Cepim, boom del nuovo terminal intermodale
«Venti milioni di investimento che stanno dando buoni frutti». Fabio Rufini, Amministratore Delegato di Cepim Interporto di Parma, non nasconde la soddisfazione per i risultati del 2025, primo anno a pieno regime del nuovo terminal intermodale. I numeri parlano chiaro: 800 treni movimentati, 750.000 tonnellate trasportate via ferro, 23.400 camion tolti dalle strade e 44.000 tonnellate di CO2 risparmiate. Ma è soprattutto la prospettiva di crescita ad emergere: fatturato destinato a passare dai 15 milioni del 2025 ai 17 milioni del 2026, con la nascita di una società dedicata al terminal e progetti di espansione già in cantiere.
Quale bilancio può tracciare di questo 2025?
Il nuovo terminal è sicuramente la nostra stella polare. Dopo una prima fase pilota, il 2025 è stato un anno pieno: da aprile-maggio è partita una vera rincorsa. Viaggiamo oggi a poco meno di 4 coppie di treni al giorno, ma già nel 2026, attivando le tracce verso la Germania, Stoccarda e la Polonia, raggiungeremo le 4 coppie piene, anticipando di almeno un anno quanto previsto nel business plan.
Cosa significano concretamente questi numeri?
Abbiamo tolto dalle strade 23.400 camion. Per dare un'immagine concreta: una fila di container lunga 450 chilometri, la distanza tra Parma e Roma, che anziché viaggiare su gomma è stata trasportata via treno. Questo ha significato risparmiare circa 47 milioni di chilometri percorsi su strada, con un risparmio di 16 milioni e mezzo di litri di gasolio e una riduzione di 44.000 tonnellate di CO2. Il sistema industriale che si appoggia alla logistica su ferro ha risparmiato circa 37 milioni di euro tra gasolio, pedaggi e usura dei mezzi.
Come si traducono questi risultati operativi sul piano economico?
Quest'anno abbiamo registrato un fatturato per il terminal di 800.000 euro. Per il prossimo anno dovremmo già raddoppiare questo importo, portandoci in pareggio con un anno di anticipo rispetto alle previsioni. Dal punto di vista economico generale, Cepim passa dai 12 milioni e mezzo di euro di fatturato dello scorso anno ai 14,5-15 milioni che stiamo definendo per la chiusura 2025, arrivando a un utile ante imposte di 1 milione e 200.000 euro. Il prossimo anno dovremmo traguardare i 17 milioni di fatturato con un utile superiore al milione e mezzo.
Quali sono le novità più importanti in arrivo?
Nel recente Consiglio di Amministrazione è stata approvata definitivamente l'avvio dell'operatività di ParTe - Parma Terminal Srl, che sarà operativa dal primo gennaio 2026. Ci è piaciuto chiamarla con questo nome che ricorda la partenza. Io sarò l'amministratore unico e questa società avrà l'obiettivo di focalizzarsi sull'operatività del terminal, per avere un chiaro controllo della gestione e poter sfruttare tutti i benefici, anche fiscali. In futuro potremmo aprirci ad altri operatori ferroviari interessati a fare investimenti con noi.
Il terminal ha ancora margini di crescita?
Il potenziale del nuovo terminal è di 8 coppie di treni al giorno, ovvero 16 treni in entrata e uscita. Siamo arrivati a gestirne quasi 4 treni giorno, ma per arrivare al raddoppio dovremo probabilmente aprirci ad altri operatori ferroviari che potranno darci ulteriore spinta.
Quali altri investimenti avete in programma?
Realizzeremo un'officina per la riparazione di locomotori e carri, un settore richiestissimo dal mercato e redditizio. Stimiamo un investimento tra 3 e 4 milioni di euro nel corso del prossimo biennio. Tra la fine del 2026 e il 2027 attiveremo questo nuovo servizio. Abbiamo già individuato le società partner e le compagnie ferroviarie molto interessate ad attivare contratti. Stiamo inoltre ultimando un'area di parcheggio del nuovo terminal per rendere ancora più fruibile il flusso dei mezzi su gomma in entrata e uscita.
