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Sicilia orientale, porti moderni per recuperare il gap

 

Bilancio di fine anno e prospettive future per il sistema portuale della Sicilia orientale. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, Francesco Di Sarcina, traccia un quadro articolato delle attività svolte nel 2025 e delle sfide che attendono l’ente nel 2026, tra rafforzamento organizzativo, investimenti infrastrutturali, crescita del traffico container, sviluppo dell’eolico offshore e nuove opportunità per il comparto crocieristico. 
Come è andato il 2025? 
È stato un anno importante. Al netto della naturale tendenza di ciascuno a valorizzare il proprio operato, ritengo che nel nostro sistema portuale siano state realizzate attività di rilievo che hanno rafforzato la centralità della Sicilia orientale nel panorama nazionale. Partivamo da una condizione di marginalità infrastrutturale e operativa, che stiamo progressivamente superando attraverso interventi su più livelli: potenziamento delle infrastrutture, riorganizzazione degli spazi, regolazione dei processi e attrazione di nuovi interessi dello shipping. 
Uno dei temi ricorrenti è il rafforzamento della struttura dell’Autorità. In che modo siete intervenuti? 
Quando sono arrivato l’Autorità gestiva due porti, Augusta e Catania, con circa 30 persone. Oggi gestiamo quattro porti e contiamo 75 unità, con una pianta organica approvata che arriverà a regime a circa 85 addetti. Abbiamo finalmente dato riconoscibilità alla struttura, definendo ruoli, funzioni e sedi operative. Oggi l’AdSP è presente sul territorio con due sedi principali e con nuove sedi in via di attivazione a Pozzallo e Siracusa. Questo rafforzamento organizzativo era un prerequisito indispensabile per governare in modo efficace un sistema portuale articolato. 
L’ampliamento del perimetro dell’AdSP ha cambiato l’approccio alla gestione del territorio? Assolutamente sì. Con l’ingresso di Pozzallo e Siracusa governiamo di fatto l’intero sistema portuale della Sicilia sud-orientale. Questo consente una visione organica delle politiche portuali, pur nella consapevolezza che ogni porto ha peculiarità e problematiche specifiche. L’approccio deve essere strutturato anche nei porti di minori dimensioni, perché le tipologie di criticità – imprese portuali, lavoro, infrastrutture – sono le stesse, cambia solo la scala. 
Sul fronte degli investimenti infrastrutturali, quali sono gli interventi più rilevanti? 
Stiamo completando tutte le opere finanziate dal PNRR nei tempi previsti, insieme ad altri interventi strategici, in particolare sul porto di Augusta. Qui è in fase di ultimazione un nuovo terminal multipurpose da circa 120 mila metri quadrati, che sarà operativo entro febbraio 2026. È un’opera rilevante, pari a circa un terzo dell’intera superficie portuale di Augusta, recuperata grazie a un finanziamento comunitario integrato con risorse dell’Autorità. Augusta è anche al centro delle strategie sull’eolico offshore. 
Che ruolo avrà lo scalo in questo settore? 
Il porto di Augusta, insieme a Taranto, è stato individuato come porto prioritario a livello nazionale per la realizzazione delle piattaforme eoliche offshore galleggianti. Questo comporta una riorganizzazione degli spazi portuali e lo spostamento del terminal container, ma soprattutto apre una prospettiva industriale nuova e coerente con le politiche di transizione energetica. 
A proposito di container, i dati mostrano una crescita significativa… 
Nel 2025 chiuderemo con circa 70 mila Teu ad Augusta, a cui si aggiungono quasi 10 mila Teu a Pozzallo. Considerando che l’intera Sicilia non supera i 100 mila Teu complessivi, è evidente che il nostro sistema intercetta la gran parte del traffico container regionale. Registriamo un incremento di circa il 35% rispetto all’anno precedente e le prospettive per il 2026 sono ulteriormente positive, con l’obiettivo dichiarato dal terminalista di superare i 100 mila Teu. Oggi Augusta è diventato il porto di backup naturale per Malta. Le navi, in caso di necessità, lo scalano per l’efficienza dei servizi, le tariffe competitive e l’adeguatezza dei fondali. Un anno e mezzo fa il traffico container era pari a zero, oggi parliamo di decine di migliaia di Teu. Questo dimostra che il sistema funziona. 
