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DICEMBRE 2022 PAG. 22 - La supply chain del futuro

 




Le pandemie e le guerre, da sempre nel corso della storia hanno contribuito nel bene e nel male a cambiare la società, in più di un’occasione sono state promotrici del progresso e dell’evoluzione della stessa. Il periodo storico che stiamo vivendo non sembra far eccezione. La crisi che stiamo attraversando non è legata solo agli anni di pandemia vissuti e al conflitto russo-ucraino in corso. Non è solo economica, ma è una crisi più profonda della società.

I cambiamenti climatici hanno reso irrimandabile l’obbligo morale per le nuove generazioni di ripensare lo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta. La nostra dipendenza dai carburanti fossili non è più sostenibile. Esigenza, non solo ambientale ma anche economica, data la nostra dipendenza dalle importazioni delle risorse energetiche, resa ancor più contingente dal conflitto russo-ucraino e dalle conseguenti speculazioni sul mercato TTF.

Se con la caduta del muro di Berlino si era teorizzata la fine della storia, il conflitto russo-ucraino sembra aver riportato le lancette indietro nel tempo riproponendo una visione del mondo per aree d’influenza. 

Questo quadro di incertezza e di crisi internazionale ha avuto delle inevitabili ricadute sull’intero settore della logistica a livello globale. Si pensi agli enormi ritardi causati dalla politica cinese “Covid zero”, con le chiusure dei porti che hanno inevitabilmente portato al congestionamento delle aree portuali, o il dover ripensare completamente l’organizzazione delle imprese, con l’introduzione massiva dello smart working o del telelavoro per contrastare il diffondersi della pandemia. 

Dell’incertezza e dei timori generati dal periodo che stiamo vivendo ce ne danno contezza i dati economici, se durante la pandemia avevamo assistito a un calo del commercio mondiale  del -5,3% e nel corso del 2021 si era vista, come auspicabile, una robusta ripartenza dei commerci con un +8%, il conflitto in corso, con la conseguente crisi economica, sta determinando una forte spinta inflazionistica nei Paesi Europei e negli Stati Uniti facendo così registrare un forte rallentamento dell’economia, che stando alle ultime previsioni della BCE dovrebbe attestarsi su un +3,1% per la fine di questo anno e si prevede un’ulteriore frenata nel 2023 con un +0,9%. 

Nel maggio di quest’anno abbiamo festeggiato il 75°mo di FEDESPEDI, già in quell’occasione avevamo messo al centro le caratteristiche necessarie per affrontare questo periodo: resilienza, flessibilità e adattabilità. Sono queste le tre parole chiave che ci indicano in che direzione dobbiamo muoverci per affrontare e superare questo periodo di crisi. 

Come ho avuto modo di sottolineare recentemente a Bruxelles in occasione del Logistics for Europe, evento organizzato dal CLECAT, il ruolo dello spedizioniere, nel contesto globale sopra tratteggiato, deve cambiare passando da fornitore di servizi a consulente: per far ciò deve consolidare e fortificare competenze tecniche specifiche che gli permettano di rimanere competitivo.

Le molteplici sfide che contraddistinguono il periodo storico che stiamo vivendo richiedono alle organizzazioni e alle persone dei profondi cambiamenti e di disporre di un bagaglio di conoscenze per interpretare i mutamenti che avvengono sempre più velocemente: si rende necessario saper adattarsi ai cambiamenti in modo dinamico e flessibile. Le imprese devono adottare forme di organizzazione che permettano di gestire questi forti stress determinati da fattori esterni. Pertanto, è necessario che le organizzazioni investano nella formazione continua del proprio personale, con l’obbiettivo di valorizzare e capitalizzare le conoscenze e le esperienze di ogni componente dell’azienda. Questo punto è il più delicato e si collega alla difficoltà delle imprese nel trovare personale.

Difficoltà che non riguarda solo il mondo dell’autotrasporto, ma negli ultimi anni è diventata una problematica globale che interessa diversi settori e colpisce in modo trasversale sia i ruoli operativi che quelli apicali. Problematica, acuitasi durante gli anni della pandemia, che ha visto affiancarsi alla difficoltà di reperire personale anche la difficoltà di riuscire a “fidelizzarlo” all’azienda. 

Con la pandemia, si è assistito al fenomeno delle dimissioni di massa, fenomeno che ha visto il suo apice negli Stati Uniti ma che seppur in misura minore ha coinvolto anche l’Europa e l’Italia. I lockdown e lo smart-working hanno portato le persone a rivedere il loro rapporto col mondo del lavoro e il significato che esso dà alle proprie vite, cercando un equilibrio differente tra vita privata e vita lavorativa. 

