Supply chain: IA cresce, intermodale indietro
La digitalizzazione accelera nelle imprese manifatturiere del Nord Italia, cresce rapidamente l’interesse per l’intelligenza artificiale, mentre l’intermodalità tra azienda e porto resta ancora poco utilizzata. È la fotografia che emerge dall’ottava edizione della Survey “Corridoi ed efficienza logistica dei territori”, presentata durante il Contship Logistics Forum 2026 da Contship Italia e SRM.
L’indagine ha coinvolto 400 imprese manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – territori che rappresentano circa il 41% del PIL nazionale e il 51% dell’import-export italiano – integrando per il secondo anno consecutivo il punto di vista di 100 operatori logistici, con l’obiettivo di offrire una lettura congiunta delle dinamiche tra domanda industriale e offerta di servizi logistici.
Lo studio si inserisce in uno scenario internazionale segnato dalle tensioni geopolitiche lungo i corridoi tra Europa e Asia e dall’instabilità in Medio Oriente, fattori che stanno incidendo sempre più sulle strategie logistiche delle imprese e sulle scelte di approvvigionamento.
Tra i principali risultati emerge la crescita del livello di digitalizzazione delle imprese manifatturiere: il 53% dichiara un livello alto o molto alto, il 67% investe tra l’1% e il 5% del fatturato in tecnologie digitali e il 28% supera il 5%. Il 62% prevede inoltre un aumento degli investimenti nei prossimi cinque anni. Restano criticità legate alla resistenza al cambiamento (35%), alla limitata disponibilità di budget (31%) e alla carenza di competenze interne (31%).
In parallelo cresce l’interesse verso l’intelligenza artificiale. Il 51% delle imprese utilizza o sta valutando l’adozione di soluzioni di IA – rispetto al 19% registrato nel 2024 – mentre il 68% prevede di mantenere o aumentare gli investimenti. Tra le tecnologie più diffuse emergono le applicazioni di Supply Chain Risk Intelligence (32%), la blockchain (28%) e l’IA generativa per l’assistenza clienti (23%).
Nonostante gli investimenti infrastrutturali e la crescente attenzione verso modelli logistici sostenibili, l’utilizzo del trasporto intermodale tra azienda e porto resta limitato. Nel periodo 2019-2025 solo l’11% delle imprese ha utilizzato soluzioni ferro-gomma su questo segmento di filiera. Le principali motivazioni riguardano il minor costo percepito del trasporto stradale (43%), l’abitudine consolidata all’uso della gomma (35%) e una maggiore affidabilità percepita (31%). Tuttavia, il 21% delle imprese prevede di aumentare il ricorso all’intermodalità nei prossimi due anni.
Il tema è stato approfondito anche attraverso un’analisi sui corridoi internazionali tra Nord Italia e Germania, Benelux e Regno Unito, che ha confrontato le performance del trasporto stradale e di quello intermodale. I risultati evidenziano come, su alcune direttrici, le soluzioni intermodali possano risultare competitive rispetto al trasporto esclusivamente su camion, confermando la complementarità tra strada e ferro all’interno di sistemi logistici integrati.
La geopolitica continua a incidere in modo crescente sulle strategie delle imprese. Il 43% delle aziende dichiara di aver subito impatti sulla propria logistica a causa di conflitti internazionali e tensioni commerciali. Un caso significativo riguarda le politiche protezionistiche degli Stati Uniti: il 52% delle imprese che esportano container verso questo mercato ha registrato un calo delle esportazioni. Tra le strategie adottate emergono il rafforzamento dei rapporti con i clienti statunitensi (39%), la localizzazione della produzione negli Stati Uniti o in Paesi con accordi favorevoli (24%) e il miglioramento dell’efficienza produttiva per ridurre i costi (23%).
Per quanto riguarda le destinazioni dell’export via mare dei container, l’Europa resta il principale mercato di riferimento (46%), seguita dal Nord America (37%) e dal Far East (15%). Tra i mercati più rilevanti figurano Stati Uniti (34%), Regno Unito (24%) e Cina (12%). Sul piano portuale, Genova si conferma lo scalo più utilizzato per l’export, seguito da Ravenna, Venezia e La Spezia.
Sul fronte dell’import, l’Asia continua a rappresentare l’area principale di approvvigionamento: il Far East è indicato dal 62% delle imprese, mentre la Cina dal 58%.
La Survey ha coinvolto anche 100 operatori logistici, evidenziando un comparto in forte evoluzione sotto il profilo digitale. Il 50% presenta un alto livello di digitalizzazione, il 37% investe oltre il 5% del fatturato in tecnologie digitali e il 63% prevede un aumento degli investimenti nei prossimi anni. Anche l’intelligenza artificiale registra una crescita significativa: il 48% delle imprese logistiche la sta già esplorando o implementando e il 66% prevede ulteriori incrementi degli investimenti.
Secondo gli operatori logistici, l’adozione dell’intelligenza artificiale produrrà effetti rilevanti sull’organizzazione della supply chain: il 55% ritiene che migliorerà le prestazioni logistiche, il 59% che contribuirà alla riduzione dei costi e il 65% che favorirà lo sviluppo dell’intermodalità.
In termini operativi, la quota di utilizzo dell’intermodale tra gli operatori logistici risulta superiore rispetto a quella delle imprese manifatturiere: il 23% dichiara di utilizzarlo stabilmente e, tra questi, il 58% lo impiega per una quota compresa tra il 20% e il 60% delle merci trasportate. Il 24% prevede un incremento dell’utilizzo nei prossimi due anni.
Tra le novità presentate durante il forum è stata illustrata in anteprima Synlog Alliance, primo progetto consortile italiano di logistica data-driven, finalizzato alla costruzione di un ecosistema collaborativo basato su algoritmi avanzati e standard comuni per la condivisione dei dati tra logistica, porti e sistemi di trasporto.
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