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NOVEMBRE 2019 PAG. 56 - LIBRI

 

Il muro che cadde due volte
Antonio Polito, Solferino

 “Quando i berlinesi si liberarono del loro, al mondo di muri ce n’erano sedici. Trent’anni dopo sono settanta, più altri sette in costruzione”. Anche nell’Europa che si (auto)definisce unita, nell’area di libera circolazione di Schengen si alzano barriere: mille chilometri di fortificazioni sono state costruite nel vecchio continente dagli anni Novanta in poi. Con il crollo contemporaneo nel 1989 del Muro di Berlino e dei regimi comunisti, la democrazia liberale e il libero mercato sembrano sul punto di trasformare il mondo. Ma la libertà non ha vinto e per la generazione che aveva scommesso sulla Storia il nuovo sogno europeo si è trasformato in un incubo: la Terza Via non ha attecchito, l’esplosione della crisi ha messo il liberismo sul banco degli accusati e nel Vecchio Continente ma anche in America la paura del cambiamento ha portato al successo di movimenti populisti e illiberali. Antonio Polito racconta quei giorni e ripercorre trent’anni di storia, intrecciando analisi politica, vicenda personale e generazionale, prima comunista e poi liberale. “Come siamo cambiati? Cosa è stato dei nostri ideali? Abbiamo sbagliato tutto o stiamo solo vivendo una fase di passaggio? Queste pagine descrivono le nostre incertezze ma illuminano anche i valori da difendere, interpretando provocatoriamente, e non senza ironia, gli eventi e le idee del nostro tempo”.

La notte di un’epoca
Massimiliano Valerii, Ponte alle Grazie  


 “Siamo nel travaglio del salto d’epoca. Non in una fase di semplice transizione, pur lunga e spiacevole quanto si vuole. Ma dentro un cambio di ciclo che ci forza all’invenzione del nuovo mondo, di un modo nuovo di stare insieme”. Rotto il patto che aveva indirizzato lo sviluppo per oltre mezzo secolo, inceppato l’ascensore sociale, i dati raccolti da Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, raccontano uno scenario di frammentazione dell’immaginario collettivo, i nuovi miti d’oggi, volatili e fragili. “Perché abbiamo vissuto anche il naufragio delle grandi narrazioni post-ideologiche egemoni negli ultimi trent’anni, entro le quali avevamo costruito la nostra identità e radicato il nostro benessere: l’Idea di una nuova patria in una Europa unita senza più frontiere, i benefici per tutti portati dalla globalizzazione, il potere taumaturgico della rivoluzione digitale come leva universale per diffondere conoscenza e democrazia ai quattro angoli del pianeta”. Ne è emersa una “società del rancore”, una società spaesata, inquieta e impaurita, imprigionata nel limbo della crescita da “zero virgola”, immersa in una nuova antropologia dell’insicurezza. “Ora ci sporgiamo sulla frattura della storia. Come affrontare il futuro? Come rimettere in moto i desideri e la speranza di quei diavoli sognanti che noi tutti siamo diventati?”. La filosofia può accompagnarci per mano nel travaglio del salto d’epoca. Per non accontentarci del cattivo presente. Per scansare il frutto avvelenato del rancore e non cadere nella trappola della nostalgia.

La penisola che non c’è
Nando Pagnoncelli, Mondadori


Indiscussa protagonista della storia moderna l’opinione pubblica è un elemento di vitale importanza soprattutto per leader e partiti politici che di fatto modellano direttamente la propria azione solo in vista dell’obiettivo di assecondarla. Da  qui l’importanza di sapere cosa pensano, desiderano e sognano i cittadini, ossia i potenziali elettori, salvo scoprire che le loro opinioni sono profondamente contraddittorie e di rado rispecchiano la realtà. A questo fenomeno è dedicato questo viaggio nel mondo dei sondaggi, strumento che, come uno specchio, dovrebbe riflettere l’immagine di una società e che invece, nel caso dell’Italia, ne svela inaspettatamente le mille incoerenze. “Siamo convinti che un 26% dei residenti nel nostro paese siano immigrati (dato reale 9%), che il 20% di loro sia di religione islamica (3,7% secondo la Caritas, 2% secondo l’Istat) e che il 48% dei carcerati sia di nazionalità straniera (a fronte del 34% effettivo)”. Causa di questo “strabismo” è la scarsa conoscenza della realtà che ci circonda, “un’ignoranza che non è dovuta tanto alla bassa scolarizzazione quanto alla scelta, sempre più frequente, di basare le nostre informazioni sull’immediatezza, su un bisogno di aggiornamento quasi compulsivo ma superficiale, soddisfatto dalla televisione e da internet”. Per uscire dall’impasse l’autore chiama ad una assunzione di responsabilità. “Approfondire, partecipare e discutere criticamente, spogliandosi dei panni dello spettatore rassegnato per riappropriarsi con fiducia del ruolo di cittadino a tutti gli effetti, membro attivo della comunità civile”.

                                                                                                                                    Giovanni Grande

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