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Reno ai minimi, occasione per i porti italiani



Il livello del Reno ha raggiunto valori eccezionalmente bassi. Nel punto critico di Kaub la navigazione commerciale è stata fortemente limitata e molte chiatte hanno dovuto ridurre drasticamente il proprio carico, mentre alcune tipologie di imbarcazioni hanno sospeso i collegamenti. 
“Questa la notizia – sottolinea Davide Falteri, Presidente di Federlogistica – ma dietro alla notizia si celano almeno quattro considerazioni drammaticamente sottovalutate: 1) i fattori climatici e quelli relativi alla sicurezza di assi di mobilità (Panama ne è ulteriore esempio) sono in grado di sconvolgere assetti logistici consolidati; 2) dietro a crisi come quella del Reno si potrebbero celare anche scelte infrastrutturali di corto respiro; 3) una guerra “fra poveri” nel continente europeo, colpito a fondo dalla crisi produttiva in alcune filiere dominanti, è in atto e le armi per combatterla diventano tutte lecite; 4) si schiude per la portualità mediterranea una potente e irripetibile occasione di recuperare traffico che oggi gravita sui porti nord europei, ma ciò comporta decisioni coraggiose e veloci, ma specialmente la piena consapevolezza che proprio i transiti fra il centro Europa e i porti dell’Alto Tirreno e dell’Alto Adriatico sono condizionati da un congestionamento che spinge ormai verso il collasso i collegamenti ferroviari e autostradali nelle regioni alpine”. 
Secondo Falteri, le variabili climatiche, quelle geopolitiche che incorporano anche quelle climatiche, “non sono più un’emergenza; sono uno scenario sul quale la logistica che significa competitività per le imprese produttrici, è costretta endemicamente a muoversi e assumere decisioni traumatiche”. 
Per il Presidente di Federlogistica, gli aumenti costanti nel costo del trasporto avrebbero dovuto far scattare da tempo tutti i segnali di allarme; “ma – prosegue Falteri – ciò non è accaduto e per quanto riguarda l’Italia le capacità del sistema logistico-infrastrutturale di reazione a crisi cronicizzate, hanno ancora i tempi delle locomotive a vapore. E questo vale per le Istituzioni, ma anche per una forte componente del mondo delle imprese, quello che si era abituato a considerare l’opzione fra porti del nord Europa, a mille e più chilometri di distanza, e porti mediterranei alla stregua di una variabile indipendente”. 
Per l’Italia questa crisi deve trasformarsi in una domanda strategica gestita in tempi non burocratici per offrire davvero alle imprese svizzere ed europee un’alternativa meridionale credibile. 
“I porti liguri, con Genova e La Spezia – conclude Falteri - possono diventare una porta naturale della Svizzera e dell’Europa centrale verso il Mediterraneo e i mercati internazionali. Ma l’opportunità non si coglie con gli annunci. Servono capacità ferroviaria, collegamenti affidabili attraverso il Terzo Valico e i valichi alpini, terminal efficienti, procedure doganali rapide e servizi specializzati per prodotti chimici, farmaceutici, pericolosi e a temperatura controllata”.
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