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DICEMBRE 2022 PAG. 72 - Solacem anello di integrazione tra i poli di Napoli e Salerno

 



Il riferimento all’interno del brand all’attività svolta nel Golfo di Napoli la dice lunga sul legame stretto con il territorio fin dal 1969, anno di inizio delle attività in banchina. Principale operatore del porto di Torre Annunziata, Solacem si è ritagliata di fatto il ruolo di anello di congiunzione e di integrazione dei traffici tra il terzo scalo della Campania e i due poli di Napoli e Salerno attorno a cui ruota il sistema marittimo regionale. Con Giuseppe Rocco, General Manager dell’azienda, andiamo alla scoperta di questa particolare realtà imprenditoriale che riserva non poche sorprese e che ha imboccato già qualche tempo il percorso verso la logistica integrata.    

Qual è il principale settore di attività di Solacem? 

Operiamo nel segmento delle rinfuse solide e in particolare nella movimentazione e nella distribuzione di cerali, mais e prodotti di origine vegetale. Nel corso degli anni ci siamo specializzati anche nel break bulk, in particolare nei metalli non ferrosi come l’alluminio e altre rinfuse similari, compreso il comparto siderurgico. Progressivamente è cresciuto anche l’impegno verso l’offerta di servizi più integrati comprendenti oltre lo stoccaggio la manipolazione, la conservazione e il trasporto dei materiali. 

Su quali strutture potete contare?

Lavoriamo su entrambe le banchine del porto di Torre Annunziata. Su quella di Levante, la principale dello scalo, lunga 250 metri e sulla quale compatibilmente con i pescaggi riusciamo a ormeggiare unità Panamax fino a 230 metri di lunghezza, sono allocati gli impianti fissi di aspirazione per i cereali che ci permettono di movimentare tra il nostro silos e i magazzini collegati circa mezzo milione di tonnellate l’anno. L’altra banchina è attrezzata con una gru mobile da sbarco grazie alla quale espletiamo le operazioni legate al break bulk. Il materiale viene stoccato e conservato in due grandi aree recintate e vigilate h24 per un’estensione complessiva di circa 10mila metri quadri.    

I mercati che mettete in collegamento?

I nostri clienti sono operatori primari nella importazione dei cereali o di alluminio oppure filiali italiane delle più importanti multinazionali del settore. Fino allo scoppio della guerra l’origine principale dei traffici era il Mar Nero. Il blocco imposto dalle operazioni belliche ha allungato le supply chain. Oggi ad esempio il mais parte principalmente dal Brasile, il grano dal Canada e dal Nord America, l’alluminio dal Ghana o dall’India. 

Qual è stato l’andamento dei traffici per quest’anno?  

È stata un’annata più che discreta in cui si sono registrati i livelli del periodo pre-pandemico. Rispetto a questo biennio “complicato” con cui si siamo dovuti confrontare anche in termini di variazione dei flussi di trasporto devo sottolineare una crescente sensazione di valorizzazione dei nostri servizi, anche presso il grande pubblico. Con una punta di orgoglio mi piace pensare che nel momento peggiore della crisi sanitaria se sugli scaffali dell’Italia meridionale non sono mancati farina e pasta è anche merito della nostra attività a Torre Annunziata.   

Quali sono i piani d’investimento per migliorare la vostra offerta? 

L’obiettivo è sostenere la crescita dei nostri traffici. Stiamo lavorando ad un importante piano di potenziamento che al momento non può essere anticipato. Per quanto riguarda gli anni recenti, alla fine del 2021 è diventato operativo il nostro impianto fotovoltaico con cui riusciamo a sostenere il fabbisogno energetico delle nostre attrezzature in banchina. Siamo tra i primi in Campania ad aver introdotto una soluzione del genere e puntiamo entro il 2023 a raddoppiare la nostra produzione elettrica attraverso un intervento che è già stato autorizzato. 

È favorevole all’ipotesi di un ingresso di Torre Annunziata nell’ambito dell’AdSP?

Premesso che, come privati, non abbiamo alcun peso in una decisione di questa portata, dico: assolutamente si. Entrare nel sistema gestito dell’Autority permetterebbe ad esempio una migliore comunicazione sui mercati internazionali della vocazione commerciale del nostro porto. E forse si eviterebbe il paradosso che stiamo vivendo. 

Quale?   

Il porto di Torre Annunziata è fuori dal perimetro delle ZES. Nel pieno rispetto dei ruoli lo considero un vulnus che andrebbe sanato. È quantomeno curioso che l’unico porto commerciale gestito direttamente dalla Regione non possa sfruttare le opportunità delle ZES la cui istituzione è stata proposta dallo stesso ente.    

Quali vantaggi operativi potrebbe portare il porto al sistema regionale? 

Il nostro punto di forza sono i servizi. Già da qualche anno lo scalo è ben collegato con il sistema autostradale attraverso una bretella a scorrimento veloce che garantisce l’eliminazione del precedente “collo di bottiglia”. Per la parte che ci compete c’è lo sforzo di ottimizzare la programmazione degli attracchi gestendo al meglio il flusso di entrata e uscite delle navi. Operazione resa possibile anche dalla condizione di poter lavorare 18 ore al giorno su tre turni. Possiamo vantare il fatto che negli ultimi anni nessuna nave ha pagato controstallie alte a causa dei tempi di attesa. 

Quanto influisce la tecnologia digitale su questo tipo di programmazione?

Tenga conto che abbiamo cominciato a investire in questo campo già nel 2012. Tanto che essendo partiti con buon margine di anticipo, paradossalmente, non abbiamo potuto accedere agli incentivi previsti da “Industria 4.0”. Il nostro silos, ad esempio, ricostruito ex novo tra il 2010 e il 2013, e gestito da 3 PLC può contare su uno dei sistemi tecnologici tra i più avanzati in Italia. L’anno prossimo effettueremo il primo revamping decennale degli impianti, finalizzato all’aumento dell’efficienza per la merce e della sicurezza per gli operatori.   

Quali le prospettive per il 2013? 

Punteremo non solo all’avanzamento della realtà imprenditoriale ma anche a stringere ulteriormente i rapporti con il territorio. Rientra in questo ambito anche l’inizio, da gennaio, della collaborazione con l’Istituto tecnico cittadino “Guglielmo Marconi” per avvicinare i giovani alla filosofia del lavoro. Negli ultimi anni abbiamo ospitato decine di scolaresche soprattutto di classi elementari e medie. Con questa nuova iniziativa guardiamo ai ragazzi più grandi e strutturati per introdurli ad una conoscenza meno superficiale di quello che è il lavoro portuale.    

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