Interporto d’Abruzzo punta su Gioia Tauro
Meno dell’8% dei container tra Bari e Trieste passa dal Medio Adriatico, e i due porti abruzzesi si ritagliano nicchie di rinfuse. In questo quasi vuoto Mosè Renzi, amministratore delegato di Interporto Val Pescara Srl, società che gestisce il terminal ferroviario dell’Interporto d’Abruzzo rivendica per Manoppello un ruolo diverso da quello dei grandi gateway: meno volumi, più integrazione nella rete nazionale, con la tecnologia a fare da leva.
«Ci occupiamo prevalentemente di servizi di logistica integrata e svolgiamo attività di terminalizzazione dei treni cargo», spiega Renzi a Porto e Interporto. «Siamo inseriti sul corridoio adriatico e razionalizziamo i flussi di traffico per l’attraversamento delle Alpi, verso i mercati del Nord».
Tra le novità principali annunciate nell’ambito della partecipazione a Green Logistic Expo di Padova un importante investimento in software aziendale definito «un vero e proprio salto quantico». «Abbiamo sviluppato una suite interoperabile con i principali sistemi di settore e con la piattaforma logistica nazionale che ci permette un tracciamento in tempo reale molto performante delle spedizioni unitizzate».
Con un traffico che quest’anno si attesta a 1.500 treni terminalizzati, l’Interporto d’Abruzzo calerà l’asso nel 2027. L’anno prossimo partirà un collegamento con il porto di Gioia Tauro, dedicato all’intermodalità marittima, che dovrebbe ridefinire la posizione dell’infrastrutture abruzzese nel panorama dei traffici italiani.
«Interporto d’Abruzzo è una delle ultime infrastrutture che completano l’armatura a rete degli interporti di rilevanza nazionale», sottolinea Renzi. «Non abbiamo la velleità di fare i numeri dei grandi centri che svolgono una funzione di gateway verso il Nord Europa, ma possiamo giocare il ruolo di hub di riferimento del Centro-Sud. I nostri trend di crescita in volumi e affari, l’ampliamento dei servizi e dei collegamenti ferroviari ne sono la migliore testimonianza».
Una crescita che punta a colmare un vuoto: «l’intermodalità logistica sulla dorsale adriatica e nel Centro-Sud non esiste. Il Medio Adriatico, da Bari a Trieste, intercetta una quota risibile del traffico containerizzato». «L’Abruzzo – continua Renzi - ha due porti commerciali, Vasto e Ortona, ma svolgono un ruolo minoritario, con nicchie di rinfuse solide e liquide. Per questo abbiamo scelto di collegarci ad uno scalo come Gioia Tauro che gioca un ruolo di leadeship all’interno del Mediterraneo».
Il progetto di collegamento ferroviario diretto tra l’Interporto d’Abruzzo di Manoppello (Pescara) e il porto di Gioia Tauro è stato discusso recentemente in un tavolo istituzionale e operativo con i vertici dell’ente portuale e dell’interporto, a seguito di una visita allo scalo calabrese dello scorso aprile. L’obiettivo è instradare la produzione manifatturiera abruzzese verso lo scalo calabrese e ricevere materie prime e semilavorati. Il terminal di Manoppello farà da porta d’accesso o di rilancio per i flussi della supply chain intermodale marittima. Per le imprese del Mezzogiorno significa un accesso diretto alle rotte oceaniche sull’asse Est-Ovest, con tempi di transito ridotti e più competitività per l’export. Il progetto si aggiunge ai collegamenti giornalieri con gli interporti di Nola e Bologna, avviati nel 2025, e al nuovo collegamento tra Bari e Gioia Tauro. «Quando il più importante porto del Mediterraneo riconosce il valore della nostra impresa, delle competenze, della dotazione infrastrutturale e dell’intero ecosistema del territorio - spiega Renzi - è un segnale di fiducia che rafforza la competitività della Regione Abruzzo e apre nuove opportunità di crescita per l’intero comparto produttivo».






