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NOVEMBRE 2019 PAG. 6 - NEWS DAL MONDO



La guerra dei dazi nuoce a USA e Cina
Le tariffe imposte dagli Stati Uniti alla Cina stanno danneggiando economicamente entrambi i paesi secondo uno studio (Trade and trade diversion effects of United States tariffs on China) pubblicato dall’UNCTAD. Il report mostra come la guerra commerciale tra i due giganti del XXI secolo ha portato ad un forte calo degli scambi bilaterali, prezzi più elevati per i consumatori ed effetti di deviazione degli scambi (aumento delle importazioni da paesi non direttamente coinvolti nella guerra commerciale). Analizzando le statistiche commerciali recentemente pubblicate, si registra che i consumatori degli Stati Uniti stanno sopportando il peso maggiore delle tariffe statunitensi sulla Cina, in quanto i costi associati sono stati in gran parte trasferiti a loro e alle imprese importatrici sotto forma di prezzi più elevati. Tuttavia, lo studio sottolinea anche il modo in cui le imprese cinesi hanno recentemente iniziato ad assorbire parte dei costi delle tariffe riducendo i prezzi delle loro esportazioni. L’analisi mostra che le tariffe statunitensi hanno causato una perdita del 25% delle esportazioni, infliggendo un colpo di 35 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi sul mercato statunitense per le merci soggette a tariffa nella prima metà del 2019. Questo dato dimostra anche la competitività delle imprese cinesi che, nonostante le consistenti tariffe doganali, hanno mantenuto il 75% delle loro esportazioni verso gli Stati Uniti. Pur non considerando l’impatto delle tariffe cinesi sulle importazioni statunitensi, lo studio indica che i risultati qualitativi sono molto probabilmente analoghi: prezzi più elevati per i consumatori cinesi, perdite per gli esportatori statunitensi e guadagni commerciali per gli altri paesi.

Quadro in chiaroscuro dalla Review of Maritime Transport
Un commercio marittimo che perde slancio, alle prese con le guerre tariffarie e le incertezze politiche. È il quadro che emerge dall’edizione 2019 della Review of Maritime Transport dell’UNCTAD che registra per il 2018 una crescita dei volumi del 2,7%, ben al di sotto delle medie storiche del 3% e del 4,1% riferito al 2017. Il rapporto prevede una crescita media nel periodo 2019-2024 del 3,4%, trainato in particolare dall’aumento dei segmenti container, rinfuse secche e gas. Tuttavia l’incertezza rimane un tema prioritario con l’aggiunta dell’aumento previsto dei costi per il carburante per le nuove normative IMO per la riduzione delle emissioni. In conseguenza del rallentamento del commercio marittimo, anche la crescita del traffico portuale globale è diminuita, con un aumento del traffico portuale container di appena il 4,7% nel 2018, rispetto al tasso di crescita del 6,7% nel 2017. Analogamente, la crescita del commercio di container si è indebolita. Nel 2018 i volumi sono aumentati solo del 2,6%, rispetto al 6% nel 2017. A ciò si è accompagnata una consegna sostenuta di mega navi portacontainer, con una capacità della flotta container nel 2018 in aumento del 6% rispetto al 4% nel 2017. In un mercato già eccessivamente saturo, questi sviluppi hanno ulteriormente compresso i noli nel 2018. Nonostante le battute d’arresto, è stata raggiunta una pietra miliare, con un volume totale di merci trasportate via mare pari a 11 miliardi di tonnellate. Molto positivo anche il risultato del trasporto marittimo di LNG, dovuto all’intensificarsi delle pressioni per promuovere fonti di energia più pulite. Le navi portarinfuse, le petroliere e le navi portacontainer hanno registrato il livello più elevato di consegne di navi, con un tasso di crescita più elevato, pari al 7,25%. Il rapporto avverte che, mentre la crescita globale potrebbe oscillare in una direzione positiva, considerato l’impatto della BRI e i vari accordi commerciali che sono entrati in vigore o sono in corso di elaborazione, le economie più vulnerabili potrebbero essere esposte a rischi elevati. 

Software IMO per la gestione elettronica delle procedure navali
L’IMO ha rilasciato un proprio strumento software online e gratuito per la razionalizzazione delle numerose procedure amministrative necessarie alle navi quando entrano e escono da un porto. Il programma consiste in un manuale di riferimento contenente gli insiemi dei dati, la struttura e le relazioni tra di essi, che consentirà agli Stati membri dell’organizzazione di adempiere all’obbligo (in vigore dall’Aprile 2019) di espletare elettronicamente e in modo armonizzato le formalità di dichiarazione delle navi, del carico e delle persone a bordo dei trasporti marittimi internazionali. L’obiettivo è contribuire a semplificare gli scambi transfrontalieri e a rendere più efficiente la catena logistica, per gli oltre 10 miliardi di tonnellate di merci che vengono scambiate via mare ogni anno in tutto il mondo.

