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NOVEMBRE 2019 PAG. 28 - Asia Centrale, opportunità per l’export italiano


In posizione mediana rispetto alla connessione Europa – Cina l’enorme area dell’Asia centrale occupata dai cinque “stan-countries” (Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan) necessita di maggiore attenzione per le opportunità economiche ancora tutte da esplorare. Tassello necessario per il completamento del segmento terrestre previsto dalla BRI, con modalità e potenzialità diverse, i territori delle ex repubbliche sovietiche rappresentano un’occasione unica per un paese export oriented come l’Italia che può giocare un ruolo importante nei piani di rilancio economico messi in atto dalle leadership locali.

Sempre attento alle ricadute indirette della grande strategia cinese basata sulla connessione infrastrutturale che rientra sotto la sigla di BRI il Propeller Club di Milano, guidato da Riccardo Fuochi, ha dedicato al tema l’appuntamento conviviale “Connessioni economiche, logistiche e trasportistiche con i paesi centro asiatici ex URSS”. Occasione in cui l’Avv. Eugenio Novario, responsabile dell’Associazione Eurasian Business Dispatch, ha relazionato sulle iniziative poste in essere dai cinque paesi per agganciare il treno (non solo metaforico, in alcuni casi) dello sviluppo.
Uscite dal crollo dell’URSS mantenendo una sostanziale stabilità sociale i cinque Stan centroasiatici, eredi degli antichi kanati che si svilupparono lunga la tradizionale Via della Seta, sono delle “democrazie formali” in cui potere politico ed economico risultano sovrapposti. E qui Novario, da conoscitore profondo di quelle realtà, avanza un primo avvertimento. “Sarebbe un errore guardare a questi paesi con occhio eurocentrico”. A dispetto della solidità con cui le leadership locali, una volta raggiunto il potere, amministrano il potere non mancano episodi che denotano rischi di “mancanza di continuità negli indirizzi economici intrapresi”. “Conoscere a fondo la situazione di questi paesi diventa dunque un fattore essenziale per chi vuole impiantare il proprio business”.

D’altro canto l’interesse dei grandi blocchi a cooperare nell’area dimostra che il gioco vale la candela. Non solo la Cina, con la sua inziativa strategica, ma anche la Russia, tradizionale dominus del quadrante e l’Ue hanno attivato iniziative per allacciare relazioni più strette, in particolare con quei paesi come Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan ricchi di materie prime. “Il Turkmenistan, ad esempio possiede la 4a riserva di gas più grande al mondo mentre in Uzbekistan persiste una vocazione industriale (il paese è stato il più grande produttore mondiale di cotone) che risale al tempo del dominio di Mosca e che ha bisogno di importanti iniezioni tecnologiche e di nuove competenze”. Ma prospettive stimolanti riguardano anche il settore dell’agricoltura. “La valle di Fergana, a metà strada tra Tagikistan e Kirghizistan, con la sua produzione intensiava potrebbe rappresentare un buon mercato per l’Italia,” ha sottolineato Novario.

A testimoniare un fermento crescente i grandi progetti infrastrutturali che puntano a connettere l’Asia centrale ad Europa e Cina. Tra i progetti che potrebbero favorire la presenza italiana spiccano la messa in opera del più grande porto commerciale del Caspio, il Baku International Sea Trade Port, con una capacità di movimentazione merci di 15 milioni di tonnellate all’anno, che dovrebbe raggiungere i 25 milioni di tonnellate in futuro, mentre tra gli interventi principali nel comparto ferroviario spicca l’ammodernamento della tratta Baku - Tbilisi - Kars, che si estenderà per 826 km collegando l’Azerbaigian alla Turchia attraverso la Georgia e permetterà di ridurre il tempo attualmente impiegato per il trasporto delle merci dall’Asia all’Europa, da 30 giorni a due soltanto. Centrale anche il progetto dell’interporto di Khorgos al confine tra Cina e Kazakistan (il paese più esteso tra i 5 stan) che dovrebbe diventare lo snodo terrestre delle merci destinate ai mercati europei. Qui è stata creata dal governo di Astana una delle dieci zone economiche speciali del paese, con un estensione di poco meno di 6mila ettari.

La concessione di condizioni finanziarie e fiscali particolarmente vantaggiose – esenzioni doganali, IVA ad aliquota zero, condizioni privilegiate per merci esportate – puntano a farne il perno logistico dell’Eurasia, con la la creazione di una città di 100mila abitanti e la creazione di 50mila posti di lavoro entro il 2020.
G.G.

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