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DICEMBRE 2019 PAG. 80 - LIBRI





La seconda guerra fredda
Federico Rampini, Mondadori

“I segnali di una nuova era glaciale sono molteplici, si percepisce un allontanamento progressivo irreversibile tra le due superpotenze”. Si sta alzando quella che è stata definita la “cortina di bambù”. Simbolo di una seconda guerra fredda che sarà profondamente differente dalla prima. Nella contrapposizione tra due giganti, Cina e Stati Uniti, l’Italia sarà una delle poste in gioco, in bilico tra la politica dell’aut-aut e quella della collaborazione con entrambi i contendenti. “Dobbiamo smettere di parlare di globalizzazione come se fosse irreversibile: la sua ritirata è cominciata,” avverte Rampini. Il tramonto del secolo americano e la possibile transizione al secolo cinese bruciano le tappe. Ci siamo distratti mentre la Cina subiva una metamorfosi sconvolgente: ci ha sorpassati nelle tecnologie più avanzate, punta alla supremazia nell’intelligenza artificiale e nelle innovazioni digitali. È all’avanguardia nella modernità ma rimane un regime autoritario, ancora più duro e nazionalista sotto Xi Jinping. Unendo Confucio e la meritocrazia, teorizza la superiorità del suo modello politico, e la crisi delle liberaldemocrazie sembra darle ragione. Due imperi, uno declinante e l’altro in ascesa, scivolano verso lo scontro. L’America si è convinta che, “ora o mai più”, la Cina va fermata. Chi sta in mezzo, come gli europei, rimarrà stritolato? Nessuno è attrezzato ad affrontare la tempesta in arrivo. Neppure i leader delle due superpotenze hanno un’idea chiara sulle prossime puntate di questa storia, sul punto di arrivo finale. Mettono in moto forze che loro stessi non sapranno dominare fino in fondo.

Erika Fatland. La Frontiera
Viaggio intorno alla Russia, Marsilio

Ritratto del “grande orso” dall’esterno. Dopo i reportage dai cinque Stan dell’Asia centrale riprende il cammino “lungo le carte geografiche” della scrittirice e antropologa norvegese. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak – l’autrice percorre l’interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall’Oriente all’Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l’Ucraina divisa dalla guerra, e poi l’Est dell’Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell’estremo Nord. Da qui, l’esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla ÄŒukotka, dove l’Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all’unico elemento che li accomuna: l’essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

La società signorile di massa
Luca Ricolfi, La nave di Teseo

Un Paese stagnante, con l’economia che cresce a ritmi dello zerovirgola, dove tuttavia la massa accede a consumi opulenti e il numero dei chi non lavora supera quello di chi lavora. La strada verso l’inesorabile declino sembra essere stata imboccata. Con “società signorile di massa” Luca Ricolfi introduce una categoria interpretativa spiazzante. Oggi, per la prima volta nella storia d’Italia, ricorrono insieme le tre condizioni paradossali di cui sopra. “Questi tre fatti, forse sorprendenti ma documentabili dati alla mano, hanno aperto la strada all’affermazione di un tipo nuovo di organizzazione sociale, che si regge su tre pilastri: la ricchezza accumulata dai padri, la distruzione di scuola e università, un’infrastruttura di stampo para-schiavistico”. Il risultato è quello di una società sempre più diseguale non solo nel lavoro ma anche nei diritti e nella percezione della realtà. Ricolfi cerca le motivazioni che hanno portato alla società del Carpe diem in cui l’Italia sta galleggiando e chiedendosi quali siano le prospettive. “Abbastanza prosperi per permettere a tanti di noi di non lavorare, non siamo abbastanza produttivi per permetterci di conservare a lungo la nostra prosperità”. Un equilibrio precario e destinato a rompersi, nel quale però ci stiamo cullando in un processo di lenta “argentinizzazione”. L’Italia è un caso unico o anticipa quanto accadrà su larga scala in Occidente? E, soprattutto, qual è il futuro di una società in cui molti consumano e pochi producono?

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