Le stesse imprese hanno dovuto cambiare modelli organizzativi cui erano ormai abituate da decenni. 
Fedespedi ha raccolto questa sfida e raccogliendo l’esigenza degli associati si è posta l’obbiettivo di analizzare l’evoluzione delle professioni nel settore della logistica e delle spedizioni; questo ha portato, in questi due anni, alla realizzazione di due studi in collaborazione con ODM HR consulting; il primo, Disclosing the forwarding world, uscito nel 2021, si è occupato di fotografare la realtà del settore delle spedizioni cercando di delineare quale sarà l’evoluzione e quali figure professionali necessiterà nei prossimi anni, evidenziando come le competenze digitali ormai siano trasversali e riguardino tutto il personale, da cui l’esigenza per le imprese di investire nella formazione continua e nella brand reputation per incentivare l’attraction e la retention dei candidati. 

Il secondo studio, Lo smart-working nelle imprese di spedizioni internazionali, presentato a metà novembre 2022, si è concentrato sull’aspetto organizzativo delle aziende, con il passaggio al lavoro agile nelle sue varie declinazioni (telelavoro, smart-working puro, smart-working ibrido). Da questo studio emerge come le persone che sono alla ricerca di lavoro diano particolare importanza alla possibilità di poter lavorare da casa e siano meno disposte a scendere a dei compromessi con la propria vita privata. Questo ha modificato il mercato del lavoro che è diventato candidate driven. Ciò impone alle organizzazioni di rivedere il rapporto tra dipendenti e dirigenti individuando nuovi KPI e diventa fondamentale il rapporto di fiducia nei propri collaboratori per rimanere competitivi e attraenti per chi è alla ricerca di lavoro. 

In questo panorama le competenze digitali e i processi di digitalizzazione diventano fondamentali e coinvolgono non solo le imprese ma anche la pubblica amministrazione, sia a livello nazionale che internazionale. Si pensi all’esigenza di dematerializzazione della documentazione, processo che richiede l’utilizzo di piattaforme che siano in grado di dialogare fra di loro e al contempo di garantire elevati standard di sicurezza, anche grazie all’utilizzo della blockchain. In tema di cybersecurity è intervenuta a metà novembre anche l’UE con la direttiva NIS 2, che fornisce indicazioni per garantire una maggiore omogeneità tra i vari Stati membri. Esempi di digitalizzazione che guardano al futuro, presentati a Genova alla fine di ottobre, sono la e-FBL recentemente sviluppata da FIATA e l’e-CMR, attualmente in fase di sperimentazione in Italia. Sperimentazione alla quale ha preso parte FEDESPEDI, attraverso alcune aziende associate, avviando una collaborazione con Accudire, società di servizi informatici. 

Digitalizzazione che non va vista solo come uno snellimento della burocrazia, ma anche come parte di un processo per rendere l’economia più eco-sostenibile. Grazie ai nuovi software è possibile tenere traccia dei quantitativi di emissioni di CO2 oltre che tenere localizzata in tempo reale la merce trasportata, garantendo in questo modo uno sviluppo maggiore del trasporto intermodale, riducendo i tempi di attesa o la creazione di colli di bottiglia. 

Lo sviluppo del trasporto intermodale, reso necessario per raggiungere gli obbiettivi stringenti fissati dall’UE per ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030, dev’essere accompagnato da ingenti investimenti nella rete infrastrutturale. Rete infrastrutturale che va potenziata anche per rendere i porti italiani più competitivi e attrattivi per le rotte dei commerci internazionali. Non solo, per rendere più competitivi i porti italiani è necessario puntare anche sulla velocizzazione delle procedure di sdoganamento, al fine di razionalizzare e velocizzare i vari procedimenti. In tal senso, va un plauso all’ADM che ha avviato la sperimentazione del Su.Do.Co. nel porto della Spezia. 

Il PNRR ha messo a disposizione del settore della logistica 62 mld, è necessario ora che vengano sbloccati il più velocemente possibile, in modo da poter affrontare le sfide del presente e rendere l’Italia uno dei primari HUB-Europei per il commercio internazionale. Le difficoltà e i cambiamenti sono molteplici, ma ci offrono grandi opportunità, noi imprese di spedizione siamo pronte a coglierle, vogliamo collaborare con tutti gli altri operatori e le istituzioni per “gestire” il cambiamento e non perdere un’occasione storica per tornare a essere un’economia competitiva e performante su scala globale.
Alessandro Pitto
Presidente Fedespedi


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