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TEHA-Eni, biocarburanti per la transizione europea


 

I biocarburanti prodotti da materie prime rinnovabili possono contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti, alla diversificazione degli approvvigionamenti energetici e alla competitività industriale europea. È la conclusione dello studio strategico “Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization”, realizzato da TEHA Group insieme a Eni e presentato al Forum di Cernobbio organizzato da TEHA. 
Il rapporto parte dal cambiamento dello scenario energetico globale avvenuto negli ultimi anni, evidenziando come le crisi abbiano riportato al centro i rischi legati alla dipendenza da tecnologie, materie prime e capacità produttive esterne all’Europa. In questo contesto, lo studio individua nei biocarburanti come l’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) e il SAF (Sustainable Aviation Fuel) una tecnologia già disponibile per ridurre le emissioni lungo la filiera e diversificare le fonti di approvvigionamento. 
Secondo TEHA ed Eni, un approccio alla transizione basato su un numero limitato di tecnologie potrebbe infatti generare nuove vulnerabilità per il sistema industriale europeo. Il rapporto cita, tra gli altri dati, la perdita del 21% della capacità di raffinazione europea dal 2009 e l’aumento della dipendenza dalle importazioni per prodotti come diesel e jet fuel. Nello stesso periodo, la crescita della domanda elettrica dei data center viene stimata da 96 TWh nel 2024 a 236 TWh nel 2035. 
Lo studio propone quindi di considerare i biocarburanti come una soluzione complementare all’elettrificazione, soprattutto nei comparti nei quali la sostituzione dei combustibili convenzionali presenta maggiori difficoltà. Tra questi vengono indicati il trasporto pesante, l’aviazione e il trasporto marittimo. 
Sul fronte della mobilità stradale, il rapporto rileva che oltre 170 milioni di veicoli diesel Euro 5-V ed Euro 6-VI presenti in Europa sono già compatibili, se previsto dal costruttore, con biocarburanti da materie prime rinnovabili come l’HVO. Il prodotto può essere utilizzato anche puro, senza modifiche ai motori e alle infrastrutture di distribuzione nei casi in cui l’impiego sia approvato dal costruttore. 
La stessa logica viene applicata ai trasporti marittimi e aerei: l’HVO può essere impiegato puro nel trasporto navale, mentre il SAF può essere utilizzato in miscela con il jet fuel convenzionale fino al 50%, nell’ambito delle specifiche tecniche applicabili. 
Un altro capitolo riguarda la trasformazione della base industriale europea. TEHA ed Eni indicano nelle bioraffinerie una possibile evoluzione degli impianti esistenti, con l’obiettivo di preservare capacità produttiva, competenze e occupazione. Il rapporto cita le conversioni realizzate da Eni a Porto Marghera, nel 2014, e a Gela, nel 2019, come esempi di riconversione di siti industriali verso la produzione di biocarburanti. 
Secondo le stime dello studio, gli investimenti privati nel comparto potrebbero generare fino a 66 miliardi di euro di PIL in Europa e sostenere oltre 33.000 posti di lavoro. Il rapporto mette inoltre in relazione questi potenziali effetti industriali con i circa 49 miliardi di euro di risorse pubbliche destinati alla mobilità elettrica tra il 2016 e il 2030. 
Il documento affronta anche il tema delle materie prime. Oltre agli scarti e ai rifiuti, tra cui oli esausti da cucina, grassi animali e residui dell’industria agroalimentare, vengono indicate colture intermedie in rotazione con le produzioni alimentari e coltivazioni su terreni degradati. Secondo le stime riportate, il potenziale globale di queste filiere sarebbe circa cinque volte superiore al fabbisogno europeo, senza necessariamente sottrarre superfici alla produzione alimentare. 
Lo sviluppo di nuove filiere di approvvigionamento potrebbe inoltre avere ricadute nei Paesi produttori. I progetti promossi da Eni, principalmente in Africa, potrebbero coinvolgere oltre un milione di agricoltori nei primi anni del prossimo decennio, attraverso il recupero di terreni degradati e lo sviluppo di produzioni destinate sia ai biocarburanti sia all’alimentazione. 
Sul piano delle politiche europee, TEHA ed Eni chiedono infine un approccio maggiormente orientato alla valutazione delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita dei combustibili, anziché concentrato esclusivamente sulle emissioni allo scarico. Tra le proposte figura anche il riconoscimento di una categoria di veicoli “low-carbon” alimentati esclusivamente con biocarburanti da materie prime rinnovabili, oltre al sostegno alla conversione delle raffinerie esistenti in bioraffinerie.  
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