, delle crociere e della portualità turistica. Obiettivo: individuare strumenti e modelli per uno sviluppo sostenibile e resiliente dell’intera filiera marittimo-turistica nel bacino mediterraneo. Al centro dei lavori la consapevolezza del Mediterraneo quale snodo geopolitico ed economico strategico, chiamato oggi a coniugare tutela ambientale, libertà di navigazione e competitività industriale.
Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare, ha definito il Mediterraneo «crocevia strategico» che «deve diventare piattaforma di sostenibilità », ricordando che si tratta di «un mare che va preservato». In uno scenario segnato dai conflitti ha ribadito che «Sostenibilità e sicurezza sono elementi legati» e, sul fronte della transizione energetica, ha osservato: «la decarbonizzazione è complessa e richiede infrastrutture, investimenti, regole». Critico sugli effetti distorsivi dell’ETS, ha aggiunto: «Se la decarbonizzazione comporta la desertificazione industriale non va bene perché nel deserto non c’è verde».
Il tema della governance internazionale è stato richiamato da Antonio Errigo, vice direttore generale di ALIS, che ha invitato a «partire da una certezza storica: per l’Italia il Mediterraneo è strategico» e ha sottolineato che «la filiera logistica serve a sostenere il sistema». In vista del post-PNRR ha posto un interrogativo: «Cosa faremo dopo il PNRR?», chiedendo «supporto a imprese e investimenti» e «proposte serie e di sostanza», con l’ipotesi di destinare «almeno 10-15 miliardi per il post PNRR».
Sul coordinamento tra città e cluster portuali si è soffermato Francesco Senese (PAM), secondo cui «il coordinamento rappresenta il futuro dei rapporti diplomatici» e il Mediterraneo è «non solo corridoio economico tra Stati ma anche culturale e sociale».
Ampio spazio è stato dedicato alla decarbonizzazione. Arianna Bonfanti (SRM) ha ricordato che «i porti sono protagonisti del percorso di transizione» e che «Mancano regole univoche, ognuno fa le sue esperienze e i porti devono decidere come rispondere alle esigenze degli armatori». Sul cold ironing ha precisato: «affinché ci possano essere vantaggi l’energia prodotta deve essere da rinnovabili», evidenziando inoltre che «Solo il 12% delle imprese del Nord Italia che esportano container usa il ferro. C’è molto da fare».
Valeria Mangiarotti (MedCruise) ha presentato uno studio secondo cui «il 70% ha un progetto di cold ironing ma solo il 29% è pronto per il bunkeraggio e il collegamento alla rete elettrica», avvertendo: «Non possiamo tralasciare i dettati normativi».
Dal mondo armatoriale Giovanni Consoli (Assarmatori) ricorda: «Gli armatori stanno investendo», ma «le difficoltà derivano da mancanza di coerenza normativa a livello globale». «Il doppio livello di normativa crea difficoltà » e comporta «distorsione del mercato della portualità ». Netto il giudizio sul cold ironing: «Le navi sono già pronte: in Italia oggi sono zero i porti funzionanti. Abbiamo necessità di far evolvere le infrastrutture: devono viaggiare alla stessa velocità delle navi».
Edoardo D’Andrea (Confitarma) ha sottolineato che l’Italia dispone della «quinta flotta turistica del mondo» e che il turismo marittimo «genera 14 miliardi a terra», mentre Tomaso Cognolato (Terminal Napoli) ha messo in guardia dal rischio che l’ETS «diventi una droga finanziaria».
Sul versante territoriale, Giuseppe Amoruso (Amalfi Coast Cruise Terminal) ha affermato: «Sarebbe interessante conoscere i flussi turistici sul territorio per meglio gestire le nostre attività », definendo aeroporto e metropolitana di Salerno «importanti passi verso la sostenibilità », pur riconoscendo che «ci sono passi da fare».
Adolfo Palombo (Università Federico II) ha osservato che il porto «tra 10 anni non sarà mero scalo merci e persone ma hub energetico e alternativo» e che «serve progettazione dei sistemi che devono funzionare», sottolineando come «i reflui biologici sono risorsa economica che genera lavoro» e rappresentino «una tecnologia matura ma serve un passo avanti».
Raffaella Del Prete (GPH Italia) ha richiamato l’esigenza di armonizzazione tra porti e compagnie, mentre Francesca Amoruso (Amalfi Coast Cruise Terminal) ha indicato in partenariati pubblico-privati, green bond e blue bond strumenti chiave, a fronte di stabilità fiscale e certezza normativa.
Michelangelo Lurgi (Rete Destinazione Sud) ha dichiarato: «Ãˆ stata veramente una giornata interessantissima, molto produttiva e soprattutto di condivisione», illustrando il percorso verso la costituzione delle DMO per «evitare frammentazioni» e creare «tre DMO fortemente partecipate, inclusive e soprattutto aperte alla partecipazione di tutti».
Raffaele Esposito (Camera di Commercio di Salerno) ha affermato: «La Camera di Commercio di Salerno sta investendo tantissimo nelle dinamiche turistiche e nelle progettualità », sottolineando la volontà di costruire «una governance importante, inclusiva e partecipata».
Nel corso del Forum è stato inoltre firmato un Protocollo d’Intesa tra il Propeller Club Port of Salerno e il Touring Club Italiano – Corpo Consolare della Campania per la valorizzazione del turismo costiero e della cultura del mare.
Il quadro emerso da FMTS26 restituisce un Mediterraneo chiamato a rafforzare cooperazione, infrastrutture e strumenti finanziari per governare una transizione che dovrà essere, al tempo stesso, ambientale, economica e sociale.



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