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Sbravati: l'assicurazione ferroviaria, un mondo a parte

 


Per circolare sull’infrastruttura italiana non basta il treno: serve una polizza obbligatoria con massimale molto elevato. Michela Sbravati, CEO di Sbravati Insurance Broker, spiega come un broker nato generalista sia diventato specialista del ferroviario, importando dalla Germania le coperture sul materiale rotabile. L’azienda è ora parte di un gruppo che prepara un rebranding. 
Come si evolve l’attività di Sbravati? 
È l’azienda di famiglia, fondata da mio padre nel 1972. Siamo nati come broker generalisti e ci siamo orientati sempre di più al mondo ferroviario, fino a diventare il broker di riferimento del settore. Qui siamo interlocutori assicurativi delle imprese ferroviarie e di tutte quelle che gravitano nella filiera: officine di manutenzione, detentori di materiale rotabile, operatori terminalisti e altri. Nel corso del 2025 siamo entrati nel Gruppo GBSAPRI come specialisti del ferroviario: una competenza rara, rappresentata in Italia solo dalla nostra realtà. Nel gruppo rappresentiamo la specialty ferroviaria, insieme a tante altre realtà familiari di seconda generazione, centri di competenza su tutti i settori. Così l’offerta è capillare sul territorio e con competenze specialistiche tramandate di generazione in generazione. 
Quali sono le caratteristiche dell’assicurazione ferroviaria? 
È letteralmente un mondo a parte. Per le imprese ferroviarie ci sono coperture importanti e obbligatorie, in ambito di responsabilità civile, sul modello della RC auto per le automobili. Per accedere all’infrastruttura di Rete ferroviaria italiana (RFI) è obbligatorio avere una copertura da 100 milioni di euro di massimale verso terzi: è la polizza principale per poter operare. Oltre a questa, indispensabile e imprescindibile, ci sono le polizze a protezione del materiale rotabile in gestione all’impresa, più o meno estese: riusciamo a proporle anche in formula all risk, a tutela completa del patrimonio e dei bilanci. L’altra polizza che i clienti del trasporto ferroviario merci devono avere è quella del vettore, per le responsabilità contrattuali verso i proprietari delle merci e dei vagoni. I nostri clienti, infatti, oltre alle merci trainano anche i vagoni di terzi: le coperture devono assicurare sia il materiale rotabile trainato sia le merci trasportate. 
Come vi siete adattati a questa specificità settoriale? 
La prima parte della storia aziendale, condotta da nostro padre, era orientata alle piccole e medie imprese e ai liberi professionisti. L’evoluzione verso il ferroviario è cominciata assicurando le imprese attorno al porto di Genova: abbiamo seguito le prime privatizzazioni e acquisito competenza specifica con il passaparola e l’ingresso nelle associazioni come consulenti. La polizza all risk sui corpi non c’era sul mercato italiano e non era alla portata degli operatori. L’abbiamo cercata sul mercato tedesco, dove precedenti privatizzazioni avevano creato un know-how consistente sul materiale rotabile. Ci siamo fatte portavoce in Italia di competenze che già esistevano in Europa, soprattutto in Germania. 
Quali sono i progetti per il futuro? 
Stiamo per presentare il rebranding della società e del gruppo, che avrà un nome più rappresentativo delle aggregazioni di questi anni. Il nostro obiettivo è continuare a seguire le imprese ferroviarie come specialisti e restare un punto di riferimento anche per i colleghi del gruppo, che da tutta Italia possono affidarci i casi relativi a questo settore.
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