Hormuz, rischi e assicurazioni marittime
La volatilità dello Stretto di Hormuz e, più in generale, delle principali direttrici marittime del Medio Oriente sta ridefinendo in profondità il perimetro del rischio assicurativo per il commercio internazionale, con impatti diretti sulle aziende europee e italiane. È questo il quadro delineato da Gill Martin e Paul Cole, Divisional Directors Marine, Cargo & Logistics, ed Ellis Morley, Divisional Director Risk Advisory & Client Solutions di Howden, broker assicurativo globale, che hanno analizzato l’evoluzione delle coperture in un contesto di crescente instabilità geopolitica nell'ambito del webinar "Strait of Hormuz: (Re)insurance Impact from Recent Events in the Middle East", organizzato insieme a Confitarma.
Secondo gli esperti di Howden, lo Stretto di Hormuz non si configura più come un passaggio pienamente affidabile né completamente interdetto: il transito risulta infatti possibile solo in condizioni variabili, spesso soggette ad autorizzazioni puntuali e a un livello di incertezza operativo che incide direttamente sulla pianificazione delle rotte. Una dinamica che si riflette anche sullo Stretto di Bab-el-Mandeb, altro snodo strategico per i flussi energetici globali, con effetti sistemici sulle catene di approvvigionamento.
Per le imprese europee, l’impatto non riguarda soltanto la dimensione fisica del trasporto marittimo, ma si estende alla struttura stessa dei costi logistici e assicurativi. L’aumento dei premi, la maggiore selettività delle condizioni di sottoscrizione e la revisione delle coperture stanno già influenzando la gestione delle spedizioni. Le deviazioni delle rotte, necessarie per evitare le aree più esposte, comportano inoltre un incremento significativo dei tempi di transito e dei costi operativi.
In questo contesto, la gestione del rischio richiede un approccio più dinamico e anticipatorio. Le coperture per rischio guerra e per il carico restano disponibili, ma vengono sempre più spesso attivate con finestre temporali ridotte e condizioni variabili, talvolta limitate a periodi di 24–48 ore. Ciò implica una necessità di monitoraggio continuo e di confronto preventivo tra imprese, broker e assicuratori prima della conferma delle rotte e dell’imbarco delle merci.
Sul piano operativo, questo si traduce in una valutazione più estesa delle variabili di rischio, che non riguarda soltanto la tratta marittima ma anche elementi come la proprietà della nave, la bandiera, l’origine e la destinazione del carico. Anche collegamenti indiretti con giurisdizioni considerate ad alto rischio possono incidere sulla disponibilità e sul costo delle coperture, modificando la struttura economica delle spedizioni.
Un elemento centrale dell’analisi riguarda inoltre la natura stessa delle coperture assicurative. Le polizze tradizionali contro il rischio guerra risultano infatti focalizzate su danni fisici diretti, mentre effetti indiretti come ritardi, interruzioni della supply chain o perdita di mercato richiedono spesso soluzioni dedicate o estensioni specifiche. A questo si aggiungono rischi emergenti come attacchi informatici e vulnerabilità dei sistemi logistici digitali, che ampliano ulteriormente lo spettro delle esposizioni.
Secondo l'analisi, il mercato assicurativo non ha proceduto a un ritiro generalizzato delle coperture nelle aree del Medio Oriente, ma ha adottato un approccio più prudente e selettivo, con condizioni costantemente riesaminate e, in alcuni casi, riformulate in termini di durata e premi.
Per le aziende, il rischio principale è quindi interpretare erroneamente la continuità della copertura. Ogni spedizione che coinvolge aree ad alta esposizione deve essere oggetto di verifica preventiva, con particolare attenzione alla distinzione tra danni fisici e impatti indiretti di natura logistica o commerciale.
Nel complesso, l’analisi evidenzia come il rischio geopolitico sia ormai una componente strutturale del commercio globale. La conseguenza diretta è la necessità, per gli operatori della supply chain, di integrare la gestione assicurativa nella pianificazione operativa, rafforzando strumenti di resilienza, continuità e adattamento in un contesto caratterizzato da instabilità persistente.


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