Altro record per il Canale di Suez
Lo scorso Settembre nel canale di Suez sono transitate complessivamente 1.522 navi per una portata lorda totale di 99,0 milioni di tonnellate SCNT (Suez Canal Net Ton), con incrementi rispettivamente del +1,4% e del +5,3% sul settembre 2018. Le petroliere sono state 412 (+4,6%) per 18,6 milioni di tonnellate SCNT (+1,0%) e le navi di altro tipo 1.110 (+0,3%) per 80,4 milioni di tonnellate SCNT (+6,4%). Globalmente attaverso il Canale sono passate 83,4 milioni di tonnellate di merci, volume che costituisce il nuovo record di carichi a bordo delle unità navali transitate nel mese di settembre e rappresenta un incremento del +0,8% sul settembre 2018 quando era stato segnato il precedente record. La più consistente tipologia di carico imbarcata è  costituita da merci containerizzate con 19,8 milioni di tonnellate (+8,7%) seguita dai cereali con 7,2 milioni di tonnellate (+37,5%), dal petrolio grezzo con 4,6 milioni di tonnellate (-17,3%) e dai minerali e metalli con 4,4 milioni di tonnellate (+37,1%). Da evidenziare la prosecuzione del trend di accentuato calo del volume di merci imbarcate sulle navi transitate nel canale di Suez e dirette ai porti del Mediterraneo settentrionale, che lo scorso mese è stato pari a 6,3 milioni di tonnellate, con una diminuzione del -17,2% sul settembre 2018 che rappresenta il tredicesimo dato percentuale mensile consecutivo di segno negativo.

 COSCO punta su Fiume via Pireo
COSCO ha isitutito una linea regolare tra il porto del Pireo e quello di Fiume con l’obiettivo di trasferire i container, via ferrovia, sulle linee Fiume-Budapest e Fiume-Belgrado. Secondo i vertici dello scalo l’iniziativa dovrebbe portare ad un aumento del 20% dei traffici e trasformare lo scalo croato in uno punti di riferimento per il trasferimento dell’export cinese verso il centro Europa. Al momento il trasporto intermodale delle merci cinesi vede coinvolte la società cinese Ocean Rail Logistics, società di logistica del gruppo COSCO, che organizza il trasporto, e le imprese di trasporto ferroviario HŽ Cargo in Croazia e Rail Cargo Operator – Hungaria in Ungheria. Lo scambio commerciale tra i due paesi ha superato un miliardo di dollari, con la crescita delle esportazioni croate nel mercato cinese pari al 25%.

Fusione in vista per Anversa e Zeebrugge
Meglio la fusione che la collaborazione. È quanto suggerito dalla società di consulenza Deloitte e dallo studio legale Laga alle Ap di Anversa e Zeebrugge, già in trattativa per la finalizzazione di un’operazione di integrazione delle due realtà portuali. Secondo i consulenti cui si sono appellati i due scali belgi non avrebbe senso continuare l’attuale collaborazione a causa della concorrenza esistente tra i due scali, alla portata limitata della partnership e allo scarso impegno profuso per portarla avanti. Allo stesso tempo è stato sottolineato come i due scali siano assolutamente complementari, condividendo  le medesime sfide rispetto ai mercati. Il rapporto redatto suggerisce che una cooperazione di vasta portata (fusione graduale) consentirebbe di rispondere più rapidamente e meglio alle future sfide quali la variazione delle dimensioni di scala, la transizione energetica, l’innovazione e la digitalizzazione. Secondo gli enti portuali il processo potrebbe essere portato a termine nell’arco di due anni.  

Futuro della supply chain, equilibrio tra fattore umano e tecnologia
Aumento dei costi, crescente complessità, carenza di capacità, esigenza di flessibilità, agilità e maggiore visibilità lungo la supply chain. Sono le sfide principali che riguarderanno il futuro del mercato europeo del trasporto stradale, comparto caratterizzato da una eccessiva frammentazione (il 50% dei mittenti lavora contemporaneamente con oltre 30 vettori). A rivelarlo la ricerca “The Evolution of Technology + Humanity: Building a Supply Chain for Long-Term Success”, commissionata dall’operatore di servizi integrati Coyote Logistics (gruppo UPS). Dalle interviste condotte tra mittenti e vettori – rispetto all’esame di 13 mansioni, determinando quali sono più adatte alle competenze umane, quali funzioni invece possono essere ottimizzate attraverso la tecnologia e quali richiedono una combinazione di entrambi –  emerge come il rapporto ideale tra tecnologia e competenze umane nelle diverse mansioni della supply chain sia di 60:40. I risultati hanno evidenziato che le competenze umane sono insostituibili nelle mansioni che richiedono creatività, capacità decisionale e pensiero strategico, come ad esempio nelle comunicazioni con i clienti o nella risoluzione di problemi di spedizione e consegna. Per quanto riguarda l’automazione, mittenti e vettori hanno dichiarato che la tecnologia è la più idonea per il miglioramento di funzioni operative quali la gestione del magazzino e la prenotazione delle spedizioni.

Thailandia, va avanti l’Eastern Economic Corridor
E’ stato firmato a Bangkok il Memorandum of Understanding tra la State Railway of Thailand e il consorzio guidato dal thailandese CP Group, per la realizzazione di “High Speed Rail Linking the Three Airports Project”. Il progetto riguarda la realizzazione e gestione di una linea ad alta velocità di 220 km per il collegamento ferroviario tra i due aeroporti della capitale, l’aeroporto di U Tapao nell’Eastern Economic Corridor, la nuova stazione ferroviaria di Bangkok (in via di costruzione) e altre località di interesse industriale e turistico e il porto di acque profonde di Laem Chabang. L’entrata in funzione della linea è prevista per il 2024. Il contratto, che prevede una concessione per 50 anni al consorzio nell’ambito di uno schema di public private partnership (PPP), ha un valore di circa 6,9 miliardi di euro. Ferrovie dello Stato, parte del consorzio, è stata selezionata per le attività di Operations and Maintenance della linea.
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