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Spedizioni sotto 150 euro, traffici in sofferenza

 


La tassa da due euro sulle spedizioni fino a 150 euro, introdotta all’inizio dell’anno, sta producendo effetti opposti a quelli attesi. Secondo Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, la misura non ha ridotto l’ingresso delle merci né garantito nuove entrate fiscali, ma ha innescato una distorsione dei traffici a danno del sistema logistico nazionale. Andrea Cappa, direttore generale della Confederazione, parla di “effetto boomerang” e chiede una sospensione fino a luglio, in attesa di un intervento coordinato a livello europeo. “Dal primo gennaio i volumi di questo traffico sono calati di circa il 40% e l’aeroporto di Malpensa ha già perso oltre trenta voli. Ma le merci continuano ad arrivare in Italia, semplicemente seguendo altre rotte”, spiega Cappa. 
Perché Confetra ha deciso di intervenire su questa misura? 
Stiamo assistendo a una distorsione evidente dei traffici senza che si siano raggiunti gli obiettivi dichiarati della norma. L’introduzione del contributo da due euro avrebbe dovuto, da un lato, disincentivare alcune tipologie di importazioni e, dall’altro, generare risorse per lo Stato. Nei fatti non accade né l’una né l’altra cosa. 
Quali effetti concreti state osservando sul mercato? 
Dal primo gennaio a oggi registriamo un calo vicino al 40% delle spedizioni interessate dalla misura. I flussi si sono spostati verso altri aeroporti europei, come Lipsia o Budapest. Da lì, però, le merci raggiungono comunque l’Italia via camion. Il risultato è che non si incassa il contributo, non si riduce l’ingresso di queste merci e si aumenta l’impatto ambientale, allungando la filiera. Soprattutto si sottraggono traffici agli operatori logistici italiani che gestivano questi flussi: una volta persi, recuperarli diventa estremamente difficile. 
Malpensa è lo scalo più colpito? 
Sì, perché gestisce circa il 70% del traffico merci aereo nazionale ed era il principale hub per questa tipologia di spedizioni. Ad oggi stimiamo la perdita di almeno trenta voli, senza contare i volumi sottratti su collegamenti ancora attivi. Inoltre abbiamo notizia di operatori che stavano valutando l’apertura di nuovi voli cargo verso l’Italia e che hanno cambiato destinazione dopo l’introduzione della tassa. 
Si tratta solo di fast fashion o il perimetro merceologico colpito è più ampio? 
È importante chiarirlo: la misura non colpisce solo il fast fashion. Riguarda tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra UE. Parliamo quindi anche di piccola elettronica, accessori, beni acquistati online, che arrivino dalla Cina, dagli Stati Uniti, dal Brasile o dall’India. Come Confetra, è di nuovo utile sottolinearlo, non entriamo nel merito della scelta di introdurre un’imposizione su spedizioni che finora non pagavano dazi. Il problema è il metodo. Queste decisioni devono essere coordinate a livello europeo. L’Italia ha fatto una fuga in avanti in un mercato unico, e in un mercato unico le merci trovano sempre la via più efficiente e meno costosa. 
Cosa si profila all’orizzonte? 
A luglio l’Europa discuterà l’introduzione di un dazio del 3% e di un contributo di tre euro applicato in modo uniforme. In quel caso non ci sarebbe alcuna distorsione dei traffici. Per questo abbiamo chiesto di sospendere l’applicazione della tassa italiana fino a luglio, così da allinearci a un quadro comune e condiviso. 
Cosa insegna questa vicenda alla logistica italiana? 
Il mercato conferma la rapidità nel reagire ai cambiamenti delle condizioni operative. In alcuni casi sono stati gli stessi operatori logistici italiani a trovare soluzioni alternative, spostando i traffici. È un meccanismo già visto in passato, ad esempio con i controlli sanitari: se un nodo diventa meno efficiente o più costoso, i flussi si spostano altrove. 
C’è il rischio che il fenomeno si accentui nei prossimi mesi? 
Certo. Quello che vediamo oggi potrebbe non essere il quadro definitivo. Alcuni operatori non hanno ancora ridotto i voli perché spostare un aereo richiede tempo. Se la misura restasse in vigore, potrebbero farlo più avanti o scegliere altre modalità di trasporto. Il mercato, come detto, risponde molto velocemente a cambiamenti di costi e livelli di servizio. In questo contesto generale è l’incertezza normativa a minare l’affidabilità del sistema Paese. Le aziende hanno bisogno di un quadro stabile. Se percepiscono che le regole cambiano improvvisamente o che le misure non sono coerenti, tendono a spostare le attività. E una volta persi, i traffici sono difficili da recuperare. 
Siete fiduciosi in una revisione della misura? 
Siamo confidenti di aver rappresentato correttamente la situazione al Governo e al Parlamento. Accorgersi di un errore di valutazione e introdurre correttivi non è un segno di debolezza, ma di intelligenza. Se si darà un messaggio chiaro e coordinato con l’Europa, una parte significativa dei traffici potrà tornare. Se invece prevarrà l’incertezza, il recupero sarà molto più complesso. 

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