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Panama crocevia della tensione Usa-Cina sui mari


 

Panama di nuovo al centro degli attriti tra Stati Uniti e Cina in tema di shipping. La Federal Maritime Commission (FMC) statunitense ha recentemente segnalato una crescita ingiustificata delle detenzioni di navi battenti bandiera panamense nei porti cinesi: circa 70 episodi nel corso del mese di marzo. A confermare il fenomeno i dati del Tokyo Memorandum of Understanding (MOU): circa il 75% delle unità detenute a fini di controllo appartengono al registro del paese centroamericano, pari a 92 navi su 124 complessive. Le detenzioni hanno avuto durata variabile tra uno e dieci giorni, con un incremento significativo rispetto ai mesi precedenti. 
Secondo la FMC, la tendenza sarebbe potenzialmente collegata alle tensioni generate dalle controversie infrastrutturali e politiche che a inizio anno hanno portato alla revoca delle concessioni terminalistiche sui porti di Balboa e Cristóbal. 
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, rilanciando questa interpretazione, ha accusato la Cina di praticare forme di “pressione” nei confronti del sistema marittimo internazionale. Secondo le dichiarazioni diffuse sui social media, eventuali azioni di blocco o rallentamento delle navi impiegate in traffici commerciali regolari rappresenterebbero “un fattore di destabilizzazione delle supply chain internazionali, con impatti su costi operativi e affidabilità del sistema commerciale globale”. 
Gli Stati Uniti hanno ribadito il sostegno a Panama, definendo le pratiche di detenzione come forme di “ritorsione indiretta”. Le autorità cinesi non hanno commentato direttamente le accuse relative alle detenzioni, pur avendo contestando a più riprese le posizioni statunitensi sul controllo del Canale. 
Al centro della disputa i terminal di Balboa e Cristóbal, situati alle due estremità del Canale di Panama. A fine gennaio la Corte Suprema di Panama ha annullato il quadro giuridico alla base della gestione dei terminal, invalidando le concessioni operative detenute da CK Hutchison Holdings. Successivamente il governo panamense ha avviato le procedure per lo scioglimento del contratto, mentre CK Hutchison ha attivato arbitrati e richieste di risarcimento. Le operazioni portuali sono state affidate in regime temporaneo a soggetti legati a Maersk e Mediterranean Shipping Company (MSC). 
Secondo le valutazioni emerse, il rischio immediato per gli operatori non comporterebbe un’interruzione delle rotte, ma un aumento dell'incertezza operativa. Le detenzioni temporanee, se confermate come intenzionali e sistematiche, potrebbero tradursi in costi aggiuntivi, ritardi nella programmazione e necessità di rivedere strategie di routing per le navi battenti bandiera panamense. 
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio legato alla governance delle infrastrutture strategiche marittime e alla capacità delle potenze globali di esercitare controllo sulle principali rotte commerciali (Hormutz docet). La disputa giuridica locale si intreccia con temi di portata internazionale, trasformando una controversia contrattuale in un fattore di pressione geopolitica con ricadute operative concrete.
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