Blue Economy, la nautica italiana supera 10 miliardi
La Blue Economy vale in Italia 225 miliardi di euro di valore aggiunto, coinvolge oltre 250mila imprese e 1,13 milioni di occupati. All’interno di questa filiera, la nautica rappresenta uno dei comparti a maggiore vocazione internazionale: nel 2025 l’export di imbarcazioni ha superato per la prima volta i 10 miliardi di euro, con una crescita del 40% rispetto all’anno precedente.
Secondo l'ultimo Focus ON di SACE dedicato a Blue Economy e nautica, l’Economia del Mare genera 80 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che salgono a 225 miliardi considerando le relazioni con il resto del sistema produttivo, pari all’11,4% del valore aggiunto nazionale. La crescita del comparto è stata del 3,8%, rispetto al 2,1% dell’economia italiana nel suo complesso.
La dimensione territoriale resta rilevante, con il Mezzogiorno che contribuisce per circa il 34% del valore aggiunto nazionale e per quasi il 40% dell’occupazione. Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Lazio presentano una particolare concentrazione di attività legate alla filiera.
L’effetto sull’economia va oltre le attività direttamente connesse al mare: ogni euro prodotto dai settori della Blue Economy ne genera altri 1,8 nel resto dell’economia nazionale. Tra i comparti con maggiore capacità di attivazione figurano la movimentazione di merci e passeggeri, con un moltiplicatore di 2,7, e la cantieristica, con 2,4.
In questo quadro, la nautica coinvolge quasi mille imprese e oltre 168mila addetti, con un valore aggiunto superiore a 13 miliardi di euro. Il comparto contribuisce direttamente all’1,6% delle esportazioni italiane di beni e a oltre il 25% dell’export nautico europeo, quota che raggiunge quasi il 30% nella nautica da diporto.
Il 2025 ha segnato un record per le esportazioni, con tutti i segmenti in crescita. Le navi da crociera hanno generato 4,4 miliardi di euro di vendite all’estero, oltre il 40% dell’export del settore, tornando su livelli vicini ai picchi del 2022. La nautica da diporto ha raggiunto a sua volta 4,4 miliardi, con un incremento del 2,6% sul 2024.
L’export delle imbarcazioni commerciali e da difesa ha sfiorato 1,5 miliardi, registrando una crescita del 280%.
Nel diporto si osserva una polarizzazione della domanda: le vendite di imbarcazioni oltre i 24 metri sono aumentate dell’11%, mentre quelle sotto i 7,5 metri hanno registrato una crescita del 139%. I due segmenti hanno complessivamente superato 2,6 miliardi di euro, mentre le dimensioni intermedie hanno segnato una flessione del 7%.
Nei superyacht l’Italia mantiene una posizione di primo piano, con oltre la metà delle imbarcazioni presenti negli ordinativi in corso di costruzione nei cantieri italiani.
Gli Stati Uniti rappresentano la principale destinazione dell’export nautico italiano, con circa un terzo delle vendite complessive.
Nel comparto crocieristico la quota delle vendite dirette verso il mercato statunitense raggiunge il 66%, mentre per la nautica da diporto i principali mercati comprendono anche Regno Unito, Malta, Francia e Turchia. Per le navi commerciali, la Spagna assorbe oltre il 60% delle vendite italiane all’estero.
La crescita del settore si inserisce in un mercato globale della cantieristica navale che ha visto la flotta aumentare in media del 5% annuo tra il 2008 e il 2025. Il volume d’affari mondiale è indicato in prossimità dei 400 miliardi di euro nel 2026, mentre il portafoglio ordini supera i 2 bilioni di dollari. Poco meno della metà degli ordinativi riguarda navi con propulsioni alternative, tra GNL, biometano, etanolo e tecnologie a celle di combustibile basate sull’idrogeno.
Per la cantieristica italiana, la capacità produttiva resta strettamente legata alla disponibilità e al coordinamento della filiera. La costruzione di grandi navi da crociera, unità da diporto e navi commerciali coinvolge infatti una rete articolata di fornitori di componenti, sistemi e servizi, con attività distribuite su più territori e Paesi. Qualità, tempi di consegna, conformità normativa e coordinamento delle forniture incidono sulla gestione delle commesse e sulla produttività dei cantieri.
Le prospettive della Blue Economy sono quindi legate a infrastrutture, innovazione e competenze. Per il sistema del mare vengono indicate come priorità la modernizzazione delle infrastrutture portuali, il reinvestimento dei proventi ETS nella transizione green, l’elettrificazione delle banchine, la digitalizzazione e automazione della logistica e il rafforzamento delle competenze tecniche. Per la nautica, sostenibilità, digitalizzazione e customizzazione costituiscono ulteriori leve di sviluppo, insieme alla capacità delle imprese di operare all’interno di un ecosistema industriale integrato.