Quali sono gli sviluppi infrastrutturali previsti per sostenere questa crescita? 
Stiamo lavorando al completamento del terminal container di Augusta con l’allungamento della banchina fino a 625 metri, un piazzale retrostante di circa 250 mila metri quadrati e fondali fino a 15-16 metri. Con queste dotazioni la Sicilia potrà ricevere direttamente navi portacontainer di linea, riducendo la dipendenza dai porti del Nord. A questo si aggiungono il collegamento autostradale già esistente e quello ferroviario in fase di realizzazione. Catania ha recentemente approvato il nuovo Piano regolatore portuale. 
Che significato ha questo risultato? 
Dopo 47 anni Catania ha finalmente un nuovo Piano regolatore portuale, approvato in soli dieci mesi. È la dimostrazione che, anche con l’attuale quadro normativo, è possibile raggiungere risultati concreti se si lavora sul dialogo con le istituzioni e gli stakeholder. Ora stiamo avviando il percorso per il nuovo Piano di Augusta, con le procedure di Valutazione ambientale strategica già in corso. 
Sul piano dei servizi, quali innovazioni sono state introdotte nei porti del sistema? 
Abbiamo avviato i progetti di cold ironing su Catania e Augusta, digitalizzato i processi con l’introduzione del PCS e realizzato nuove infrastrutture di servizio. Ad Augusta inaugureremo a gennaio il nuovo Posto di controllo frontaliero, che la Commissione europea ha definito tra i migliori d’Italia per standard e innovazione. Stiamo colmando un gap infrastrutturale e funzionale che durava da oltre quarant’anni. 
Un capitolo importante riguarda le crociere. Quali sono le prospettive per la Sicilia orientale? 
Il potenziale è ancora in gran parte inespresso. A Catania siamo passati da 160 mila a quasi 300 mila passeggeri, una crescita significativa. A questo si aggiungono Siracusa e Pozzallo, che iniziano ad affacciarsi al mercato crocieristico. L’obiettivo è sviluppare un sistema integrato, evitando la concorrenza interna tra porti e puntando su un’offerta complementare. Siracusa, in particolare, avrà una nuova stazione marittima in costruzione, con banchine adeguate a navi di dimensioni compatibili con la delicatezza del contesto urbano. 
Che ruolo giocano i collegamenti con il territorio, a partire dall’aeroporto di Catania? 
Il rapporto con l’aeroporto di Catania è strategico, soprattutto per il comparto crocieristico e per i grandi yacht. Il nuovo Piano regolatore portuale è stato pensato anche per attrarre la grande nautica, che necessita di un aeroporto internazionale nelle immediate vicinanze. Sul cargo, invece, i mondi restano separati, mentre sulle crociere il dialogo è continuo, perché il modello door to door rende essenziale la prossimità aeroportuale. 
E per quanto riguarda le Zone economiche speciali? 
Con l’istituzione della ZES unica il rapporto è diventato più amministrativo e meno territoriale rispetto al passato. È una fase di assestamento che va superata, recuperando una maggiore capacità di progettazione condivisa. È una sfida che riguarda tutti. 
In conclusione, quale visione guiderà il sistema portuale della Sicilia orientale nei prossimi anni? L’obiettivo è recuperare il ritardo accumulato in decenni e rendere i nostri porti infrastrutture moderne, integrate con il territorio e capaci di competere nel Mediterraneo. I risultati ottenuti dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta, ma il lavoro da fare è ancora significativo.
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