Il ratto di Maduro
Bisogna dire che il nuovo anno è iniziato con il botto nel vero senso della parola. Ad una pace che stenta ancora ad arrivare in Ucraina, grazie anche all’insipienza della Ue e con un Medioriente non ancora pacificato, il presidente Trump porta il suo contributo imponendo un poderoso abbrivio verso la complicazione delle relazioni internazionali con l’arresto/sequestro del sedicente presidente venezuelano Maduro.
Una vera e propria operazione chirurgica portata con maestria ben superiore a quella che vide Trump impegnato in Iran con il famigerato caso Soleimani. A dimostrazione che la geopolitica è un’arte, potremmo addirittura parlare di Cabala poiché in ambo i casi, Soleimani e Maduro, la data prescelta è caduta sul 3 gennaio.
Ma al di là di speculazioni filosofiche rimane assai interessante studiare le motivazioni postume apparse sui rotocalchi e trasmissioni televisive.
Il ventaglio delle ipotesi è assai ampio, a cominciare dall’immancabile petrolio, al voler liberare il Venezuela da un dittatore, che perduto le recenti elezioni ed è comunque rimasto al capo del governo fino a giungere ai cartelli della droga.
Ora per brevità eviteremo di commentare la motivazione di natura più squisitamente liberale e democratica mentre osserveremo che se è pur vero che gli Usa stiano soffrendo come non mai il problema droga è anche vero che la sua provenienza non è esclusivamente venezuelana.
Anche la questione petrolifera ha molteplici zone d’ombra, se pur per molti mass media ed analisti rimane il motivo principale. Indubbiamente è di eccezionale interesse, ma non nella sua interpretazione canonica, poiché, non è certo un segreto, gli Usa sono uno Stato esportatore dell’oro nero. In più bisogna anche considerare che recentemente nella Guyana è stato scoperto uno dei più grandi giacimenti di petrolio al mondo e gli americani, come loro abitudine, se ne sono immediatamente garantiti il controllo.
Allora in che modalità il petrolio è un elemento imprescindibile per il ratto del dittatore?
Ebbene, a tal punto, ricordare che i due terzi del petrolio estratto dal Venezuela viene venduto alla Cina mentre il restante all’Iran e alla Russia. Per anni il Venezuela ha fatto da base ad agenti cinesi, russi, iraniani e per il terrorismo islamico. Sicuramente le dichiarazioni di Maduro di voler annettere militarmente la Guyana, poiché considerata territorio venezuelano, ricoprono un gran valore.
Dobbiamo però porre l’accento su una questione a dir poco clamorosa, poiché il ratto del presidentissimo è stato operato a poche ore dal termine della riunione con la delegazione cinese con Maduro, mentre quattro navi russe erano giunte nel mar dei Caraibi in acque venezuelane. Se pur, come detto, la geopolitica non è una scienza, ma un’arte a geometria variabile è anche vero che in questa disciplina non esistono coincidenze.
Mentre l’Avvocatura di Stato americana e l’ONU sono impegnate in un’aspra contesa sul diritto internazionale per determinare la legittimità dell’Operazione Speciale, Trump manda un messaggio preciso ai suoi avversari che siano in Europa, in Asia o in America: la dottrina Monroe non può essere oggetto di discussione. Così mentre navi petroliere russe, con l’oro nero venezuelano, vengono fermate da navi americane nei vari oceani si riapre il caso Groenlandia, ma questa è un’altra storia.
Alessandro Mazzetti


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