Assicurazioni marittime, il mercato rimane debole
I premi assicurativi marittimi globali salgono del 5,5% nel 2025, a 42,6 miliardi di dollari, ma la fotografia scattata dall'assemblea annuale dell'International Union of Marine Insurance (IUMI, Unione Internazionale di Assicurazione Marittima), riunita a Rotterdam, racconta di un settore che attraversa una fase di fragilità: la crescita è in larga parte un effetto del deprezzamento del dollaro, mentre il mercato registra un momento di debolezza su gran parte delle linee di business, schiacciato tra aumento della capacità, pressione competitiva e un'incertezza geopolitica — dai dazi ai rischi di guerra — che gli assicuratori sono chiamati a gestire con strumenti sempre più mirati.
La distribuzione geografica dei premi 2025 vede l'Europa al 46,5%, l'Asia/Pacifico al 30,8%, l'America Latina al 10%. Seguono il Nord America al 7,2%, il Medio Oriente al 3,5% e l'Africa al 2,1%.
Per segmento di business, il trasporto/cargo resta la voce principale con il 57% dei premi globali, seguito dal ramo hull (scafo) oceanico al 24,7%, dall'offshore energy all'11,1% e dalla responsabilità marittima, esclusa la copertura P&I (Protection and Indemnity) dell'International Group of P&I Clubs, al 7,3%.
“I dati 2025 sono fortemente sostenuti dagli effetti del tasso di cambio”, ha spiegato Veith Huesmann, Chief Analyst di IUMI. “La debolezza del dollaro ha avuto un impatto significativo sui dati globali, con le principali valute di riferimento apprezzatesi di circa il 7-13%”. La situazione dei sinistri, “è rimasta relativamente stabile, senza perdite catastrofiche significative in alcun settore del mercato”, con le perdite attritional che “continuano ad accumularsi ed erodono la redditività, in particolare nel ramo oceanic hull”. Sul fronte macroeconomico, i dazi “non hanno agito come il freno al commercio globale previsto da alcuni analisti, mentre una crescita del PIL globale più forte del previsto è stata complessivamente positiva per il settore assicurativo”. Huesmann ha segnalato anche “i primi segnali della corsa all'IA (Intelligenza Artificiale), con lo scambio di semiconduttori ad alto valore, un effetto che osserveremo ancora di più nei dati del prossimo anno”.
Il ramo cargo si conferma la voce principale a 24,2 miliardi di dollari, il 57% del totale globale, in crescita del 6,9% sul 2024. La Cina è stata il principale motore della crescita, con i premi in aumento del 19%, trainati da e-commerce, schemi di return-insurance e dalle esportazioni ad alto valore di veicoli elettrici, fotovoltaico e batterie al litio. L’Asia rappresenta oggi il 36,4% del mercato cargo globale, contro il 37,6% dell'Europa: un divario sceso a 3,3 punti percentuali dai 7,8 del 2024.
I loss ratio (rapporto sinistri/premi) si attestano attorno al 40% in Europa, al 45% in America Latina, a poco meno del 70% in Asia e al 40% negli Stati Uniti, in netto calo dal 75% del 2024, dato che potrebbe però riflettere una sottostima dei sinistri.
Sul fronte ocean hull, il reddito premi sale a 10,5 miliardi di dollari, +9,4% sul 2024, con l'Europa che domina al 51,3% del totale globale. La crescita della flotta globale continua a superare quella della base premi, un segnale che IUMI non interpreta come rafforzamento del mercato. L'età media della flotta è salita a 22,4 anni, con costi di manutenzione in aumento e minore disponibilità di ricambi.
I loss ratio si attestano attorno al 60% in Europa, al 50% in Asia e al 50% negli Stati Uniti. Gli attacchi nel Mar Rosso hanno già influenzato i dati 2025 attraverso i premi di guerra, spesso non scorporati dai premi hull ordinari nelle rilevazioni di alcuni mercati, un effetto che secondo IUMI peserà ancora di più nel 2026.
Per l'offshore il bilancio è di sostanziale stabilità: 4,82 miliardi di dollari, appena +0,1% sul 2024. Il Regno Unito domina il segmento con il 62,7% dei premi globali e circa il 30% del mercato assicurativo renewables. Il settore è ora all'inizio del suo sesto o settimo anno di mercato debole, con inflazione, costi dei sinistri in aumento, eccesso di capacità e prezzi competitivi che continuano a pesare sulla redditività.
Jun Lin, Chair del Facts & Figures Committee di IUMI, ha illustrato la situazione complessiva che preme sul comparto: le pressioni inflazionistiche, in gran parte legate al prezzo del petrolio potrebbero ribaltarsi sulla fiducia dei consumatori mentre il deprezzamento della moneta verde “ha il potenziale di mascherare un indebolimento sottostante del mercato assicurativo e, a seconda delle valute in cui vengono liquidati i sinistri, può anche far aumentare i costi dei sinistri stessi”.
Non mancano però i segnali positivi: “il commercio via mare continua a crescere, così come la flotta mercantile globale. Anche gli investimenti in petrolio e gas offshore e nelle rinnovabili sono in aumento, mentre i valori assicurati e le tariffe di noleggio giornaliere sono generalmente in crescita”.
Aprendo la conferenza, il presidente IUMI Frédéric Denèfle ha tracciato il quadro di una anno vissuto tra l’incertezza dei rischi di guerra e quelle sul libero mercato. Per il settore la sfida è “essere pronti ad assicurare i commerci e le rotte commerciali di domani, comprese quelle introdotte per evitare aree di tensione e conflitto”. Il presidente IUMI ha rivendicato anche un ruolo di primo piano degli assicuratori nella decarbonizzazione dello shipping, guardando all'intelligenza artificiale e alla digitalizzazione come leve di cambiamento: l'obiettivo, nelle sue parole, sono “certificati di assicurazione cargo globali completamente digitalizzati e standardizzati che soddisfino i requisiti delle istituzioni finanziarie e dei nostri clienti”.






