Cargo aereo, l’AI come leva strategica
Il 2025 ha consegnato al cargo aereo italiano un dato record: Milano Malpensa ha superato le 760.000 tonnellate di merci movimentate, segnando un incremento del 4,3% rispetto all'anno precedente e il miglior risultato nella storia dello scalo, superando persino il picco del 2021. Una performance che è la sintesi di tendenze strutturali che ridisegnano il ruolo dell'Italia nella logistica globale. E che si intreccia con una trasformazione altrettanto profonda: il settore sta rapidamente adottando l'intelligenza artificiale come strumento di sopravvivenza competitiva in uno scenario internazionale sempre più instabile.
È questo il quadro emerso dall'ottava edizione del Convegno dell'Osservatorio Cargo Aereo, svoltosi a Milano Malpensa con il supporto di Sea Aeroporti di Milano. L'appuntamento, promosso da ANAMA (Associazione Nazionale Agenti Merci Aeree, nata nel 1957 come sezione aerea di Fedespedi) nell'ambito del Cluster Cargo Aereo — che riunisce anche Assohandlers, IBAR e Assaereo — ha presentato i dati di traffico dello scalo insieme a uno studio realizzato ad hoc dall'Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano sulle prospettive di applicazione dell'intelligenza artificiale nel settore.
Nell'arco di venticinque anni il cargo di Malpensa è triplicato. Rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019, la crescita è di un terzo. Una traiettoria che racconta la progressiva affermazione dello scalo come hub di riferimento per l'economia del Nord Italia e, più in generale, per l'export nazionale.
I driver di questa crescita sono duplici e in parte contrapposti per natura. Da un lato, la vocazione manifatturiera del territorio e la domanda di trasporto aereo per prodotti del made in Italy ad alto valore aggiunto — moda, design, farmaceutica, meccanica di precisione — che richiedono tempi di consegna rapidi e affidabili verso mercati internazionali. Dall'altro, una spinta sempre più rilevante proveniente dall'e-commerce in import: merci a basso costo, alto volume, provenienza prevalentemente asiatica, che hanno trovato in Malpensa un punto di ingresso privilegiato nel mercato europeo. Questi due flussi — export di qualità e import di volumi — hanno alimentato insieme la crescita record, ma pongono anche sfide gestionali e infrastrutturali diverse. Il primo richiede tracciabilità, sicurezza e puntualità; il secondo, capacità di smistamento rapido e gestione di picchi stagionali sempre più acuti.
Il record di Malpensa non matura in un contesto sereno. Al contrario, il settore del cargo aereo opera da anni in uno scenario di pressione crescente, che nel 2025 si è ulteriormente acuito. Le crisi geopolitiche — con il Medio Oriente in primo piano — non sono più uno sfondo remoto ma un fattore operativo diretto: le deviazioni di rotta imposte dalle tensioni regionali allungano i tempi di transito, aumentano i consumi di carburante e rendono imprevedibile la pianificazione delle capacità.
Le aziende del settore lo misurano con precisione.
Nell'indagine del Politecnico di Milano l'instabilità geopolitica ottiene un indice di criticità di 7,9 su 10, al pari dell'aumento dei costi energetici e dei carburanti e della crescente pressione competitiva del mercato. Per le aziende multinazionali, che rappresentano il 45% del campione, il quadro è ancora più critico: carenze di capacità e congestioni aeroportuali raggiungono un indice di gravità di 8,3, il più alto rilevato dall'indagine.
È in questo contesto che si inserisce l'accelerazione sull'intelligenza artificiale. Non come scelta visionaria, ma come risposta pragmatica a un'urgenza operativa.
Il dato più significativo emerso dallo studio è la velocità con cui l'adozione dell'intelligenza artificiale si sta diffondendo nel settore. Oggi il 51% delle aziende del cargo aereo ha già avviato progetti o implementazioni di AI. Nei prossimi tre anni quella quota è destinata a salire al 77%. Un salto di oltre venticinque punti percentuali che, in un settore tradizionalmente conservativo sul piano tecnologico, rappresenta una discontinuità significativa.
Gli ambiti di applicazione più diffusi riflettono le priorità operative del momento. Il 42% delle aziende utilizza l'AI per gestire le relazioni e lo scambio di dati lungo la filiera — un'esigenza diventata critica quando le rotte cambiano in tempo reale e le informazioni devono fluire tra decine di soggetti in modo affidabile. Il 31% la impiega per ottimizzare pricing e fatturazione, funzioni che in un mercato volatile richiedono aggiornamenti continui e capacità di calcolo che i sistemi tradizionali non garantiscono. Il 23%, infine, la utilizza per la pianificazione logistica e la gestione doganale e documentale.
I benefici percepiti dalle aziende che hanno già introdotto soluzioni AI si attestano su un valore medio di 6,4 su 10 — un giudizio positivo ma non entusiasta, che suggerisce un settore ancora in fase di apprendimento. I miglioramenti più apprezzati riguardano la qualità dei processi (7 su 10), la produttività (6,9) e il livello di servizio (6,7).
Un elemento ricorrente nell'analisi è la resistenza del settore verso un'automazione piena. Il 69% degli operatori adotta un approccio in cui le persone restano centrali — il cosiddetto "human in the loop" — preferendo l'AI come supporto alle attività operative piuttosto che come sostituto del giudizio umano. Solo il 54% la utilizza in contesti di automazione pura.
La distinzione non è secondaria. Nel cargo aereo, gli imprevisti sono la norma: un blocco doganale improvviso, una deviazione di rotta, un cambio di normativa in un paese di destinazione. Sono situazioni che richiedono capacità di adattamento, negoziazione e valutazione del contesto che i sistemi automatizzati, allo stato attuale, non sono in grado di gestire autonomamente.
Lo sottolinea con chiarezza Alessandro Albertini, presidente di ANAMA: «In uno scenario internazionale complesso, l'intelligenza artificiale rappresenta una risorsa preziosa per far fronte alla volatilità dei volumi e difendere il comparto cargo dalle gravi incertezze del contesto globale odierno. Questa evoluzione richiede però un approccio consapevole del fatto che l'AI è un supporto strategico, ma per le imprese di spedizioni il fattore umano resta il vero elemento distintivo che garantisce la vera capacità di gestire gli imprevisti e garantire qualità del servizio».
Una posizione che non è solo culturale, ma strategica: in un mercato dove la differenziazione si gioca sempre più sulla qualità della relazione con il cliente e sulla capacità di risolvere problemi complessi, il vantaggio competitivo non si delega a un algoritmo.
Un aspetto rilevante riguarda il gap tra la sperimentazione internazionale e quella italiana. Nel 39% dei casi, le aziende multinazionali hanno avviato soluzioni AI all'estero prima di estenderle alle filiali italiane. Oggi il 28% delle soluzioni è ancora in fase di test fuori dall'Italia, contro un 16% in sperimentazione sul territorio nazionale.
Il quadro è però destinato a cambiare rapidamente. Nei prossimi anni il 44% delle aziende prevede di avviare sperimentazioni direttamente in Italia — un segnale che il paese sta recuperando terreno e che il tessuto imprenditoriale del settore è pronto a investire localmente in innovazione.
Le barriere all'integrazione restano però concrete. Le preoccupazioni principali si concentrano sugli aspetti etici e di privacy, con un indice di criticità di 7,8 su 10 — il più alto tra i fattori di resistenza — seguiti dalle sfide tecnico-economiche (6,3) e da quelle strategico-organizzative (6,3). Questioni di governance del dato, conformità normativa e cultura interna che nessuna soluzione tecnologica risolve da sola.


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