Shipbreaking, nove morti in Bangladesh
Nove lavoratori sono morti lo scorso 14 agosto nel cantiere Ferdous Steel di Chattogram, in Bangladesh, durante le operazioni di demolizione della nave gasiera RASI (IMO 9176008). Secondo la NGO Shipbreaking Platform, organizzazione internazionale che monitora le condizioni ambientali e di lavoro nel settore del riciclaggio navale, le vittime, tra cui un ragazzo di 17 anni, sono decedute dopo l'esposizione a gas tossici. Altri addetti sono rimasti feriti.
L'incidente assume particolare rilievo perché Ferdous Steel risultava certificato secondo la Hong Kong Convention (HKC) per il riciclaggio delle navi. Appena un mese prima, tuttavia, il Department of Inspection for Factories and Establishments del Bangladesh aveva avviato un'azione legale nei confronti del cantiere per ripetute violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Dopo l'incidente, la Bangladesh Environmental Lawyers Association (BELA) ha chiesto un'indagine indipendente e la chiusura dell'impianto.
Secondo dati riportati dal Daily Star e citati dalla NGO Shipbreaking Platform, dal giugno 2025, quando la HKC è entrata in vigore, nei cantieri bangladesi si sono verificati 84 incidenti, con 15 lavoratori morti e 81 feriti.
I dati riaccendono il dibattito sul divario tra conformità formale alla Convenzione di Hong Kong e condizioni effettive nei cantieri. La NGO Shipbreaking Platform sottolinea inoltre che la HKC stabilisce un quadro meno stringente rispetto alla Convenzione di Basilea, in particolare per la gestione dei materiali pericolosi e il loro trasferimento verso Paesi che non dispongono di condizioni adeguate per il trattamento.
«Le certificazioni non devono diventare una licenza per continuare a operare come prima», ha dichiarato Ingvild Jenssen, Executive Director della NGO Shipbreaking Platform, chiedendo che le navi non vengano inviate per il riciclo dove non sia possibile garantire una gestione sicura e ambientalmente corretta dei materiali pericolosi.
Il caso arriva mentre la Commissione europea valuta l'approvazione di nuovi impianti di demolizione navale, compresi cantieri nei quali le navi vengono ancora demolite direttamente sulle spiagge. Per la NGO Shipbreaking Platform, l'incidente rappresenta un ulteriore elemento di attenzione nella valutazione delle condizioni effettive in cui viene effettuato il riciclo delle navi.


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