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Fedespedi, export italiano in crescita del 4,5%

 


L’export italiano cresce del 4,5% nel primo semestre 2026, mentre il traffico container mondiale aumenta del 3% e i porti italiani restano sostanzialmente stabili. È il quadro delineato dalla ventottesima edizione del Fedespedi Economic Outlook, l’osservatorio della Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali sull’economia e sul trasporto merci, che rileva anche le pressioni sulle rotte logistiche e sui costi energetici legate alle tensioni in Medio Oriente. 
Nel periodo gennaio-giugno, le esportazioni italiane hanno raggiunto 337,2 milioni di euro, con un incremento del 4,5%, mentre le importazioni sono salite del 4,3%, a 312,6 milioni. L’export è cresciuto soprattutto verso il Nord Africa (+20,8%) e i Paesi europei extra UE-27 (+9,7%), mentre le vendite verso il Medio Oriente sono diminuite del 14,2%. Tra le flessioni più marcate figurano quelle verso Kuwait (-49,4%), Iran (-47,9%) e Bahrein (-42,2%). 
Sul fronte dello shipping, nel primo semestre il traffico mondiale di container ha superato i 96 milioni di TEU, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita è stata sostenuta soprattutto dai flussi infraregionali (+6,1%), mentre il traffico intercontinentale è aumentato dell’1,5%. 
Tra le aree più dinamiche si sono distinte il Far East (+8,8%), l’Africa subsahariana (+7,4%) e l’America Latina (+3,5%). I principali porti italiani hanno movimentato complessivamente 3 milioni di TEU, con una variazione del -0,2% su base annua. Tra gli scali in calo figurano Genova (-1,5%), Savona (-8%) e Trieste (-4,1%); in crescita La Spezia (+3,5%), Venezia (+4,6%) e Ancona (+3%). 
I principali porti mediterranei non italiani hanno registrato invece un incremento complessivo del 4,7%, con Rijeka-Fiume in aumento del 35,7%. 
Le tensioni geopolitiche continuano a modificare le rotte marittime. Nel primo semestre 2026, i transiti attraverso il Canale di Suez sono rimasti inferiori ai livelli pre-crisi: rispetto ai massimi del 2023, il numero complessivo delle navi è diminuito del 47,5%, mentre per le portacontainer la contrazione ha raggiunto il 70,3%. Le compagnie continuano a ricorrere alla rotta del Capo di Buona Speranza, che allunga i tempi di navigazione di 10-15 giorni. Per lo Stretto di Hormuz, le rilevazioni riportate dal rapporto indicano meno di 10 transiti giornalieri, contro i circa 60 precedenti alle ostilità. 
Le tensioni nell’area hanno inoltre riportato il Brent intorno ai 100 dollari al barile e il gas oltre i 70 euro/MWh, alimentando le pressioni sui costi energetici. Sul fronte dei noli, dopo gli aumenti registrati tra maggio e luglio, le tariffe verso i porti del Nord Europa e del Mediterraneo risultano in ridimensionamento. Tra settembre 2025 e settembre 2026, il nolo medio Shanghai-Genova è stato comunque superiore di circa il 27% rispetto a quello Shanghai-Rotterdam, con una riduzione del differenziale nel mese di settembre. 
Nel cargo aereo, a luglio il traffico globale è cresciuto del 3,9% rispetto allo stesso mese del 2025, secondo i dati IATA riportati nell’Outlook. In Italia, nei primi sette mesi dell’anno, gli aeroporti hanno movimentato circa 725 mila tonnellate di merci, in calo dell’1%. Alle flessioni di Malpensa (-5,8%) e Pisa (-15,3%) si contrappongono gli aumenti di Bergamo (+59,9%), Brescia (+22,6%) e Napoli (+21%). 
«La logistica sta reagendo alla discontinuità delle rotte ridisegnando i flussi, ricorrendo a soluzioni alternative e integrando sempre più modalità di trasporto diverse», ha dichiarato il presidente di Fedespedi Alessandro Pitto, sottolineando che questa capacità di adattamento comporta costi che si riflettono sui tempi e sui noli. Pitto ha richiamato inoltre la necessità di investire in infrastrutture, intermodalità e digitalizzazione per sostenere la competitività del sistema logistico italiano.
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