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MARZO 2023 PAG. 16 - Troppi livelli decisionali sui canoni demaniali

 



«L’organizzazione della materia portuale non può essere determinata da fattori ideologici. Bisogna partire dai fatti perché le regole dell’economia devono fare i conti con la realtà. In Italia invece si ragiona per slogan». Sull’autonomia differenziata, e sulle conseguenze che potrebbe avere nella governance dei porti, Luca Becce, Presidente di Assiterminal non le manda a dire. È preoccupato. «Si discute come se noi fossimo un paese centralista mentre in realtà sono fin troppi i livelli decisionali. Il problema è che manca il sistema non che ce ne sia troppo».  

Da dove nasce questo grido di allarme?

L’ultimo report di SRM sui corridoi logistici nel Nord Est conferma quello che era stato messo nero su bianco dal “Piano strategico nazionale delle Infrastrutture e della Logistica” del 2015. C’è, tra gli altri, il tema fondamentale del collegamento tra i nostri porti e i mercati industriali. La stessa riforma della legge portuale era stata pensata con il presupposto di mettere insieme i presidenti delle autorità portuali in un tavolo di coordinamento nazionale il cui compito era esprimersi sulle scelte infrastrutturali nazionali. Di contro la composizione dei comitati di gestione portuale riflette una prevalenza delle comunità locali. In questi ultimi anni il primo fattore dell’equazione è stato di fatto disatteso: siamo andati in direzione opposta a quelle che erano le esigenze del settore e gli indirizzi strategici fissati.   

I discorsi sull’autonomia differenziata rendono più critica la situazione? 

Invece di confrontarsi su temi reali sento parlare di una nuova stagione di intervento delle Regioni sui porti. E dico basta. Esistono fin troppi elementi di valorizzazione delle prerogative locali. È arrivato il momento in cui bisogna definire le materie sulle quali deve agire un coordinamento tra Stato e Regioni e quelle sulle quali lo Stato deve decidere con una politica di sistema. Non è difficile: basta affrontare la realtà con cui dobbiamo confrontarci con serietà, analizzare le funzioni dei singoli fattori in gioco e intervenire in modo coerente. Se siamo d’accordo tutti che un porto serve un intero Paese o addirittura un pezzo di continente come può essere governato localmente?

Da dove partirebbe nel rimettere in piedi il sistema?

Inizierei spacchettando le attività che fanno riferimento al sistema logistico infrastrutturale e portuale, stabilendo le modalità di governance più coerenti alle funzioni del singolo segmento della filiera. Se il demanio portuale è un bene dello Stato non dovrebbe essere governato da un sindaco o da un presidente di regione. Le stesse concessioni non possono essere subordinate a interessi locali ma devono riflettere le scelte del mix merceologico che caratterizzano l’organizzazione del singolo porto. Detto ciò è chiaro che in tutte le materie di interferenza, come la costruzione di opere strategiche, lo Stato si confronti con i vari livelli territoriali, stabilendo a seconda dei casi i tipi di compensazioni necessarie. Servirebbe una reale semplificazione che azzeri le troppe competenze che insistono sulla stessa materia. 

Qual è la priorità di Assiterminal in questo contesto? 

Finalmente si sta discutendo di un regolamento di base sulle concessioni. È chiaro che ogni porto produce valori e opportunità economiche differenti ma, crediamo, le modalità di rilascio di proroga di messa a gara dovrebbero essere uniche. Non possono essere diverse da realtà a realtà. Per essere chiari: il computo degli investimenti e l’incidenza degli stessi sul rilascio della concessione e del relativo canone demaniale non possono essere diversificate. Si metterebbe a rischio la concorrenza. 

Giovanni Grande

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