Sul fronte immobiliare?
Realizzeremo una nuova palazzina uffici perché c'è domanda da parte di nuove società che vengono a lavorare da noi. Realizzeremo anche un nuovo binario, finanziato dal Ministero dei Trasporti, funzionale all'attività di un nostro partner industriale storico. Stiamo cercando di individuare una nuova area di circa 15 ettari, sempre in provincia di Parma, dove realizzare una seconda sede.
E sotto l’aspetto organizzativo?
Negli ultimi tre anni siamo passati da una forza lavoro di circa 30 persone a 40 unità che raggiungeremo con l'inizio del prossimo anno. Ma quello che ci fa più piacere è che eravamo usciti dal Covid con bilanci in rosso - perdevamo 400.000 euro nel 2020 e 2021 - mentre nel 2022 siamo riusciti a tornare in positivo per circa 100.000 euro, per poi fare lo scorso anno un milione e 50.000 euro di utile ante imposte.
Avete inaugurato anche il parcheggio sicuro...
Sì, da pochissimo abbiamo ottenuto la certificazione del parcheggio sicuro per mezzi pesanti, realizzato grazie ai finanziamenti della Comunità Europea e in parte del Ministero dei Trasporti, nell'ambito del progetto Safe and Secure. L’area dispone di 40 stalli con un alloggio che consente agli autisti di usufruire di docce e servizi igienici. È collocato vicino alla stazione di servizio che ha anche un ristorante, quindi avrà una classificazione Silver.
La sicurezza sul lavoro quanto pesa nelle vostre priorità?
Abbiamo fatto un lavoro importante di implementazione della segnaletica, sistemi anticaduta e tutte le attività relative alla sicurezza, in conformità al Decreto Legislativo 81. Con l'aumento dei flussi aumenta anche la possibilità di criticità, quindi sulla parte ferroviaria - ingresso e uscita dei treni, gruisti che lavorano con le casse - abbiamo alzato ulteriormente la guardia. Nel corso del 2026 avvieremo una campagna di sensibilizzazione di tutte le nostre persone e delle società che lavorano con noi, per definire un progetto sul lavoro sicuro condiviso.
Sul fronte della sostenibilità ambientale?
Abbiamo piantato 800 alberi nell'ambito del progetto Chilometro Verde, e sta andando tutto bene. Abbiamo curato la manutenzione anche nel periodo estivo critico. Stiamo progettando il potenziamento dell'impianto fotovoltaico: abbiamo già 2,5 megawatt e dovremmo ulteriormente creare coperture fotovoltaiche.
Siete coinvolti nel settore formativo?
Abbiamo definito un accordo con l'Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci di Parma, un'eccellenza sotto questo punto di vista. È un istituto aperto fino alle 20:00, non solo per corsi serali ma come luogo di studio pomeridiano per i ragazzi, con aule tecniche e grande collaborazione con le aziende locali. Vorremmo finanziare alcune attività sulle tematiche tecniche, perché a Parma c'è mancanza di queste figure. Il lavoro c'è per tutti, addirittura ci "rubiamo" le persone qualificate. Anziché fare la guerra tra aziende, cerchiamo di far crescere questi ragazzi.
Qual è la sua visione per il futuro?
Contrariamente a quanto sta succedendo su altri terminal, dove ci sono problemi con i cantieri della rete ferroviaria, noi essendo nuovi e avendo un bacino pronto ad accogliere treni e dare servizi, stiamo giovando di questa fase. La prospettiva è di crescita continua: abbiamo saturato tutte le nostre aree a disposizione - magazzini, piazzali, uffici - e proprio per questo stiamo pianificando espansioni importanti di cui si diceva prima. Il 2026 e il 2027 saranno anni di consolidamento e ulteriore sviluppo.
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