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Decarbonizzazione dello shipping, nuovo stop IMO



Ancora nessun accordo sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo internazionale nei negoziati presso l’International Maritime Organization (IMO). Per il terzo incontro consecutivo gli Stati non hanno raggiunto un'intesa, dopo le pressioni di un gruppo ristretto di Paesi produttori di combustibili fossili e le divisioni tra gli Stati favorevoli a un intervento più ambizioso. 
A riferirlo è Transport & Environment (T&E), secondo cui il confronto è stato condizionato dalle posizioni degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, che si sono opposti a un ulteriore avanzamento dell'accordo. 
Nel corso delle discussioni, alcuni Paesi, tra cui l’Unione europea, hanno manifestato apertura verso possibili compromessi, compresa l'ipotesi di rinunciare a un fondo centralizzato e di indebolire gli obiettivi sulle emissioni di gas serra. 
Per T&E, il mancato raggiungimento di un accordo ambizioso rischia di rallentare il percorso di decarbonizzazione dello shipping e di mantenere la dipendenza del settore dai combustibili fossili. L'organizzazione stima inoltre che, durante la crisi nello Stretto di Hormuz, la dipendenza dal petrolio sia costata al settore circa 340 milioni di euro al giorno. 
Il prossimo appuntamento principale dell’IMO è previsto dal 30 novembre al 3 dicembre. In quella sede, secondo T&E, i governi dovranno adottare un accordo globale in grado di portare il trasporto marittimo alla decarbonizzazione entro il 2050. 
L’organizzazione ha quindi chiesto alle delegazioni di intensificare gli sforzi diplomatici per superare l'opposizione degli Stati Uniti e dei Paesi che ne condividono la posizione. Inoltre, ha sottolineato la necessità di procedere con misure a livello regionale e nazionale anche in assenza di un accordo globale. «Dopo un'estate di ondate di calore, siccità e temperature record del mare, il fallimento degli Stati nel raggiungere un accordo credibile è profondamente deludente. Lascia il trasporto marittimo globale sempre più lontano dalla direzione che deve prendere. I governi dovrebbero portare avanti misure regionali ambiziose e non devono aspettare un accordo globale prima di agire», ha dichiarato Alex Springer, interim shipping director di T&E.
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