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Anticipare i dati, vantaggio competitivo per i porti

 


Dalla sperimentazione alla concreta applicazione: è questo il filo conduttore del sesto evento nazionale del progetto europeo eFTI4EU, organizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da RAM Logistica, Infrastrutture e Trasporti Spa – nell’ambito della quarta edizione di Green Logistics Expo alla Fiera di Padova. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra alcuni dei protagonisti della prima fase di sperimentazione italiana del nuovo ecosistema europeo per lo scambio digitale delle informazioni sul trasporto merci: istituzioni, autorità di controllo, nodi logistici e portuali, operatori e provider tecnologici. 
Con la conclusione del progetto eFTI4EU si chiude una prima fase del percorso, ma prosegue il lavoro verso la piena operatività del sistema eFTI. La sperimentazione ha permesso di mettere alla prova processi, tecnologie e modalità di interoperabilità, facendo emergere risultati e aspetti sui quali sarà necessario continuare a lavorare. Ne parliamo con Federica Montaresi, segretario generale dell’AdSP del Mar Ligure Orientale. 
Nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della gestione dei dati... 
Abbiamo partecipato all’iniziativa eFTI4EU, il protocollo standard per lo scambio dei dati previsto dal regolamento europeo. Dal nostro punto di vista sono tre gli elementi su cui lavorare: la governance del dato, la sua gestione collaborativa e la sua anticipazione. Quest’ultima è oggi diventata l’elemento discriminante tra chi può essere più competitivo e chi meno. Riuscire ad anticipare il dato, fare analisi predittiva, anticipare gli scenari è il fattore determinante per un sistema portuale e per l’intero sistema logistico. Per restare sul mercato bisogna essere resilienti, competitivi, anticipatori e adattivi, perché gli scenari lungo la catena logistica cambiano molto rapidamente. Siate stati protagonisti anche del progetto Keystone. 
Quali sono le sue finalità? 
Siamo stati uno dei porti e dei nodi logistici coinvolti in questa sperimentazione di un corridoio logistico interamente dematerializzato tra un porto svedese, da cui è partito un container, eil porto di La Spezia e l’Interporto di Bologna, il suo punto di arrivo. Grazie alle implementazioni sul nostro Port Community System e ai connettori che abbiamo sviluppato verso la piattaforma nazionale eFTI4EU, abbiamo scambiato informazioni, comunicazioni e dati sul carico, anticipandoli. Le autorità di controllo, cioè la parte pubblica, hanno potuto effettuare controlli completamente digitalizzati. Si vede quanto sia determinante la gestione collaborativa del dato, e quanto abbiano collaborato piattaforme e sistemi dei diversi attori, all’interno di standard europei: un linguaggio comune a tutta la catena. 
Quanto è matura la digitalizzazione dei porti italiani? 
Ha un buon grado di maturità, ma c’è ancora un gap culturale. A volte sono più pronti, culturalmente, quelli che hanno direttamente a che fare con le attività e ne vedono i benefici, anche se magari dispongono di meno risorse o strumenti. Poi c’è il divario con il top management, dove resistono ancora alcune incertezze e titubanze nel portare la digitalizzazione fino in fondo e nell’introdurre tecnologie che sono tutte abilitanti, sempre con un controllo della parte umana che non deve mai mancare.
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