Nexta: controlli infrastrutturali anche sui rischi climatici
Il cambiamento climatico modifica le condizioni ambientali e geologiche nelle quali operano le infrastrutture stradali e ferroviarie, introducendo nuovi fattori di rischio per ponti, viadotti e gallerie. A evidenziarlo è un rapporto di Nexta, società di ingegneria del gruppo Bureau Veritas in Italia, che richiama la necessità di affiancare alle verifiche strutturali un'analisi dell'evoluzione delle condizioni territoriali e climatiche rispetto a quelle considerate in fase di progettazione.
Le ispezioni, secondo il rapporto, non possono limitarsi alla ricerca di fessure, deformazioni, corrosione e altri segnali di deterioramento visibile. È necessario verificare anche se siano cambiate le condizioni ambientali, idrologiche, geologiche e geotecniche sulla base delle quali l'opera è stata progettata. Una struttura può infatti conservare un aspetto apparentemente integro, pur trovandosi a operare in un contesto più gravoso rispetto a quello originario.
L'aumento delle temperature, l'alternanza tra periodi di siccità e precipitazioni intense, le variazioni dei regimi di piena e l'instabilità dei versanti possono modificare le sollecitazioni a cui sono sottoposte le infrastrutture e la loro capacità di mantenere nel tempo le condizioni di sicurezza e funzionalità.
"Come contemplato nelle Linee Guida Ministeriali, il contesto sta cambiando rapidamente a causa dell’evoluzione climatica e dell’aumento della frequenza o dell’intensità di alcuni eventi meteorologici estremi. E ciò rappresenta un rischio e un problema da affrontare specie per le opere più datate, progettate sulla base di dati climatici e idrologici che potrebbero non rappresentare più adeguatamente le condizioni attuali", sottolinea Clara Formenti, Technical Director del Dipartimento B&I di Bureau Veritas Nexta. "La questione, che si pone con particolare intensità in zone sovraesposte come Alpi e Appennini, non riguarda soltanto la resistenza della struttura, ma anche la sua capacità di continuare a svolgere la propria funzione in sicurezza".
La rete infrastrutturale italiana comprende circa 600.000 chilometri di strade, oltre 16.000 chilometri di linee ferroviarie, circa 240.000 ponti e viadotti censiti e 3.500 gallerie. Secondo i dati riportati da Nexta, il 60-70% di queste opere è stato realizzato più di 30 anni fa, sulla base di condizioni climatiche, idrologiche e territoriali differenti da quelle attuali.
Il quadro di esposizione del territorio è evidenziato anche dai dati ISPRA relativi al 2023: il 18,4% della superficie nazionale risultava a rischio frana e il 4,1% a rischio alluvione nello scenario di pericolosità più elevata. A questi fattori si aggiunge l'evoluzione dei parametri climatici in Italia, caratterizzata dall'aumento delle temperature e dalla riduzione della piovosità complessiva, accompagnata da una maggiore intensità dei singoli eventi.
Nexta opera nella valutazione, nel monitoraggio e nella gestione delle infrastrutture e del territorio attraverso competenze di ingegneria strutturale, idraulica, geotecnica e ambientale, integrate con le attività di gestione del rischio. L'approccio proposto comprende l'analisi dello stato delle opere e delle condizioni territoriali nelle quali sono inserite, con l'obiettivo di individuare interventi di prevenzione e adattamento.







